Andrea Raneri, presidente Consorzio Rete Fognante
Andrea Raneri, presidente Consorzio Rete Fognante

Il debito più oneroso è quello di Giardini Naxos – Il Consorzio Rete Fognante, ormai da diversi mesi, attende ingenti somme di denaro da parte dei quattro comuni che lo compongono. Fino al 9 ottobre scorso Taormina deve ancora 1,026 milioni di euro, Giardini Naxos 1,259 milioni, Letojanni 317 mila e Castelmola 1,058 milioni. Il trasferimento delle quote mensili consortili, lo stato del contenzioso degli enti e, a questo punto, le responsabilità soggettive e il danno erariale, sono i temi che hanno spinto il presidente del Consorzio Rete Fognante, Andrea Raneri, a sollecitare per l’ennesima volta gli enti comunali a pagare quanto dovuto per un servizio, come ripetuto diverse volte, essenziale per il territorio dal punto di vista ambientale, igienico-sanitario e turistico. È Giardini Naxos che ha maturato un debito più oneroso nei confronti del Consorzio Rete Fognante.

Tre operai mandati a casa, perché non gli si può garantire lo stipendio – Una situazione, ormai, insostenibile per l’ente consortile considerando i numerosi crediti a cui deve far fronte: Ingegneria e Appalti geometra De Pasquale, Enel, smaltimento fanghi, ditte fornitrici. In sostanza il Consorzio è esposto a richieste di saldo a cui non può far fronte, soprattutto da quando, per volere dei sindaci del comprensorio, è passato, i 2 giugno 2015, a una gestione in house. Una gestione, che è bene ricordare, ha prodotto un risparmio di circa 360 mila euro. Sta di fatto che in totale sono circa 3 milioni e 662 mila euro le somme che i quattro comuni devono conferire al Consorzio Rete Fognante. Il presidente Andrea Raneri è visibilmente amareggiato e nello stesso tempo arrabbiato, perché nella giornata di ieri ha dovuto mandare a casa tre operai, in quanto non può garantirgli più gli stipendi. Ma la vicenda non finisce qua, perché si deve aggiungere che due componenti dell’assemblea sarebbero incompatibili.

Il sacrificato di turno è l’ingegnere Oscar Aymà – La questione riguarda, per essere precisi, il sindaco di Giardini Naxos Nello Lo Turco, che avrebbe «nominato nell’assemblea due componenti, Giuseppe Russo e Stefano Scalia, e l’ha fatto con una lettera, mentre doveva inviare una determina di nomina con gli accertamenti del caso. Il responsabile anticorruzione del comune di Giardini Naxos doveva verificare e i diretti interessati dovevano fare una dichiarazione che non erano incompatibili. Invece sono stati mandati in assemblea e rieletti», ha detto il presidente Raneri. Infine, come se non bastasse, il presidente del Consorzio Rete Fognante denuncia «pressioni per le quali qualcuno che era nella squadra avversaria deve essere “eliminato” all’interno del Consorzio». Nella logica delle spartizioni politiche e nell’alveo dei soliti atteggiamenti clientelari, dovrebbe essere sacrificato l’ingegnere Oscar Aymà che alle ultime elezioni amministrative ha avuto la “sfortuna” di non appoggiare l’attuale primo cittadino di Giardini Naxos. Viene in mente la scena del film con Roberto Benigni, “Johnny Stecchino”, in cui lo “zio” diabetico chiede: «E’ buona la totta?». Solo che in questo caso non si fa riferimento a un gustoso dolce palermitano.

Andrea Raneri: «I risultati nell’attuale gestione del Consorzio Rete Fognante sono sotto gli occhi di tutti» – «Si è innescato un meccanismo a prescindere dai risultati raggiunti dall’ingegnere», ha detto il presidente Andrea Raneri. L’altra personalità che dovrebbe essere messa alla porta nel Consorzio è il direttore di esercizio della conduzione degli Impianti, ovvero l’ingegnere Daniele Manganaro. «Per mettere chi?», chiede Raneri. Parole come meritocrazia, legalità e trasparenza dovrebbero essere l’abc da cui ripartire in questa fase e dopo la violenta crisi economica, invece l’istinto è sempre lo stesso, ovvero ragionare e agire con le logiche del passato. «I risultati nell’attuale gestione del Consorzio Rete Fognante sono sotto gli occhi di tutti, nelle prossime ore invierò una nota al Prefetto e chiederò l’intervento delle autorità competenti (Corte dei Conti in primis), perché quando si parla di questioni ambientali il danno per il territorio è immediato e chi le procura dovrà pagarne le conseguenze. Gli operai, tengo a sottolinearlo, hanno lavorato bene. Hanno data un’ampia disponibilità in periodi di difficoltà per il territorio ed è ingiusto che non devono avere lo stipendio e andare a casa per le solite logiche di spartizione».

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