Nino Di Matteo
Nino Di Matteo al Taormina Book Festival 2015

Un baluardo di normalità – Caro magistrato Nino Di Matteo, ho letto negli ultimi giorni che l’amministrazione comunale di Taormina vorrebbe conferirle la cittadinanza onoraria. Non una prima volta per lei, considerando che diversi comuni in Italia hanno voluto dimostrarle in questo modo la loro vicinanza. Ero tra il pubblico nell’edizione 2015 del Taormina Book Festival, dopo aver moderato l’incontro con il magistrato Sebastiano Ardita e il giornalista Lirio Abbate, quando in piazza IX Aprile, dopo le continue esternazione di Cosa nostra sul volerla uccidere alla “vecchia maniera”, per intenderci come hanno fatto saltare in aria Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con un pizzico di commozione ha dichiarato: «Ho pudore a parlarne, purtroppo ho una brutta sensazione, ma amo il mio lavoro e lo vivo con enorme passione». Passione, commozione, sono parole che di solito fanno svolgere nel miglior modo possibile il proprio mestiere. Nel periodo in cui i professionisti dell’antimafia sono diventati realtà e amministrano la Sicilia, lei rappresenta un baluardo di quella straordinaria normalità di cui questa terra avrebbe bisogno.

Il primo motivo – Già, dovrei essere felice di fronte alla volontà dell’amministrazione comunale di Taormina di concederle la cittadinanza onoraria. Ma conoscendo Taormina e le sue vicende la invito a declinare l’invito. I motivi sono almeno tre. In primo luogo il 2015 è stato l’anno in cui una delle principali cariche istituzionali della città, il vicepresidente del Consiglio comunale di Taormina, Vittorio Sabato, ha minacciato la stampa, in questo caso BlogTaormina, con il solo obiettivo di intimidire, indurre al silenzio e all’autocensura il giornalista e la testata. Una tecnica che, come c’è scritto nella relazione parlamentare sullo stato dell’informazione e sulla libertà di stampa in Italia, è sempre più diffusa e da queste parti è una normalità giustificata con la filosofia del “vaia cumpari, non succidiu nenti”. Un’abitudine che ha spinto l’amministrazione comunale, che vuole concederle la cittadinanza onoraria, a non proferire mezza parola dopo l’accaduto. C’è stata una grande indifferenza politica, ben diffusa anche nei banchi dell’opposizione.

Il secondo motivo – L’altra motivazione è legata al “premificio”, come lo chiama il mio amico e collega Darwin Pastorin, a cui l’Italia è soggetta. La città di Taormina, in particolar modo nell’ultimo periodo, tende a concedere premi e onorificenze a diversi personaggi con storie differenti e lontane anni luce tra di loro. Viene il sospetto, a me che sono malizioso, che più che dare un riconoscimento al premiato ci si voglia auto-incensare mettendosi al fianco di qualche personalità di un certo livello in modo da utilizzare l’accaduto nel proprio curriculum politico o professionale. E così nel calderone dei premiati lei potrebbe andare a fare compagnia al presidente della Figc, Carlo Tavecchio, che nella manifestazione “Calciomercato a Taormina” è stato insignito del premio “Città di Taormina – Raimondo Lanza di Trabia”. Proprio l’uomo che in queste ore è nell’occhio del ciclone dopo le sue ennesime esternazioni razziste e antisemite.

Il terzo motivo – Nel “premificio” inserisco anche l’ex dirigente della Juventus, Luciano Moggi, che qualche anno fa è stato travolto dalle note vicende legate a Calciopoli e tra dieci giorni doveva essere ospite in città al Palazzo dei Congressi per un convegno. Ironia della sorte, però, l’evento è slittato in quanto Moggi è stato convocato a Strasburgo per un’udienza preliminare che lo riguarda (sic!). Eventi mirabolanti consigliati all’amministrazione da qualche giornalista-faccendiere, il quale rincorre i premiati per raggiungere il “premio”. Il terzo motivo per il quale mi permetto di consigliarle di rifiutare questa cittadinanza onoraria lo può notare anche da Palermo. Il dissesto idrogeologico di Taormina e delle zone limitrofe aiuta a gettare la maschera di abusi edilizi, lottizzazioni e quant’altro che nel corso degli anni sono stati messi a tacere e nascosti sotto il tappeto dell’indifferenza. È chiaro che se questo abuso edilizio sta umiliando la città, non tutto è stato svolto nell’alveo della legalità. Taormina, una città che tra le luci della ribalta note in tutto il mondo, ha diversi angoli bui. La bella addormentata che ha troppe storie mai risolte nelle quali, se si va a scavare, si nota che c’è qualcosa che non va. Quindi, caro Procuratore aggiunto di Palermo, rimandi al mittente questa onorificenza che serve a qualche politico di turno per ripulirsi una coscienza sporca e a qualche professionista per rimpolpare la propria carriera. Nonostante tutto e tutti, spero che queste righe non la scoraggino dal visitare Taormina, città che rimane unica nel suo genere. Appena possibile venga a trovarci e ponga alla sua attenzione tutte quelle storie torbide che hanno umiliato la Perla dello Jonio.

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