L’onorevole Nello Musumeci, presidente della Commissione Antimafia all’Ars, nella serata di ieri si è recato nel borgo di Mongiuffi Melia in visita privata in occasione dell’undicesima edizione di “San Martino odori e sapori della Valle del Ghiodaro”. Un modo per vivere da vicino una delle realtà siciliane che caratterizza la zona. Però, al di là del contesto locale e considerando ciò che è successo a Parigi e le varie vicende siciliane e territoriali, era doveroso porre qualche domanda all’onorevole Musumeci che tra visite a chiese, biblioteche e stand di agricoltori e artigiani, ha esposto il proprio pensiero su diversi argomenti.

Presidente Musumeci, nonostante il clima autoctono e unico di Mongiuffi Melia e della festa di San Martino, i recenti fatti di Parigi impongono una riflessione globale su quello che sta succedendo in Europa. Qual è stata la sua reazione mentre vedeva quelle immagini dalla capitale francese?
«Non è semplice terrorismo, ma come ha detto il presidente Hollande è un atto di guerra e agli atti di guerra si risponde con gli atti di guerra. Già da molto tempo l’Europa occidentale e la stessa Francia sono state colpite dal terrorismo islamico. Sono rimasto senza parole e sono vicino a una nazione amica».

I fondamentalisti islamici minacciano di compiere nuovi attacchi nel resto d’Europa e nel mondo occidentale. È preoccupato? Quali misure dovrebbero assumere le istituzioni comunitarie e mondiali?
«Quello che è accaduto a Parigi potrebbe accadere in qualunque momento e in qualsiasi altra località. Il problema dell’Isis è prioritario rispetto agli altri. L’Europa da una parte e l’Onu dall’altra devono adottare le misure necessarie per neutralizzare questo incubo».

A proposito di incubo, quali rischi corre la Sicilia e soprattutto ritiene necessaria una maggiore attenzione di fronte all’incessante migrazione che passa, in buona parte, anche dall’isola?
«La Sicilia è l’avamposto, la prima sponda sul Mediterraneo, la terra più esposta e vulnerabile. Sono preoccupato. I controlli tradizionali e di routine diventano molto più difficili se si tiene conto del fenomeno migratorio. È stato dimostrato come in mezzo ai veri migranti trovino spazio gli infiltrati dell’Isis o i simpatizzanti della Jihad. Bisogna potenziare i controlli, perché ricordo che a maggio il Procuratore capo di Caltagirone, Giuseppe Verzera, dichiarava alla Commissione di indagine sui migranti e sul sistema di accoglienza in Italia, che alla fine di aprile circa 200 migranti sbarcati nel messinese vennero condotti al Cara di Mineo senza essere stati identificati. L’indomani mattina questi migranti erano scomparsi. Chi li recluta? Che fine fanno? Sono queste le domande che dobbiamo porci. Ma, tornando all’Isis, ricordiamoci che dividersi e colpire nei luoghi più impensabili è la loro strategia. Siamo in prima linea in Sicilia. Per un terrorista non è importante colpire nei luoghi simbolo, ma colpire in Italia per dire “siamo anche da voi”. Senza creare stupidi allarmismi, è importante tenere alta l’attenzione. Dovremmo andare alle radici del problema, colpire nella culla del terrorismo islamico. È fondamentale vigilare le presenze in Europa, perché non sono soltanto musulmani autoctoni ma spesso si tratta di cittadini europei che si iscrivono a questo partito della morte».

Parliamo della Sicilia. In questa terra cambiano in continuazione gli assessori regionali, ma i problemi rimangono sempre gli stessi. Uno su tutti, che peggiora con il trascorrere del tempo, è quello del dissesto idrogeologico che interessa in particolar modo la zona di Messina e provincia.
«Il problema non sono gli assessori, ma Crocetta. Abbiamo conosciuto 52 assessori, ma il presidente della regione rimane sempre lo stesso nella sua isteria referenziale, nella sua incapacità di governare, nel suo delirio di onnipotenza. Nel frattempo la Sicilia frana, nel senso fisico e materiale, crolla e non c’è un settore che regge. È disarmante come una parte del Parlamento siciliano, come il Pd, sostenga questa tragicommedia che si gioca sulla pelle dei siciliani. Sarebbe meglio se andassero a casa, che senso ha l’accanimento terapeutico? Se stare attaccati a una poltrona è più importante di 6 milioni di siciliani credo che la politica non potrà diventare mai autorevole ed è questo il motivo per il quale i cittadini si allontanano sempre di più. Per quanto riguarda il dissesto idrogeologico, e soprattutto la zona di Messina, Letojanni, Taormina e Calatabiano, quello che è accaduto è frutto della mancata manutenzione del territorio. Il Genio civile scrive ormai da due anni alla regione e mette in evidenza la mancanza di interventi e propone di finanziare precisi progetti, ma da Palermo si è risposto con il silenzio. Sto indagando da deputato e presidente della Commissione Antimafia all’Ars per capire se ci sono responsabilità. Credo che ci siano delle omissioni e qualcuno verrà chiamato a darne conto».

Il presidente Crocetta è riuscito a vincere le elezioni regionali grazie al voto della provincia di Messina, che l’ha scelto come governatore. Eppure la mano del suo governo, da queste parti, è assente.
«La zona del messinese è abbandonata. Noi, come opposizione, abbiamo segnalato alcuni interventi come a Sant’Alessio siculo su suggerimento del consigliere comunale Saro Trischitta. Ma la regione e il governo hanno altre priorità».

Prosegue la soap opera Taormina Arte. Da oltre 13 anni si parla della trasformazione da Comitato a Fondazione, ma ancora non sembra muoversi nulla. Intanto, nelle ultime settimane, si è svolto un incontro all’assessorato regionale ai Beni culturali tra le varie associazioni per assegnare le date in vista della stagione 2016 al Teatro antico. Però, stando alle esternazioni del segretario generale di Taormina Arte, Ninni Panzera, sembra che la regione voglia mettere Taormina Arte sullo stesso piano delle altre organizzazioni. Che pensa di una decisione del genere?
«Penso tutto il male possibile. Taormina Arte è un mezzo per rilanciare la città, anche se negli ultimi tempi è diventata uno strumento nelle mani di persone non preparate a farne un uso appropriato. Vogliamo vederci chiaro, perché nella gestione di Taormina Arte non c’è stata una particolare attenzione e siamo convinti che il governo debba predisporre un intervento specifico con un intervento di bilancio specifico che non può essere omologato, con tutto il rispetto, ad altre associazioni».

Taormina, la capitale del turismo del Mediterraneo. È ancora così?
«Complessivamente Taormina ha bisogno di rilanciarsi. Sono stanco di leggere sui giornali che la stagione estiva è andata bene e i numeri sono in aumento. È normale per una realtà come Taormina godere di simili risultati in estate, ma la Perla dello Jonio non può vivere di turismo soltanto per tre mesi l’anno. La destagionalizzazione rimane un’aspirazione e bisogna ricordare che se funziona Taormina si può creare un circuito della zona, coinvolgere le altre realtà del territorio e diversificare l’offerta. Tutto ciò, però, può essere fatto con un governo regionale competente».

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