Lettere al direttore

Caro direttore,
le affido questi pensieri col cuore greve e lo sguardo velato per le crude e terribili immagini che giungono da Parigi. I vili atti terroristici che hanno colpito ancora una volta il cuore del nostro continente si lasciano dietro una lunga scia di sangue che parte dagli attentati di Londra e Madrid, passa per gli omicidi alla sede del giornale Charlie Hebdo e termina, per il momento, sulla soglia della music-hall Bataclan. Il terrorismo di oggi in Europa è un terrorismo acefalo, privo di ampie strutture reticolari, si muove alimentato da tante cellule impazzite come schegge di una granata gettata in mezzo alla folla, il terrorismo dei “lupi solitari” che, è questo il punto, non morde soltanto la carne e le ossa delle vittime civili che hanno la sfortuna di trovarsi sulla sua strada, morde le idee, i valori, il carattere del nostro essere occidentali. E’ la trappola dell’intolleranza ben piantata e occultata in mezzo al sentiero nell’attesa che qualcuno ci passi sopra. Siamo davvero disposti a consentire al fuoco nero dell’ortodossia religiosa, frutto di un’interpretazione distorta e malata, di bruciare la nostra cultura? Una cultura di tolleranza, una cultura di integrazione e vivacità di pensiero, la cultura dei vari Voltaire, Rousseau e Beccaria.

Siamo davvero così miopi da non vedere come le politiche estere europee, delle organizzazioni internazionali e dei singoli stati dell’Unione destabilizzando il quadro Medio-Orientale abbiano direttamente e indirettamente alimentato questa cultura di morte che si è sublimata nell’attuale Stato Islamico, parente neanche troppo lontano del nazismo hitleriano? L’attacco del 13 novembre scorso è dunque un attacco culturale che mira ad incendiare le nostre comunità, a polarizzarne i rapporti, ad erigere macabri muri di odio e intolleranza lì dove una volta c’erano ponti di integrazione e dialogo, a spingere verso nuovi apici l’escalation della violenza. Sarebbe troppo facile oggi, sull’onda del furore e dell’emozione, seguire quanti dicono: «bisogna radere al suolo…bisogna invadere…bisogna buttare fuori a calci» e così via. Questi signori sono gli stessi che vorrebbero curare la povertà distribuendo pistole invece che pane, sono come fantasmi che strisciano fuori dai propri sepolcri disposti alla dichiarazione più estrema ed ignobile pur di acquisire qualche consenso attraverso indegne speculazioni politiche (in queste ore ho assistito addirittura a vere e proprie apologie del nazismo vomitate dalle viscere della rete).

Personalmente, ho l’intima convinzione che questa drammatica guerra non sarà vinta quanto l’ultimo proiettile sarà stato esploso o quando l’ultima bomba sarà stata sganciata, al contrario, essa potrà essere vinta soltanto quando avremo il coraggio di trovare soluzioni pacifiche, diplomatiche, ponendo con convinzione una fine definitiva alla violenza in tutti i contesti, europei e mediorientali, nella certezza che la violenza genera violenza e l’odio alimenta l’odio in una spirale pericolosa e mortale. Io non rinuncerò, caro direttore, al mio essere europeo, al mio essere meravigliosamente europeo. Non rinuncerò alla mia tolleranza nei confronti di chi è portatore di un’altra cultura o di un’altra visione del mondo (purché essa non sia a propria volta intrisa di intolleranza e aggressività). Non cederò alle provocazioni e agli attacchi di una cultura di morte e violenza che vorrebbe privarmi dei miei valori, dei miei ideali, delle mie speranze di immaginare un mondo futuro basato sull’integrazione, sul multiculturalismo, sull’incontro/contaminazione tra culture diverse. Oggi è il momento di onorare i morti, del silenzio carico di dolore e riflessione. Domani, insieme agli amici francesi cui esprimo il mio più sincero e profondo cordoglio e insieme a tutte le comunità islamiche che credono in questa Europa moderna di dialogo, integrazione e solidarietà, vorrei che la risposta che fosse data al mondo dal nostro continente sia una risposta di pace, tolleranza, speranza, una risposta capace di dissolvere i fantasmi, gli sciacalli e i professionisti della speculazione politica come le ultime ombre della notte all’arrivo dei primi barlumi d’aurora.

Giuseppe Leotta

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