Dissesto idrogeologico Turi Tudisco
L'architetto Turi Tudisco durante l'intervista presso la redazione di BlogTaormina

«Perché non c’è memoria e si riparte sempre ex novo? Anche quel minimo che si è fatto potrebbe essere utile» – Le piogge e il maltempo che da due mesi a questa parte ha segnato il territorio di Taormina, non ha fatto altro che squarciare quel “velo di Maya” che caratterizza la zona da diversi decenni. Problemi cronici che le frane e gli smottamenti hanno messo in luce allarmando la popolazione, gli amministratori e hanno avuto un eco così grande da finire sui telegiornali nazionali. Dal crollo del muretto alla Villa comunale alla frana alla funivia Taormina-Mazzarò, passando per i problemi in contrada don Lappio e quelli nella frazione di Trappitello. Per l’architetto Turi Tudisco, che negli anni ‘90, insieme a Cutrufelli e Rodriguez, erano stati incaricati dal Consiglio comunale di quel periodo di redigere il progetto di revisione generale del Piano regolatore, questa situazione non svela nulla di nuovo. «I recenti sopralluoghi non hanno considerato quello che il comune negli anni ha fatto. Si dovrebbe partire dalle analisi fatte nel Piano Regolatore. E invece tutto ciò viene posto nel dimenticatoio. Perché non c’è memoria e si riparte sempre ex novo? Anche quel minimo che si è fatto potrebbe essere utile».

«Quelli idrogeologici sono problemi atavici che esistevano anche negli anni ‘70 e ‘80 e non si è fatto niente» – Per l’architetto Tudisco «nel Piano Regolatore è presente un’indagine geologica tutt’ora valida. È da lì che bisogna ripartire». Turi Tudisco ricorda che quelli «idrogeologici sono problemi atavici che esistevano anche negli anni ‘70 e ‘80 e non si è fatto niente. Questo modo di fare, invece, è un cominciare ex novo per poi trovarsi con una nuova amministrazione e cominciare da zero un’altra volta?». Già, ma come si dovrebbero affrontare queste criticità che ormai caratterizzano il territorio di Taormina? L’architetto Tudisco ha le idee chiare: «I problemi sono complessi e devono essere affrontati da più punti di vista. È una gestione anche del patrimonio territoriale e non solo idrogeologico. Ben vengano i droni, ma inseriti in contesti territoriali che portano a compimento i ragionamenti che stiamo facendo da 50 anni a questa parte».

«Non possiamo sempre adottare la politica dell’emergenza se nessuno programma» – L’architetto mette in luce il problema delle frane, «che non può essere risolto con la semplice piantumazione degli alberi soprattutto se gli smottamenti sono profondi» e poi parla dei vari torrenti che caratterizzano la zona: «Gli alvei dei torrenti dovrebbero essere rispettati, perché la natura ha le sue esigenze con le quali occorre conviverci. Da un punto di vista politico chi sta pensando a riorganizzare tutto ciò e gli uffici preposti a tutto questo?». In sostanza per l’architetto Tudisco serve continuità e accudire il territorio con costanza: «Per comprendere il territorio occorre pensare che è come il corpo umano e quindi invecchia come noi. Abbiamo anche altri genitori che sono il luogo in cui si nasce. Noi, purtroppo, ci troviamo nella fase calante perché non sappiamo più accudirlo. Penso che non c’è continuità nell’elaborazione di modi di agire sul territorio. Non c’è memoria e credo che non ci siano le maestranze locali». Infine la parolina magica, secondo Tudisco, per non doversi confrontare con queste emergenze in futuro è “programmare”: «Non possiamo sempre adottare la politica dell’emergenza se nessuno programma. Ma non vedo programmazione quando ci si rapporta al bilancio, al territorio, alla questione geologica».

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