Dissesto finanziario la ricetta di Eugenio Raneri
Il consigliere di minoranza Eugenio Raneri

La deliberazione della Corte dei Conti di qualche giorno fa, che ha confermato la bocciatura del piano di riequilibrio economico-finanziario presentato dal comune di Taormina, ha provocato diverse reazioni politiche che sono state, in parte, esternate in Aula consiliare durante le ultime due seduta. Il consigliere comunale Eugenio Raneri, in vista della riunione pomeridiana tra i politici della Perla dello Jonio, presenterà un documento ai suo colleghi in cui mette in evidenza alcuni punti della vicenda. L’ex presidente del Consiglio comunale, in primis, evidenzia che nelle prime pagine della relazione «la Corte cita normative di legge e indirizzi sulla redazione dei Piani di riequilibrio comunali e pronunce specifiche nei confronti del Comune di Taormina sull’argomento». Inoltre Raneri mette in luce come nel deliberato vengono richiamate note predisposte a seguito di chiarimenti richiesti sia dalla Corte che dalla Commissione ministeriale per la stabilità degli enti locali del Ministero dell’Interno, di cui l’Amministrazione comunale non ha mai reso edotto il Consiglio comunale».

Secondo il consigliere comunale «il comune di Taormina ad oggi riesce a garantire funzioni e servizi indispensabili e non c’è insolvenza da parte del comune di Taormina». Ma Eugenio Raneri non nega che «vi sono delle incoerenze ed inadeguatezze nella stesura del Piano di riequilibrio e non c’è attendibilità e veridicità nella stesura del Piano di riequilibrio». Quindi la domanda del consigliere del comune di Taormina è: «Perché la Corte non ha chiesto un riesame delle misure di riequilibrio?». Raneri è convinto che «il ricorso alla Delibera vada fatto anche nel rispetto del dispositivo del deliberato e supportato da: «Atti, documenti, sentenze e necessari altri -supporti- che la Commissione ministeriale per la stabilità degli enti locali del Ministero dell’Interno e la Corte nel Deliberato evidenzia più volte come “non sufficientemente dimostrato e comunque non univoche”; vanno messe in evidenza le misure correttive e funzionali previste nel Piano di riequilibrio evidenziando, motivando e supportando in moto congruo (possibilmente anche con grafici) i rilievi evidenziati in Delibera e di cui indico, a mio parere, i più significativi quali: il mancato rispetto dei termini di approvazione del Rendiconto/i con relative motivazioni; la mancata garanzia nella tempestività dei pagamenti nell’ambito delle varie fasi del processo di formazione della spesa; destinare l’avanzo di amministrazione secondo criteri di opportunità e nel rispetto dei principi contabili».

Secondo l’esponente politico taorminese occorre «motivare le cause che hanno determinato il formarsi di squilibri finanziari nella gestione della competenza e dei residui, riconducendola nell’alveo della correttezza dettata dai principi contabili; mancato rispetto dei parametri deficitari rilevati ai sensi del Decreto del Ministro dell’Interno del 24 settembre 2009 e relative “perplessità” sull’effettiva osservanza del patto di stabilità; motivare il ricorso ad anticipazioni di tesoreria; motivare ritardi sulla verifica straordinaria dei residui attivi e passivi, evidenziando quanto fatto negli anni sull’argomento giustificando anche la sussistenza del credito ed il grado di riscuotibilità, corredandola possibilmente da un’analisi sull’anzianità (elevato volume); chiarire la tematica dei debiti fuori bilancio. Su Imprepar Impregilo vanno chiariti, anche al fine della grave valenza probatoria rilevata la pendenza giudiziaria comprensiva del Certificato di Collaudo tecnico-amministrativo che certifica di doversi procedere in danno all’impresa per il recupero della somma di euro 39.341.528, nonché dei risvolti di natura penale sulla questione, in corso presso il Tribunale di Reggio Calabria; chiarire quanto più volte contestato ed evidenziato dalla Corte sulla irregolare contabilizzazione delle poste “servizi conto terzi” dimostrandone la corretta imputazione (irregolare utilizzo dei capitoli relativi ai “servizi conto terzi”); relazionare ed effettuare una veritiera ricognizione e verifica dello stato economico-finanziario delle partecipate e su quant’altro accertato, compresa la riduzione di spesa degli Organi politici».

