Professore Mario Bolognari
Professore Mario Bolognari

«Volere un partito significa avere regole, luoghi dove esercitare la democrazia» – Nell’incontro di ieri pomeriggio del Partito Democratico a Sant’Alessio Siculo con al centro la domanda, “Il Pd che vorrei”, c’era anche il professore Mario Bolognari. L’ex sindaco della città di Taormina e punto di riferimento dei democratici della provincia è intervenuto al confronto a cui hanno partecipato il neo commissario del Pd Messina, l’onorevole Ernesto Carbone, e il responsabile organizzativo del Pd, l’onorevole Ferdinando Ajello. Per il Partito Democratico di Taormina erano presenti i due consiglieri comunali Piero Benigni e Graziella Longo, il segretario Lisa Bachis e il componente della direzione regionale Sergio Cavallaro. Il professore Bolognari ha sottolineato che, innanzitutto, vorrebbe «un partito. E volere un partito significa avere regole, luoghi dove esercitare la democrazia, dove ci sono delle procedure per arrivare a delle decisioni che vanno prese nel partito e non fuori o in altri luoghi».

«Ho delle “basse aspirazioni” e chiederei un minimo di agibilità democratica» – Per Mario Bolognari non serve nulla di eccezionale nella provincia di Messina, ma sarebbe sufficiente che il Pd si strutturasse come nelle altre parti d’Italia: «A Messina abbiamo bisogno di un partito che assomigli a quello nazionale e nel resto d’Italia. Un partito che ha delle procedure proprie. Si può discutere sulla bontà delle decisioni, ma serve una procedura. Ho delle “basse aspirazioni” e chiederei un minimo di agibilità democratica. Avere ideali e programmi? Questo ce l’hanno anche le associazioni e i movimenti, ma non sono prerogative esclusive dei partiti. Per un partito serve qualcosa in più, mentre i movimenti e le associazioni non si presentano alle elezioni, i partiti si. In questo momento, senza enfatizzare l’affermazione, direi che siamo parzialmente fuori dalla Repubblica. Dobbiamo riconquistare qualcosa che abbiamo perduto».

«Nelle sedi opportune dovremmo litigare una volta per tutte e prendere delle decisioni» – L’ex primo cittadino di Taormina afferma che per creare un vero partito occorre litigare e nello stesso tempo porsi delle domande e fare delle analisi: «Nelle riunioni dobbiamo dirci la verità. Nelle sedi opportune dovremmo litigare una volta per tutte e prendere delle decisioni. Sugli elettori volevo ricordare che in provincia di Messina, alle elezioni europee, non avevamo candidati particolarmente significativi. Votavamo i candidati delle altre province. Quindi eravamo un partito che si presentava senza un radicamento e nonostante questo abbiamo superato il 30 per cento. Come sono arrivati questi voti? Ci abbiamo mai pensato? Ci hanno votato per una valutazione generale. Siamo in grado di intercettarli? Sennò a me questo Pd non interessa. Non mi riguarda un Pd che a ogni elezione è alla ricerca di un elettorato diverso».

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