Schema effetto alcantara-Agrò realizzato dal professor Franco Ortolani

Tropicalizzazione? No, effetto Alcantara-Agrò – Nella giornata di oggi e domani, con il professor Franco Ortolani, verranno realizzati dei rilevamenti geo-ambientali in Sicilia Orientale e in particolar modo nella zona di Taormina. Si tratta di aree interessate dall’Effetto Alcantara-Agrò sul lato jonico che poi diventa, in base ai noti effetti geo-ambientali al suolo, effetto Patrì-Saponara su quello tirrenico dei Peloritani, come accaduto con l’ultimo evento del 10 ottobre 2015. «Aree pure interessate ripetitivamente da quello che possiamo chiamare effetto Catania-Messina come evidenziato dai disastri idrogeologici dei giorni scorsi che hanno colpito la fascia costiera ionica dei Peloritani e dal disastroso evento del 1° ottobre 2009. Il Sindaco di Catania, Bianco, ora insiste: “urgenti nuove regole di allerta meteo, le sperimentiamo a Catania”. Che alluda al Sistema di Allarme Idrogeologico Immediato che da qualche anno stiamo proponendo come unico mezzo che immediatamente possa consentire, almeno, di evitare vittime nelle aree interessate da nubifragi rilasciati da cumulonembi?», dichiara il professor Ortolani. Già, ma come fa a verificarsi un fenomeno del genere? Quando i monti peloritani sono sferzati da venti di Scirocco di una certa forza, le zone tirreniche del messinese vengono colpite da piogge torrenziali. Il versante jonico, invece, che dovrebbe essere quello più esposto all’aria calda e umida convogliate dallo Scirocco, rimane quasi a secco, con qualche repentino rovescio di pioggia misto alla solita sabbia desertica che sporca macchine e balconi.

Sono proprio le correnti ad avere un ruolo chiave in situazioni del genere – Ma è in questa zona, però, che si crea una dinamica di correnti molto particolare la quale favorisce l’afflusso di enormi quantità di umidità e vapore acqueo, pronto alla condensazione e allo sviluppo di consistenti addensamenti nuvolosi pronti a favorire precipitazioni abbondanti. Sono proprio le correnti ad avere un ruolo chiave in situazioni del genere. A questo punto entrano in scena la vallata dell’Alcantara, e in misura minore la valle d’Agrò, dove scorrono gli omonimi corsi d‘acqua. Spesso, quando le correnti si orientano da sud-est a tutte le quote, l’aria molto umida e pesante che sale dallo Jonio verso il versante orientale di Etna e Peloritani, in parte, si incanala all’interno dell’Alcantara e della valle d’Agrò, penetrando per chilometri fino all’entroterra. L’aria molto umida, di provenienza jonica, incanalandosi dentro le strette vallate joniche, fra Etna e Peloritani, è costretta a valicare i primi comprensori montuosi, che rappresentano il versante meridionale della dorsale nebroidea.

Le zone del messinese ormai, conoscono bene il fenomeno – Per una forzatura orografica la massa d’aria molto tiepida e carica di umidità viene costretta a sollevarsi verso l’alto lungo la parte più alta del bacino dell’Alcantara. Salendo di quota tenderà a raffreddarsi favorendo la condensazione del vapore acqueo e il successivo sviluppo di imponenti annuvolamenti cumuliformi lungo il crinale esposto a sud. La presenza in quota di una forte getto meridionale, in genere o da Sud o Sud-ovest, che scorre a gran velocità sopra la catena montuosa, va ad esaltare le cumulogenesi orografiche che si vengono a formare in loco (tra il versante nord dell’Etna, il sud dei Peloritani e il sud dei Nebrodi) fino al punto da farle tracimare sull’altro versante, ossia quello che si affaccia al Tirreno. Se l’umido flusso sciroccale che si incanala sull’Alcantara persiste per ore il continuo afflusso di aria umida marittima che viene sbattuta sul versante meridionale dei Nebrodi contribuirà ad alimentare la crescita degli addensamenti nuvolosi che diverranno sempre più compatti e sviluppati. È questo il fenomeno noto come effetto Alcantara-Agrò che la zona jonica e tirrenica, ormai,  conoscono bene.

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