Eugenio Raneri afferma che occorre «chiarire che il comune di Taormina non può alienare beni non strumentali, in quanto ciò comporterebbero varianti urbanistiche al P.R.G., restituito, dal competente Assessorato regionale, non approvato per cui ci si è attivati con il piano delle valorizzazioni; Per quanto riguarda le osservazioni poste sulle Entrate e segnatamente ai proventi del Teatro Antico va evidenziato il contenzioso con Novamusa S.p.A. nonché le modalità, i versamenti dilazionati e tardivi nonché la vigilanza sugli affidamenti gestionali di competenza regionale e non sono certamente imputabili al comune di Taormina. Per quanto riguarda l’aumento dell’imposta di soggiorno non può disconoscersi da parte della Corte la dinamica contrattuale con le Agenzie di viaggio e le eventuali ripercussioni in termini di presenze turistiche ed occupazionali; dedurre sugli scostamenti evidenziati in Delibera ed inseriti dall’Organo di Revisione nei Siquel; chiarire la vigenza del Piano di riequilibrio».

«Le conseguenti analisi dei flussi di cassa (cash flow) dovranno mettere in evidenza la costante diminuzione annuale dei trasferimenti correnti dello Stato, della Regione nonché dei trasferimenti regionali per funzioni delegate, per queste ultime vanno evidenziati i costi sostenuti. Quanto riconducibile nel Deliberato alla spending review va ulteriormente evidenziato anche con grafici a chiarimento di quanto sostenuto nel piano e contestato in Delibera. Sulla veridicità del Piano di riequilibrio e relative valutazioni conclusive, sulle passività, sulla gravità della situazione debitoria, nonché sull’emblematico crescente ricorso all’anticipazione di tesoreria dovranno essere i legali a farne le conseguenti deduzioni». «In conclusione resto dell’opinione che va respinto in modo fermo e deciso quanto sostenuto in Delibera, ribadendo che il comune di Taormina respinge l’asserzione che la funzione dell’istituto del piano di riequilibrio come volto a “scongiurare la più grave situazione di dissesto, potrebbe rivelarsi un dannoso escamotage per evitare il trascinamento verso una situazione di dissesto da dichiarare”, potenzialmente dannoso per l’erario nonché elusivo delle regole di responsabilità, legislativamente legate alla dichiarazione di dissesto, poste a presidio dell’efficienza degli enti locali. Non sfugge ad una attenta lettura che la Delibera è gravata da dubbi, presunte carenze di informazioni ed rileva dubbi, mancanza di attendibilità, veridicità, congruenza, sostenibilità. Tali analisi spesso vengono rinviata a constatazioni e rilievi della Commissione ministeriale per la stabilità degli enti locali del Ministero dell’Interno e posti quasi a giustificazione e sostegno delle tesi sostenute nel Deliberato, di contro da parte dell’Amministrazione non è stata presa in considerazione  una rimodulazione del Piano a seguito dei chiarimenti e dei rilievi posti sia dalla Commissione Ministeriale che della Corte. Ultima considerazione, non ci si è posti nemmeno lontanamente, da parte dei valutatori, la necessità di valutare in termini di PIL l’impatto economico e valutario sia su scala nazionale, regionale e locale sia maturata nel suo complesso nel segmento turistico dalla città di Taormina, sottovalutando che la decisione di non approvare il piano di riequilibrio i conseguenti risvolti sicuramente negativi, di immagine, sui prezzi, occupazionali, ecc., appartengono ad altri Organi».

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