L'arcobaleno dei capelli

Calvo come Bruce Willis, capellone come Johnny Depp: il cinema è pieno di immagini che sono diventate vere metafore del pianeta capelli. Tutto il nostro immaginario collettivo è ricco di riferimenti e di miti che hanno a che fare con i capelli. Si pensi a Sansone e il simbolo della forza virile nascosto nella sua chioma o ai capelli che Berenice II di Egitto consacrò ad Afrodite quando, come da voto, suo marito Tolomeo tornò vittorioso dalla guerra contro la Siria. Un’altra storia è quella di Medusa, con i capelli di serpente, che riporta l’immagine negativa legata ai capelli arruffati e disordinati. I capelli biondi e lucenti, raccolti in lunghe trecce, si riferiscono ai personaggi positivi, mentre le streghe cattive hanno intricate capigliature dal colore scuro. Si deve risalire alla storia più antica della mitologia per identificare il primo modello di bellezza, la dea Afrodite e si può continuare con l’icona di beltà della Venere nascente del Botticelli, per arrivare ai nostri giorni con la platinata Marylin Monroe.

Cosa colora i capelli – In natura il colore dei capelli dipende dalla presenza di pigmenti di eumelanina e feomelanina e dal numero, dalla dimensione e dalla forma dei granuli di melanina e dalla loro distribuzione nel fusto del pelo. Ciascuno di questi fattori viene indotto da più geni, il che determina un’ampia tavolozza cromatica di colori dei capelli, elemento che ci differenzia l’uno dall’altro. A livello genetico uno dei principali fattori alla base della variabilità del colore è il polimorfismo del gene per il recettore di melanocortina 1 (MC1R). Tale recettore, presente sulla superficie dei melanociti, regola la produzione di pigmento in funzione di diversi stimoli, tra cui, soprattutto, l’ormone alfa-MSH e ACTH, neurotrasmettitori, citochine e fattori di crescita. La migrazione di popolazioni ancestrali in climi più freddi e meno umidi o soleggiati dell’Europa del nord ha tolto la pressione selettiva che imponeva cute scura e capelli neri, favorendo la variabilità genetica del gene MC1R. Molti individui dai capelli rossi sono risultati omozigoti oppure eterozigoti proprio per varianti di questo gene. Nel nord dell’Europa, soprattutto in Irlanda, i celtici con capelli rossi, pelle chiara ed efelidi sono in genere caratterizzati dalla presenza di granuli di feomelanina. Le popolazioni africane e asiatiche presentano, invece, nei capelli una percentuale elevata di eumelanina, mentre nella popolazione caucasica i capelli hanno proporzioni diverse sia di eumelanina, sia di feomelanina. I capelli scuri caratterizzano il 55% della popolazione di Spagna, il 50% negli Stati Uniti e il 62% in Gran Bretagna. Il colore scuro dà leadership venata di simpatia, accompagnata da un’immagine di concretezza e intelligenza, come ha riportato una ricerca demoscopica condotta dal professor Aldo Finzi. Da tale ricerca è emerso che il colore preferito dai maschi italiani è il bruno.

I processi di invecchiamento del capello – I capelli subiscono un processo di invecchiamento biologico, proprio come avviene per la cute, e man mano che si avanza con l’età diventano bianchi. In genere i primi capelli bianche sono visibili intorno ai 35/40 anni per le donne e 30/35 per gli uomini. La canizie precoce è un processo che inizia, invece, molto prima, intorno ai 20/25 anni, o quando, pur esordendo in epoca fisiologica, progredisce con un ritmo accelerato. Nelle fasi iniziali della canizie vi è una ridotta attività della tirosina a livello del bulbo pilifero, accompagnata da una serie di fenomeni degenerativi dei melanociti. Con il passare del tempo si assiste a una diminuzione di questi melanociti sino alla loro scomparsa, con conseguente mancanza di pigmento melaninico nei capelli, che progressivamente diventano così bianchi.

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