erosione costiera
Studio realizzato da Franco Ortolani e Giuseppe Aveni

Disagi lungo il litorale jonico – Le mareggiate nella zona jonica del messinese e del catanese hanno offerto agli abitanti della zona uno spettacolo che non si vede tutti i giorni, ma nello stesso tempo sono stati ingenti i danni e i vari comuni interessati hanno dovuto prendere dei provvedimenti per la sicurezza dei propri cittadini. Da Letojanni a Giardini Naxos arrivando fino ad Alì Terme e Santa Teresa di Riva, i disagi sono stati numerosi. Problemi si sono verificati anche alla foce del torrente Sirina, che separa Taormina da Giardini Naxos. Tavole in legno si sono ammassate alla foce del corso d’acqua e all’altezza del ponticello. Una mareggiata, già ribattezzata di Halloween, che mostra la costante erosione di tutta la fascia jonica. Nessun paese bagnato dal mar Jonio è escluso, neanche Leojanni come mostrano gli studi del professor Franco Ortolani e dell’architetto Giuseppe Aveni.

«L’erosione marina che si sta accentuando lungo le spiagge causando la riduzione dell’arenile determina un incremento degli impatti sull’ambiente costiero» – Gli studiosi, a tal proposito, hanno spiegato cosa è successo nelle ultime ore: «Forti venti di provenienza orientale hanno innescato una vigorosa mareggiata che ha investito la costa centro settentrionale della Sicilia orientale causando seri problemi all’ambiente costiero urbanizzato di vari comuni costieri. Le onde in varie località hanno invaso le strade sul lungomare attraversano la terra fino a quote di alcuni metri sul livello medio marino. Si ricorda che durante le forti mareggiate si determina un sovralzo dell’acqua marina sotto costa, vale a dire che il livello medio marino aumenta fino ad 1 metro rispetto allo zero idrometrico facilitando l’ingressione dell’acqua marina con le onde. Ingenti volumi di sabbia sono coinvolti e accumulati anche lungo le strade costiere. L’erosione marina che si sta accentuando lungo le spiagge causando la riduzione dell’arenile determina un incremento degli impatti sull’ambiente costiero».

Gli studi di Ortolani e Aveni – Ortolani e Aveni parlano di onde paragonabili, in alcuni casi, a quelle del maremoto del 1908. Maremoto che il linguaggio globale, nell’epoca contemporanea, ha etichettato come tsunami: «Si ricorda che a volte la quota massima raggiunte dalle onde (run up) si avvicina a quella raggiunta dalle onde di tsunami del maremoto del 1908. Si fa presente che l’onda di una mareggiata è caratterizzata da un limitato volume di acqua marina che viene catapultata sulla terra ferma mentre la così detta onda di tsunami è rappresentata da un vero e proprio sollevamento dell’acqua marina per una fascia di alcune centinaia di metri; in altre parole è il livello medio marino che si solleva lungo una fascia costiera ampia alcune centinaia di metri spostandosi dalla spiaggia  verso la terraferma. L’impatto è ovviamente molto più devastante di quello di una onda da mareggiata». A tal proposito i due studiosi citano un loro precedente intervento su Meteoweb, “28 dicembre 1908 – Terrore nello Stretto: lo tsunami di scirocco e le sue possibili cause”: «Nella zona interna dell’Isola Bella (Taormina, baia rivolta a Nord) il run-up fu di 4 metri, la massima altezza fu registrata a Capo S. Alessio (11.70) mentre valori notevoli (circa 9 metri) si segnalarono a Giardini Naxos (presso la stazione ferroviaria) e nel pittoresco borgo marinaro di Cala S. Paolo (oggi Briga Marina) dove molti sventurati, rifugiatisi sulla spiaggia, vennero travolti dalle acque. Colpite notevolmente anche Scaletta Zanclea (8 metri di run-up e 200 metri d’ingressione) e Roccalumera dove il mare inondò anche la Via Provinciale. In tutte queste località furono innumerevoli le barche trascinate a riva e gli alberi sradicati, numerosi i muri delle costruzioni danneggiati. Allagato anche il porto di Catania, con un run-up di 3 metri e con un’ingressione di circa 700 metri nella sua zona più a sud e non protetta dalla diga foranea (Tinti ed altri, 2008). Effetti, sia pure più labili, vennero avvertiti anche più a Sud: a Siracusa (1.6 metri di run-up al ponte del canal grande)».

Le cause dell’erosione costiera e le proposte  dei due studiosi – La mareggiata di Halloween ha messo in luce l’erosione della costa che, come sostengono Franco Ortolani e Giuseppe Aveni, è destinata ad accentuarsi con il trascorrere degli anni. Un fenomeno che attraversa diverse generazioni. Infatti è possibile chiedere a genitori e nonni dove si trovava il mare fino a qualche decennio fa e realizzare un paragone con l’anno 2015. I motivi, ancora una volta, sono legati a interventi antropici, all’azione dell’uomo: «L’erosione costiera è un fenomeno naturale (aggravato localmente da inadeguati interventi antropici come ad esempio il porto di Tremestieri di Messina) che si sta accentuando almeno da circa 70 anni e si aggraverà sempre di più. Esso è causato dalla diminuzione degli apporti di sedimenti ad opera dei corsi d’acqua. Una parte di sedimenti è stata trattenuta lungo i corsi d’acqua dalle opere di difesa idrogeologica proprio nel periodo in cui le precipitazioni piovose hanno iniziato a diminuire e a cambiare rispetto a quanto accaduto tra il 1700 e 1800 periodo nel quale si sono costruite le spiagge mediterranee che abbiamo ereditato». Ma il geologo Franco Ortolani e l’architetto Antonio Aveni, che ormai da diversi anni hanno posto la loro attenzione scientifica sul fenomeno di erosione delle coste, hanno proposto di procedere a un restauro delle valli fluviali: «Da qualche anno abbiamo evidenziato questa realtà con cui l’uomo amministratore attuale deve confrontarsi in maniera adeguata e intelligente. Abbiamo proposto, già da diversi anni in seguito alle ricerche espletate con la collaborazione del Collegio dei Geometri e Geometri laureati di Messina, di procedere ad un attento e naturalistico restauro delle valli fluviali lungo le quali si sono accumulati ingenti volumi di sedimenti sabbiosi e ghiaiosi, dello stesso tipo di quelli presenti sulle spiagge che l’attuale regime idraulico fluviale non riesce più a trasportare fino al mare, attuando nel contempo un restauro geo-ambientale delle spiagge. Non mancano esempi di valli fluviali sovralluvionate dove il continuo accumulo di sedimenti sta causando l’aggradazione del letto fluviale con conseguenti problemi di sicurezza delle aree antropizzate ed urbanizzate di fondo valle. Tanto per fare due esempi si citano le valli del Patrì e dell’Alcantara dove si consiglia di avviare una interdisciplinare progettazione di restauro geoambientale sperimentale delle valli e del litorale in erosione. Queste valli citate sono solo due delle tante che possono essere interessate da una saggia e competente pianificazione multidisciplinare di restauro geoambientale fluviale e costiero. Si sottolinea che interventi di difesa delle spiagge mediante barriere soffolte o altri tipi di strutture difensive possono risolvere i problemi lungo piccoli tratti di litorale, a costi elevati e mai per tempi medio-lunghi e con un conseguente scadimento della bellezza e della naturalità dei litorali».

© Riproduzione Riservata

Commenti