dissesto idrogeologico
Ermete Realacci, presidente VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati

Un clima surreale a Messina – La città di Messina, nel giro di pochi giorni, deve affrontare la seconda emergenza idrica. La frana sulla condotta Fiumefreddo di Calatabiano, infatti, ha gettato nello sconforto la popolazione messinese. In un clima surreale, da periodo bellico, dove al posto delle sirene che preannunciano i bombardamenti ci sono le allerte meteo e la conseguente mancanza di acqua, Messina paga le conseguenze più gravi di un dissesto idrogeologico che è anche un dissesto morale di una classe politica siciliana la quale, negli ultimi decenni, ha chinato il capo di fronte ad abusi edilizi e lottizzazioni. La frana che interessa la collina di Calatabiano, purtroppo, è più grave del previsto e dunque non basteranno le semplici toppe per mantenere integra la condotta dell’acquedotto. Il sindaco di Messina, Renato Accorinti, ha comunicato che alcune zone, più di altre, della città avranno disagi a causa dell’assenza dell’erogazione idrica. Zona nord, sud e centro, non c’è differenza. I quartieri, disseminati nella città che rappresenta la porta della Sicilia, dovranno armarsi di bidoncini e “santa pacienza” per far fronte all’ennesimo disagio.

«Quanto è successo è intollerabile, non si lascia una città senz’acqua per tutti questi giorni» – Una vicenda che, questa volta, ha oltrepassato lo Stretto e provocato delle reazioni da parte della politica nazionale. L’onorevole Ermete Realacci, presidente della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, è intervenuto nell’emergenza acqua Messina e nella preoccupante situazione di dissesto idrogeologico che interessa la Sicilia e in particolar modo la zona jonica del messinese e del catanese. L’esponente del Partito Democratico e storica personalità dell’ambientalismo italiano, afferma che «quanto è successo è intollerabile, non si lascia una città senz’acqua per tutti questi giorni. Adesso, però, bisogna risolvere l’emergenza e rivolgersi a tutte le competenze disponibili come, ad esempio, l’esercito e il genio militare». L’onorevole Realacci mette in luce una stretta correlazione «tra quanto sta accadendo all’acquedotto e quanto accaduto sui viadotti, sulle strade e sulle colline siciliane. Se da un lato è vero che siamo di fronte a un intensificarsi di eventi atmosferici non normali, qualcosa sta cambiando e come detto da un bravo meteorologo, Giampiero Maracchi, simili eventi si sono intensificati del 900 per cento a partire dagli anni ‘90; dall’altro lato bisogna dire che le priorità in Italia e soprattutto in Sicilia sono state sbagliate».

«La Sicilia ha seguito totem simbolici, come il Ponte sullo Stretto, e non si è concentrata nel prendersi cura del territorio» – L’onorevole Ermete Realacci parla di disseto idrogeologico che ha delle cause ben precise. In questa stagione autunnale, con l’intensificarsi delle piogge, il territorio della zona jonica, da Taormina a Giardini Naxos passando per Acireale e Giarre, è stato soggetto ad allagamenti, frane e smottamenti. «Non c’è stata una corretta gestione del ciclo dell’acqua e a tal proposito ricordo che la Sicilia è in procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea per la depurazione dell’acqua, nonostante abbia avuto a disposizione risorse consistenti». È evidente che ci sono delle responsabilità in tutto questo e in un contesto del genere non si può non parlare del problema dei trasporti. La recente frana sulla A18, all’altezza di Letojanni, sta provocando numerosi disagi alla cittadinanza e sta contribuendo a rendere ancora più complicati gli spostamenti nell’isola: «La situazione delle ferrovie sembra quella del west, con binari unici e percorsi inaccettabili. La Sicilia ha seguito totem simbolici, come il Ponte sullo Stretto, e non si è concentrata nel prendersi cura del territorio. Sono una miriade le opere incompiute, come  lo stadio del Polo a Giarre mai finito nonostante i soldi spesi. Tutto ciò non ce lo possiamo più permettere, non possiamo più accettare una cattiva amministrazione in una terra bellissima come la Sicilia».

«Quando le raccolte differenziate sono organizzate bene e i cittadini sanno cosa stanno facendo e si fidano dell’amministrazione, si raggiungono obiettivi lodevoli» – Il presidente della VIII Commissione parlamentare parla anche della raccolta differenziata, un tema scottante in Sicilia che mette in luce difficoltà strutturali e organizzative: «Ricordo che la Sicilia è la regione peggiore come raccolta differenziata, tra i fanalini di coda d’Europa. Mentre in Italia abbiamo delle eccellenze, da Milano a Biella fino a Salerno. Serve cambiare rotta, riportare le situazioni straordinarie nelle politiche ordinarie. I commissariamenti, come abbiamo notato, non hanno portato bene nella raccolta differenziata e nella gestione dell’acqua. Quando le raccolte differenziate sono organizzate bene e i cittadini sanno cosa stanno facendo e si fidano dell’amministrazione, aggiunge Ermete Realacci, si raggiungono obiettivi lodevoli. Salerno e Pollica ne sono un esempio, ma i cittadini devono saper cosa fare e fidarsi dell’amministrazione». «In questi anni, ricorda l’onorevole democratico, in VIII Commissione abbiamo fatto un grane sforzo per recuperare i fondi non spesi e le risorse che venivano impiegate male». È questa, secondo Ermete Realacci, la strada da seguire per affrontare in maniera costruttiva il dissesto idrogeologico della zona: «Contrastare le clientele e guardare al bene dei cittadini».

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