Relazione Corte dei Conti. Giardina: «Una comunità non può pagare per fatti che risalgono agli anni ‘80 e ‘90»
Eligio Giardina, sindaco di Taormina

La dura relazione della Corte dei Conti – La relazione della Corte dei Conti è arrivata ieri sera a Palazzo dei Giurati. Le affermazioni della sezione siciliana non lasciano spazio a dubbi. Sono una dura critica al modo in cui è stato presentato il documento: «Le criticità inducono inevitabilmente la Corte a formulare un giudizio negativo sulla congruenza, sull’attendibilità e sulla legittimità del piano di riequilibrio finanziario pluriennale presentato dal comune di Taormina». Il Collegio ha condiviso il parere negativo della Commissione ministeriale sulle gravi criticità che rendono il piano «inidoneo al risanamento». Sono presenti, sostiene la Corte dei Conti, solo una parte dei debiti del comune. In sostanza mancherebbe la veridicità nel testo presentato dal comune di Taormina. Ma la parte più consistente e destinata a far discutere è quella inerente i debiti fuori bilancio. Controversie che saranno l’argomento portante del ricorso che il comune della Perla dello Jonio presenterà nei prossimi giorni.

«Seppur la relazione evidenzia delle criticità, ci sono degli aspetti che non ci convincono» – Da Palazzo dei Giurati ci sono dubbi sulla relazione della Corte dei Conti, che non avrebbe approfondito alcune tematiche dei contenziosi e delle varie controversie. Nel contesto è compresa anche la vicenda Novamusa Srl, dove il comune è stato truffato in quanto la società non ha riversato gli incassi dovuti quando gestiva il Teatro antico. Un dato di fatto messo in evidenza con la condanna della Novamusa a pagare oltre 965 mila euro al comune. Somme che, afferma la Corte dei Conti, l’ente non si è impegnato a recuperare. In realtà, però, la vicenda è andata in appello e si è in attesa di una sentenza. Su queste vicende si farà leva per provare ad avere la meglio nel ricorso. Una mossa annunciata dal sindaco Eligio Giardina, che ha sottolineato come «una comunità non può pagare le conseguenze di fatti che risalgono agli anni ‘80 e ‘90. Seppur la relazione evidenzia delle criticità, ci sono degli aspetti che non ci convincono».

«Le sentenze vanno rispettate, ma faremo tutto quello che è necessario per mostrare le nostre ragioni ed esporle in modo più chiaro e dettagliato» – Il primo cittadino si riferisce ai debiti fuori bilancio. E in particolar modo pensa al lodo Impregilo: «Il debito non è di 28 milioni ma di 5 milioni», afferma Giardina. Ed è questo quello che contesta il comune. Presunte imprecisioni sulle quali l’ente proverà ad avere la meglio nel futuro ricorso. L’imperativo categorico è evitare il default, il baratro per il comune, anche se il primo cittadino non dimentica che «le sentenze vanno rispettate, ma faremo tutto quello che è necessario per mostrare le nostre ragioni ed esporle in modo più chiaro e dettagliato. In caso di dissesto, ribadisco, che pagheremo tutti. Purtroppo le conseguenze di un eventuale default economico e finanziario sarebbero un boomerang per la città».

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