Il doppio gioco dello Stato – Secondo lo storico olandese Johan Huizinga ciò a cui l’uomo non può rinunciare nella sua vita è il gioco. «Si possono negare quasi tutte le astrazioni: la giustizia, la bellezza, la verità, la bontà, lo spirito, Dio. Si può negare la serietà, ma non si può negare il gioco». Un’asserzione che, a quanto pare, è considerata l’imperativo categorico da parte dello Stato italiano che, da una parte, tramite il presidente della Repubblica Sergio Mattarella premia al Quirinale il campione della lotta al gioco d’azzardo e dall’altro lato favorisce l’apertura di nuove slot-machine su tutto il territorio nazionale. Come riportato dal Corriere della Sera, l’associazione che riunisce i quattro casinò italiani (Campione d’Italia, Venezia, Sanremo e Saint- Vincent), dopo aver presidiato tutto il territorio settentrionale avrebbe chiesto di estendere le proprie mire anche al centro-sud. Le mete preferite sono in Toscana, dove potrebbe aprire Montecatini. In Puglia, Bari o Fasano. Fra Lazio e Campania potrebbe aprire un casinò ad Anzio o a Salerno. Mentre in Sicilia la candidatura realistica è quella di Taormina.

Gli incontri tra il sottosegretario Baretta e il sindaco Giardina – Per la Perla dello Jonio sarebbe un ritorno al futuro. Come ribadito in questi mesi, infatti, il sindaco di Taormina, Eligio Giardina, ha incontrato il sottosegretario dell’Economia e delle Finanze con delega ai Giochi, Pier Paolo Baretta, che si era dimostrato possibilista sulla riapertura del casinò in città: «Pensiamo al caso di Taormina, la riapertura della casa da gioco servirebbe a contrastare l’offerta che arriva da Malta. Non dobbiamo lasciare soli i singoli casinò, né i singoli Comuni, ma cercare di fare una valutazione con il governo per i casinò perché possono essere un baluardo contro l’illegalità». Parole che, in realtà, vengono tirate fuori ogni anno dall’onorevole di turno che vuole dimostrare di impegnarsi per il territorio che l’ha eletto. La recente proposta dei quattro senatori di Forza Italia, tra cui Domenico Scilipoti, di riaprire il casinò a Taormina è un classico esempio.

Sponsor bipartisan – Sta di fatto che il documento sponsorizzato dall’associazione che riunisce i quattro casinò italiani è stato fatto recapitare al sottosegretario all’Economia con delega ai giochi, Pier Paolo Baretta, il quale l’ha inoltrato ai Monopoli di Stato. Il testo sembra avere dei partner bipartisan: dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, che spinge per Taormina, ad alcuni esponenti del Partito Democratico. In sostanza, sui casinò, le larghe intese funzionano molto bene e il piano prevede che tutti gli otto casinò italiani confluiscano in una società controllata al 51 per cento dal ministero dell’Economia. Il restante verrebbe suddiviso, sempre come rivela il Corriere della Sera, tra i proprietari con quote fra l’11 (Campione e Venezia), il 7 (Saint-Vincent) e il 5 per cento (Sanremo) sarebbero i quattro casinò esistenti che a loro volta sono posseduti dai rispettivi Comuni e della Regione Valle d’Aosta (Saint-Vincent). «Ai municipi che parteciperanno all’apertura delle quattro nuove case da gioco, scrive il giornalista Sergio Rizzo, verrebbe invece riservato il 15 per cento restante. La patata decisamente bollente dei casinò inguaiati passerebbe dunque dagli enti locali direttamente allo Stato, che in più dovrebbe impegnarsi, suggerisce il piano, a escluderli dal pagamento dell’Isi, l’imposta sugli intrattenimenti». Intanto, negli ultimi dieci anni, le quattro case da gioco italiane, tutte di proprietà pubblica, hanno accumulato perdite di bilancio per 314 milioni di euro.

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