Parigi
Palazzo dei Giurati, comune di Taormina

Quel tricolore che ha fatto il giro del mondo – Giornata di lutto a Taormina. Dopo l’annuncio di ieri da parte del sindaco Eligio Giardina e della sua giunta di issare, tra l’altro, le bandiere degli edifici pubblici a mezz’asta, ecco che su Palazzo dei Giurati sono comparse le luci del tricolore francese. Dall’Empire State Building al Congresso americano, dall’Opera House a Sidney al Gesù Cristo di Rio de Janeiro fino alla Porta di Brandeburgo di Berlino e la cattedrale di Santa Caterina e San Maurizio a Magdeburgo in Germania. Tutto il mondo ha voluto mostrare la propria solidarietà al popolo parigini e alla Francia. Una solidarietà così grande che racchiude anche i valori della libertà, uguaglianza e fratellanza che rappresentano i pilastri fondanti della Francia e del mondo occidentale in generale. Colpire la nazione transalpina, del resto, è stato come realizzare un attentato al mondo civile e democratico.

Terrorismo? No, è una guerra – La città di Taormina, crocevia e residenza di cittadini provenienti da diversi paesi e finestra che si affaccia sul mar Mediterraneo, ha voluto esprimere la sua vicinanza alla Francia. Il sindaco Eligio Giardina, a tal proposito, ha ricordato che «mentre una volta si conosceva il nemico, dov’era il fronte e chi erano i soldati che si dovevano combattere e contrastare, oggi invece c’è una guerra totale ed è difficile individuare il nemico. L’umanità sta attraversando uno dei momenti più complicati». Sta di fatto che si tratta di una guerra, proprio come l’ha definita il filosofo Bernard Henry-Levy sulle colonne del Corriere della Sera: «Una guerra di nuovo tipo. Una guerra con e senza frontiere, con e senza Stato, una guerra due volte nuova perché mescola il modello deterritorializzato di Al Qaeda e il vecchio paradigma territoriale al quale l’Isis è tornato. Ma comunque una guerra».

Un tricolore che simboleggia i valori irrinunciabili dell’Occidente – Quei fondamentalisti islamici che seminavano morte e panico a Parigi e tutti i seguaci del Califfo Abū Bakr al-Baghdādī non sono terroristi e dunque questi terribili fatti hanno poco a che vedere con il terrorismo. Si tratta di una guerra, una parola che nel mondo in cui viviamo è diventata quasi un tabù, un termine impronunciabile. Eppure è così. È una guerra che si combatte in maniera diversa da quelle precedenti, è una guerra a “pezzi” come l’aveva definita qualche mese fa Papa Francesco. La guerra entra con prepotenza nelle nostre vite. Tra una manifestazione della pace e l’altra, tra un corteo e un altro e tra gli errori strategici dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, ecco che la guerra diventa la parola chiave del vecchio continente. La guerra ha preso il posto dello spread, che fino a qualche mese fa era il termine in grado di far vacillare governi e potenze comunitarie. Adesso, però, il rischio è molto più elevato. Quindi servono risposte immediate e concrete, ma nel frattempo questo tricolore francese che sta facendo il giro del mondo e stasera si è poggiato sulle mura del comune di Taormina, ha una valenza da non sottovalutare. Rappresenta i valori irrinunciabili dell’Occidente, quelli che i fondamentalisti islamici vorrebbero spazzare via per imporre le loro leggi.

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