Leonardo Sciascia
Leonardo Sciascia

Parole fastidiosamente attuali – La Sicilia e il problema dell’acqua. Una vicenda che parte da Messina, città umiliata in queste ore dalla mancanza di erogazione idrica, fino alla frazione di Taormina, ovvero Trappitello, che è soggetta, ormai da anni, all’assenza di acqua che, quando sgorga dai rubinetti, spesso è marrone. Dall’acqua torbida di Trappitello si passa ad Agrigento e Gela, per non parlare dei disagi nella fascia tirrenica del messinese. Leonardo Sciascia, che aveva compreso prima di altri i problemi fondamentali di questa terra (antimafia da curriculum docet), nel 1968 raccontava “la grande sete” dell’isola del Mediterraneo. Un paradosso geografico per un’isola e per una terra baciata dalla fortuna ambientale, eppure è così ormai da decenni. Non a caso le parole di Leonardo Sciascia sono fastidiosamente attuali, perché quei maledetti problemi non sono stati mai risolti: «L´isola ha tanti problemi. Ma quasi tutti si collegano al problema dell’acqua. L´acqua contesa fino alla violenza e al delitto. L´acqua che si perde nei meandri della burocrazia e della mafia».

L’acqua siciliana nella storia culturale – Sciascia, sfruttando le sue conoscenze storiche, ricordava che «un tempo la Sicilia era celebrata anche nelle sue acque: i poeti greci, i poeti arabi, il poeta Antonio Veneziano che, nel Cinquecento, esaltò l´idrografia siciliana nella marmorea rappresentazione di quella fontana pretoria oggi asciutta nella piazza dove sorge il municipio di Palermo. La Sicilia ricca d´acque è ormai come un miraggio. Un miraggio la Fonte Aretusa nel cuore dell´antica Siracusa, così pure miraggi i fiumi mitici della stessa città, il Ciane e l´Anapo, cantati da Salvatore Quasimodo. In questi fiumi crescono i famosi papiri del tempo classico, piante che hanno bisogno di una grande quantità d´acqua. E ancora miraggio le bagnanti dei mosaici di Piazza Armerina». Immagini che sono diventate miraggi tra il sole e le violente piogge stagionali. Già, nella regione in cui sono aumentate le precipitazioni continua a diminuire l’acqua. A proposito di paradossi.

«Un bene pubblico tra i più indispensabili, è dominio del sopruso, dell´affarismo, del capriccio, della mafia» – Sciascia inoltre metteva in evidenza l’arretratezza idrica della provincia di Agrigento: «Uno dei casi estremi della povertà e dell’incuria del governo nazionale e regionale è quello di Licata. Ma non è purtroppo il solo. Tutta la provincia di Agrigento soffre di una penuria di acqua addirittura inverosimile». «Tutte le acque che si conoscono, sono stati gli arabi a scoprirle e a nominarle. Quelle acque che loro raccoglievano e che noi abbiamo lasciato perdere e disperdere. E siamo nell´era della tecnica, dei più immaginabili prodigi della scienza», aggiungeva Sciascia. Ma in realtà da queste parti l’età della tecnica si manifesta soltanto tramite i social network e i selfie. «Un bene pubblico tra i più indispensabili, è dominio del sopruso, dell´affarismo, del capriccio, della mafia», concludeva Leonardo Sciascia. Intanto a Messina le persone sono in fila alle autobotti con i bidoni in una situazione insostenibile e inimmaginabile. La grande sete non ci ha mai lasciati e mai ci lascerà, perché rappresenta uno dei pilastri portanti della questione meridionale.

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