Catania, la Cittadella dell'Agroalimentare/Food village
Catania, la Cittadella dell'Agroalimentare/Food village

La necessità di salvaguardare le tradizioni agroalimentari dell’isola e l’opportunità di stabilire un rapporto diretto con il mondo rurale siciliano, si incontrano negli spazi dell’ex Mercato ortofrutticolo annonario di Catania, dove domani sarà inaugurata la Cittadella dell’Agroalimentare. La realizzazione di tale struttura rappresenta solo una parte di un progetto di più ampio respiro, ovvero la “Mostra mercato permanente del sistema agroalimentare siciliano”, cui l’amministrazione comunale guardava con interesse già dal 2003 e che è stato finanziato in un primo stralcio funzionale, grazie all’intervento dell’Assessorato Regionale alle Attività Produttive. Dal 25 al 30 ottobre sarà possibile degustare prodotti agroalimentari regionali e ricevere informazioni sulle loro proprietà organolettiche, sulla stagionalità, oltre che sulle tradizioni collegate alla preparazione di piatti tipici. Lo scopo è quello di sensibilizzare il consumatore verso una scelta consapevole, avendo la possibilità di stabilire un contatto diretto col produttore. Agli operatori agricoli, inoltre, è stato dato il compito di realizzare alcuni eventi collegati ad Expo. Fondamentale sarà l’apporto dell’Università di Catania, che nella persona del professore Stefano La Malfa, docente del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente, interverrà sabato mattina in relazione al tema della Dieta mediterranea.

Professore La Malfa, quale sarà il ruolo svolto dall’Università di Catania all’interno di questo progetto, che è stato definito “Food Village” ?
L’Università degli Studi di Catania ha aderito ad un protocollo di intesa finalizzato all’attuazione della misura sperimentale denominata “Expo Sicilia – 2015” con il Comune di Catania ed il Consorzio Coreras. Sulla base di questo protocollo, nelle sue vesti di Ente di Ricerca Pubblico, l’Università di Catania svolgerà attività di monitoraggio e di analisi a supporto degli obiettivi del progetto, legato alla promozione dei prodotti tipici attraverso la conoscenza e il monitoraggio di tutto il loro percorso lungo la fase di produzione e trasformazione, sino al loro impiego. Le attività che l’Università svolgerà, a partire dal Convegno “La Dieta mediterranea: sapori e salute” in programma per sabato 24 in occasione della presentazione della struttura, saranno coordinate dal professore Luciano Cosentino, Direttore del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente, e delegato dal Rettore Giacomo Pignataro per le attività previste nell’ambito dell’iniziativa.

In che modo il cibo può rappresentare un “alleato” nel condurre uno stile di vita sano ?
Sono ormai numerose le evidenza scientifiche che testimoniano di come una corretta alimentazione contribuisca alla salute dell’uomo. Con specifico riferimento al settore dell’ortofrutta sono molteplici i prodotti che stanno alla base della Dieta Mediterranea. Essi provengono sia da filiere produttive consolidate, sia da comparti minori o in fase di consolidamento e costituiscono degli “alimenti funzionali”, in grado cioè di fornire composti con valenza “nutraceutica”.

Quali sono i prodotti agroalimentari del territorio che maggiormente svolgono questo ruolo ?
Certamente grande importanza viene data agli ortaggi ed alla frutta, quest’ultima sia per il settore della frutta fresca che per quello della frutta secca o in guscio. Agrumi, con in testa le arance rosse, pistacchi, ficodindia, mandorle, ciliegie, albicocche, pesche, nocciolo, sono senza dubbio tra le specie più significative ma interesse riscuotono sempre più anche prodotti di interesse sinora minore quali il melograno o il fico o altri fruttiferi minori. Allargando l’orizzonte ad altri comparti sono molto importanti anche i cereali (grano duro, segale, orzo, farro) e le leguminose (fava, cece, pisello). Molti dei prodotti sopra citati sono fortunatamente coltivati in Sicilia per cui risulta facile poter avere lungo il corso dell’anno la loro disponibilità sui mercati; ma in questo senso tantissimo è stato fatto per estendere il calendario di maturazione, e quindi anche di commercializzazione dei prodotti. In Sicilia sono poi molti i prodotti che possono anche fregiarsi di marchi di origine e che quindi possono essere presentati al consumatore con adeguate garanzie. Significativo è anche il ruolo che da questo punto di vista viene fornito da prodotti trasformati tra i quali spiccano l’olio extravergine di oliva ed i vini.

Quanto è importante l’innovazione nella tutela della biodiversità ?
La biodiversità per molti dei comparti produttivi rappresenta un valore aggiunto perché proprio attraverso lo sfruttamento della biodiversità è stato ed è possibile aumentare il panorama varietale, generare innovazioni di prodotto. Pensiamo al caso dell’arancio Tarocco: oggi abbiamo la disponibilità di un prodotto fresco per diversi mesi proprio grazie alla disponibilità di cloni con epoca di maturazione diversificata. Abbiamo quindi un capitale “biologico” di indubbia valenza. E’ però importante sottolineare come nell’accumulo di questo capitale abbiano contribuito componenti naturali ma anche, e in alcuni casi  soprattutto, l’azione dell’uomo attraverso una lunga e sapiente opera di selezione. Non solo, questo è un processo che prosegue ancora oggi, guai se si fermasse. Va anche ricordato come l’uomo gioca poi un ruolo fondamentale nella definizione delle tecniche colturali (alcune molto caratteristiche nel nostro ambiente) che sono quelle che permettono di ottenere i migliori prodotti dal patrimonio di varietà che la biodiversità ci offre e questo certamente è il ruolo della moderna agricoltura in linea anche con le tematiche di Expo. Oggi la biodiversità può essere studiata con strumenti molecolari di precisione, basati sull’analisi del Dna e quindi del codice genetico. Questo è molto importante, tanto ai fini conoscitivi quanto a quelli applicativi.

Nel 2010 la Dieta mediterranea, al cui interno trovano posto molti prodotti della nostra terra, è stata riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’umanità. La promozione di questo “stile di vita”, può rappresentare un’occasione di interazione sociale tra le diverse anime della Sicilia, ormai multietnica ?
Il riconoscimento ottenuto dalla Dieta mediterranea è un riconoscimento ai sapori ma anche ai saperi che vi stanno dietro. Io ritengo che sia poi un riconoscimento al Mediterraneo come luogo ideale che ha favorito l’interazione, lo scambio e la contaminazione tra cultura diverse. E’ per questo motivo che si è venuto ad accumulare nei Paesi del bacino del Mediterraneo il patrimonio di specie e varietà, di prodotti e di loro trasformazione, di metodi di conservazione e di preparazione e, in cima a tutto, della capacità di ottenerli attraverso l’agricoltura, che rappresenta il vero valore aggiunto di questo modello alimentare. Le sfide che si aprono all’orizzonte sono molto importanti e strategiche. Da un lato occorre sempre più fornire evidenze scientifiche sul ruolo che gli alimenti ed i loro singoli componenti, anche in termini di differenze tra le diverse varietà, possono avere sulla salute. La ricerca scientifica può fornire un importante contributo integrando competenze diverse e favorendo la diffusione di buone pratiche alimentari. L’altra sfida sarà quella di favorire lo sviluppo dei modelli virtuosi di alimentazione, abbinarli a protocolli di coltivazione sostenibili e renderli disponibili e accessibili per l’intero pianeta. E’ certamente una sfida non da poco ma che può rappresentare una occasione di sviluppo per la Sicilia che può recuperare una centralità rispetto a queste tematiche, valorizzando i prodotti con i territori e viceversa.

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