Elio Sofia
Fotogramma video presentazione Festival Internazionale di Cinema breve

Partirà il 3 dicembre la prima edizione di Via dei Corti, il Festival Indipendente di Cinema Breve, organizzato dall’Associazione culturale Gravina Arte, con il patrocinio del Comune di Gravina di Catania. Sarà un Festival aperto ad artisti di ogni età e nazionalità, con l’obiettivo di convogliare le energie innovative per dar vita ad un progetto artistico universale. Saranno ammessi cortometraggi nazionali e internazionali, a soggetto libero, di qualsiasi genere e tecnica. Il primo classificato si aggiudicherà un premio di cinquecento euro. La manifestazione si terrà nell’Auditorium Angelo Musco – Centro Civico di Gravina di Catania dal 3 al 6 dicembre. Ne parliamo con un giurato d’eccezione, l’attore e regista Elio Sofia, vincitore del Premio Cariddi al Taormina Film Fest con il documentario L’ultimo metro di pellicola, un omaggio ad una grande diva, la pellicola, che non va dimenticata nel passaggio al digitale.

Dopo aver ricevuto un premio così importante si ritroverà a giudicare i lavori di nuovi talenti. Sarà un po’ come rivivere quell’emozione ?
Essendo ancora troppo vicina l’emozione provata a Taormina non posso che essere particolarmente coinvolto nelle emozioni di chi deve essere giudicato. Posso capire forse molto di più la voglia di mostrare il proprio lavoro e con esso tutto il bagaglio di emozioni, speranze e attese che si cela dietro la famosa frase “gli esami non finiscono mai”. Penso sia un qualcosa che non debba mai escludere chi si trova nel ruolo di “giudice o giurato”…. siamo sempre tutti sotto esame.

La pellicola è stata via via soppiantata dal digitale, che comporta minori costi per i distributori, anche se minore qualità. Non crede però che può essere anche un mezzo per rendere il cinema un sogno alla portata di tutti, in un momento storico in cui la promozione dell’arte non rientra, ingiustamente, tra le priorità di chi ci governa ?
Di sicuro l’avvento del digitale ha dato ad un giovane come me gli strumenti e la libertà di realizzare un sogno, che poi è divenuto una fantastica realtà. Sarebbe stato bello ed emozionante girare in pellicola ma i costi relativi non me lo avrebbero permesso. Ha ragione da vendere quando Daniele Ciprì all’interno del mio Documentario afferma che quella tra pellicola e digitale finirà con l’essere una scelta di tipo artistico, magari anche dettata dai costi, ma l’importante è il contenuto e l’idea che sta alla base del tutto. Ci sono film brutti girati in pellicola così come ci sono capolavori girati in digitale che esaltano anzi la tecnologia, ma il contenuto e l’idea devono essere sempre al centro di tutto, così come il rispetto per lo spettatore verso cui siamo debitori sempre di emozioni. La sfida è quella continua di emozionare lo spettatore. Il numero non ha mai fatto la qualità secondo me, ma di sicuro il digitale esalta la “democratizzazione” dell’accesso ai mezzi di comunicazione. Penso ai telefonini con i quali si può fare di tutto oltre che alle macchine da presa e alle macchine fotografiche digitali. Vedo fotografi e videomaker che hanno attrezzature un tempo impensabili per girare matrimoni e prediciottesimi. Il risultato ovviamente non sono capolavori della settima arte, ma al tempo stesso da grandi possibilità  come è successo a me. Dall’idea di quattro amici a passeggio in Via Giuseppe De Felice abbiamo realizzato questo film con una sola macchina fotografica digitale, un cavalletto, due faretti e una sedia a rotelle! Il cinema è anche questo.

Durante il festival si svolgeranno attività collaterali, come la sezione Non solo Cinema, in cui si affronteranno tematiche attuali come l’immigrazione. Recentemente si sono scatenate diverse polemiche intorno alle immagini delle piccole vittime del mare, riverse sulle spiagge e diffuse sui social con l’intento di scuotere l’opinione pubblica. Lei come giudica questa scelta ?
Personalmente non amo la “spettacolarizzazione del dolore e della tragedia a mezzo social”, perché si crea un appiattimento delle emozioni. È terribile vedere al tempo stesso il sito internet di un qualsiasi quotidiano on line che prima di mostrarti le foto o il video di una tragedia simile ti faccia vedere lo spot di una compagnia telefonica, di una merendina o di un profumo con bellocci e provocanti donne al seguito. Questo uccide le emozioni e allontana le informazioni. Dico sempre che lo sdegno a mezzo social è pari alle chiacchiere sull’autobus o nelle sale d’attesa degli uffici. Non lasciano niente se non rancore e nulla più. Non danno quella spinta necessaria al cambiamento, ci affossano e deprimono sempre più. Si muore tutti i giorni in tutto il mondo, la tragedia è connaturata con l’essere umano e la spettacolarizzazione di alcune di esse a discapito di altre è tremendo. Rischiamo di perdere sempre più la nostra umanità e divenire sempre più insensibili, perché troppo esposti al dolore e alle immagini forti sovrapposte a quelle frivole della pubblicità o delle nostre vacanze al mare mostrate sui social.

Ha lavorato per anni alla realizzazione del suo documentario, che ha realizzato senza il sostegno di un produttore. Che consiglio si sente di dare ai giovani aspiranti videomaker che guardano al cinema ?
Il consiglio che mi sento di dare è quello di conoscere bene il sistema nel quale si vuole iniziare a far parte. Da aspirante regista mi sono dovuto trasformare in aspirante produttore e ora in aspirante distributore. Tutto difficile e complicato perché ogni segmento della filiera è collegato e non esiste l’uno senza l’altro e se non si conoscono le difficoltà di ogni segmento non ci si muove di un passo. Realizzare un film, un corto o un documentario non si esaurisce con la fine delle riprese e il montaggio degli stessi. Occorre incanalarlo sui giusti binari specie se come me non si vantano amicizie o raccomandazioni di sorta. Alla fine del tutto si è più forti e consapevoli e per chi come me non ha fatto studi cinematografici specifici, ti lasciano insegnamenti pratici che se si è bravi diventeranno tesoro per i prossimi progetti. Quando non si ha un produttore occorre essere molto pazienti nella realizzazione della propria idea e cercare di far diventare eventualmente la propria “povertà di mezzi” non un handicap ma un punto di forza! Se ho modo di girare solo con un telefonino devo trovare l’espediente “linguistico/cinematografico” che mi giustifica il fatto di stare girando con il telefonino. Ovviamente non posso pensare di girare Titanic con un telefonino, ma magari un qualcosa di emozionante e forte come gli istanti prima e successivi all’affondamento della nave Concordia per esempio si! Ritorna quindi la centralità secondo me dell’Idea alla base del tutto e del rispetto nei confronti dello spettatore! Buon cinema.

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