Migranti sbarcati al porto di Messina
Migranti sbarcati al porto di Messina - Foto di Francesco Algeri

Parole destinate a lasciare il segno – Umani poco umani. Parafrasando uno dei libri più conosciuti del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, si può sintetizzare il comportamento di una piccola parte della città di Taormina dopo l’arrivo dei 28 ragazzi minorenni africani che da Messina sono stati spostati alla Casa di Riposo Carlo Zuccaro. Sui social network, che di solito sono lo sfogatoio per molti e il pensatoio per pochi, se ne sono lette di tutti i colori. “Stranieri a casa nostra” è stata una delle frasi più gettonate, anche se non è stata pronunciata da qualche salviniano della prima ora bensì da altri che professano un credo politico differente. Poi ci sono quelli che la mattina si preoccupano se i giovani africani percorrono a piedi la via Garipoli per dirigersi nel centro cittadino, come se si trattasse di appestati o zombie della serie The Walking Dead. Addirittura c’è chi ipotizza la diffusione di nuove malattie, dimenticando che appena sbarcati a Messina erano stati sottoposti a controlli sanitari e una scheda medica li ha accompagnati fino a Taormina.

Si poteva trasmettere maggiore serenità, considerando da che situazioni sono fuggiti – Come se non bastasse, c’era chi iniziava a preoccuparsi di camminare da sola in qualche vicolo buio della città. Poi alcuni ragazzi sono stati fotografati dall’alto mentre percorrevano la via Garipoli come se si trattasse chissà di chi. Invece sono solo ragazzini, niente di più, ai quali si poteva trasmettere maggiore serenità, considerando da che situazioni sono fuggiti. Invece alcuni, senza un briciolo di umanità, stanno giocando sulla loro pelle per stuzzicare le paure della gente e per guadagnare delle simpatie elettorali in più. Taormina ha fatto un’altra brutta figura e così, per sentir parlare di temi riguardanti la migrazione, l’accoglienza e l’integrazione occorre spostarsi nel paese di Savoca, dove nel fine settimana si è svolto un convegno, “Per non dimenticare”, promosso dall’amministrazione comunale del sindaco Nino Bartolotta. Il moderatore è stato l’ex sindaco di Taormina e direttore del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina, Mario Bolognari, e l’ospite d’eccezione era il primo cittadino di Lampedusa Giusy Nicolini.

Savoca, dalla logica dei numeri a quella del rapporto umano – All’incontro erano presenti gli studenti dell’Istituto superiore Caminiti-Trimarchi di Santa Teresa di Riva (classi II B Liceo classico e IV A Scientifico), accompagnati dalla dirigente scolastica Carmela Maria Lipari e dalle docenti Francesca Gullotta, Giusy Pitini, Giusy Gregorio e Giuseppina Russo. I ragazzi hanno dimostrato il loro interesse verso una tematica che riguarda da vicino la Sicilia e il sindaco di Lampedusa ha impostato il discorso invitando tutti a uscire dalla logica dei numeri ed entrare nella logica del rapporto umano e delle vicende che queste persone hanno vissuto. Come numeri, infatti, i migranti vengono disumanizzati ed è più “facile” trattarli con indifferenza. Giusy Nicolini ha sottolineato l’importanza della visita del Papa a Lampedusa, un vero e proprio spartiacque per l’isola e la Sicilia. È stato un incontro molto utile per le coscienze della zona jonica, che in questi giorni erano state colpite dalle considerazioni poco umane di una parte di Taormina che ha mostrato i propri limiti a prescindere dal colore politico.

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