Il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta
Il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta

L’essenza della politica siciliana – In Sicilia tutte le giunte cambiano per non cambiare mai nulla. Parafrasando una delle frasi più famose del Gattopardo, si può sintetizzare l’epoca contemporanea nell’isola del Mediterraneo. Ormai, infatti, manca davvero poco al Crocetta quater che i più cattivi chiamano già Crocetta water. Burloni linguistici. Il governatore siciliano sta per varare la sua quarta giunta e si trova nel pieno delle consultazioni con i partiti che l’hanno sostenuto dal primo momento e con quelli che nascono dopo la fine della giunta precedente. Trasformismi siculi duri a morire, anche nell’epoca del relativismo sfrenato. Già, la politica siciliana non svanisce e non confonde neanche in un contesto del genere i suoi “valori”, per così dire. Sta di fatto che la rivoluzione del presidente Crocetta, dal punto di vista letterale, si è concretizzata. Si, perché il cambiamento è sotto gli occhi di tutti. Ovviamente il riferimento è al continuo cambio di assessori regionali che smentiscono logiche gattopardiane e l’immobilismo sociale della Sicilia.

L’Ncd scalda i motori – Nel Crocetta quater dovrebbe entrare anche il Nuovo Centro Destra. Nonostante le perplessità di Angelino Alfano e del suo fedelissimo Castiglione, i deputati di Ncd all’Ars sono pronti al salto. Si formerebbe, in questo modo, la coalizione che potrebbe presentarsi unita alle prossime elezioni regionali: Pd, Udc e appunto Ncd. Oltre a questi tre partiti c’è da tenere d’occhio la compagine vicina ai democratici, Sicilia Futura, e poi c’è Sicilia Democratica e il piccolo Psi. A quanto pare i cosiddetti tecnici verranno messi da parte per lasciare spazio a una formazione politica. Ennesimo stravolgimento, anche se non sono ben chiari gli obiettivi che si dovrebbero portare avanti da qui alla fine della legislatura. Ed è questo quello che lamentano gli uomini del Partito Democratico vicini al sottosegretario Davide Faraone. Ancora più duri, invece, i Coraggiosi di Fabrizio Ferrandelli che non hanno risparmiato critiche a diversi loro colleghi di partito che avrebbero smarrito la strada della vera “rottamazione”.

Quanto è indigesta la casta con le sarde – La Sicilia, al di là del confronto politico, appare prigioniera di se stessa e in particolar modo della sua casta. Qualcuno l’ha chiamata “casta con le sarde”, ma in realtà è qualcosa di molto più indigesto. Lo Statuto speciale si è trasformato, con il passare degli anni, nella specialità della classe dirigente siciliana nel costituire una sorta di casta feudale che non ha eguali nel mondo. L’Autonomia ha generato un ceto parassitario europeo. Un qualcosa di impressionante nei numeri e nel modo di gestire la regione: un deputato guadagna tra i 15 e i 20 mila euro netti al mese tra stipendio, diaria, spese per lo svolgimento del mandato e indennità di soggiorno. Il rimborso ai gruppi raggiunge il record di 12 milioni l’anno e l’Assemblea Regionale Siciliana costa 170 milioni di euro. In una delle terre più ricche del Mediterraneo la situazione è drammatica e se qualcuno prova a dare la colpa all’Europa, in realtà occorre ricordare che da Bruxelles, dal 2007 al 2013, sono arrivati un totale di sei miliardi e mezzo di euro che la Regione non è riuscita a spendere se non in minima parte.

Il bisogno di normalità – Per non parlare dei dipendenti regionali che sono 29 mila, più di quanti ne ha la Casa Bianca, pagati come i funzionari del Senato grazie ad una delibera che risale al 1948. Sprechi e soldi gestiti da strutture su strutture, da incarichi su incarichi, da ruoli su ruoli creati in maniera cosciente per confondere le idee e smarrire chiunque. Un sistema che fa tornare attuale la frase di Leonardo Sciascia: «Ncapu a lu re c’è lu viceré. Al di sopra del re c’è il viceré, di fatto più potente. E regredendo di vice in vice, uscieri, autisti e camerieri stanno al di sopra di ogni burocratico o politico monarca». Già, la Sicilia dovrebbe essere liberata da tutto ciò. Dovrebbe rinunciare allo statuto speciale e imboccare la via di uno statuto normale sia dal punto di vista politico, che sotto il profilo sociale e culturale. Questa terra, in effetti, ha un disperato bisogno di sentirsi di nuovo normale. In attesa di tutto ciò, assistiamo all’ennesimo rimpasto di giunta.

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