Crocetta

Da Roma a Palermo, il doppio atteggiamento del Pd. Qualcosa non torna – Il Partito Democratico non è ancora Partito della Nazione per il semplice fatto che non si comporta nella stessa maniera in tutte le regioni della “nazione”. Al di là dei giochi linguistici, i democratici prendono decisioni diverse in base alla regione in cui amministrano. Niente di strano in tutto ciò, del resto ogni territorio ha le sue problematiche e un contesto particolare. Però ciò che risulta paradossale è che il sindaco di Roma, Ignazio Marino, è stato messo da parte dopo il clamore mediatico che da qualche mese a questa parte gravitava intorno a lui, che si è acuito con la vicenda degli scontrini; mentre il governatore Rosario Crocetta ottiene l’appoggio incondizionato del Partito Democratico nonostante i continui rimpasti e le difficoltà nel risolvere le problematiche dell’isola che ha toccato, in questo periodo, uno dei punti più bassi della sua storia. Si sono spese parole su parole sulla cosiddetta “mafia dell’antimafia”, sul carrierismo che molti professionisti si sono creati sulla parola “legalità”.

Ignazio Marino è stato un amministratore peggiore di Rosario Crocetta? – Turismo, trasporti, lavoro. Tutto va a rotoli in Sicilia e l’unica cosa che cambia sono gli assessori regionali. Ma al Pd non basta una situazione così apocalittica per convincerlo a staccare la spina al governo Crocetta. Dunque, come diceva Antonio Lubrano, una domanda (in realtà più di una) sorge spontanea: Ignazio Marino è stato un amministratore peggiore di Rosario Crocetta? Perché le continue stoccate del sottosegretario Davide Faraone nei confronti del governatore non hanno nessuna conseguenza politica? Per quale motivo si continua con rimpasti ed estenuanti confronti e si allargano i confini della coalizione al centrodestra? Quali sarebbero le considerazioni che spingono la segreteria nazionale del Partito Democratico ad appoggiare il governo Crocetta? È solo una questione di scontrini la differenza con Ignazio Marino? Difficile pensare a qualcosa del genere, soprattutto perché andrebbe a smentire la costante critica nei confronti dei grillini, accusati, spesso e volentieri, di “dedicarsi” nella loro attività politica solo a simili aspetti.

Temporeggiare per non crollare – Dunque cosa c’è sotto? Forse una paura delle urne? Probabile, perchè se l’esito elettorale a Roma è incerto nonostante l’ascesa del Movimento Cinque Stelle e di Giorgia Meloni con Fratelli d’Italia, in Sicilia l’epilogo per il centrosinistra appare scontato a meno che non si crei una coalizione che vada dal Pd all’Udc fino a liste di esponenti del centrodestra locale. Una coalizione che, ancora, non si è amalgamata a sufficienza in vista della prossima campagna elettorale. Allora meglio temporeggiare anche se la Sicilia continua a precipitare e ad allontanarsi, sotto il profilo della civiltà e della competitività, dal resto d’Italia. Intanto, in attesa del Crocetta quater, il governatore incontra il segretario regionale del Pd Fausto Raciti, ma la quadra non si è trovata. Occorre accontentare qualsiasi corrente, qualsiasi movimento dell’ultim’ora nato con il nobile obiettivo di una poltrona, perché nel periodo di frane e smottamenti sul territorio siciliano è meglio tenersi aggrappati a qualcosa, no?

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