Corte dei conti: «Piano di riequilibrio non idoneo al risanamento»
Corte dei conti: «Piano di riequilibrio non idoneo al risanamento»

Un Piano inattuabile – La Corte dei conti, sez. controllo per la Regione Siciliana, ha emesso la delibera n. 280/2015 in cui ha confermato di non aver approvato il piano di riequilibrio economico-finanziario del comune di Taormina. Le dichiarazioni sono nette e non lasciano spazio a dubbi: «Le criticità inducono inevitabilmente la Corte a formulare un giudizio negativo sulla congruenza, sull’attendibilità e sulla legittimità del piano di riequilibrio finanziario pluriennale presentato dal comune di Taormina». Il Collegio ha condiviso il parere negativo della Commissione ministeriale sulle gravi criticità che rendono il piano «inidoneo al risanamento». Si è messo in luce come, in prima analisi, non vi è il consenso di tutti i creditori e di quelli principali alla rateizzazione dei debiti. È questo l’aspetto principale che ha spinto la Corte dei conti ad emettere una decisione negativa sulla manovra che, in questi termini, è inattuabile. La Corte dei conti, inoltre, evidenzia che il comune di Taormina non ha compiuto una valutazione complessiva ed esaustiva della situazione debitoria e della situazione amministrativa ed economico finanziaria.

Presenti solo una minima parte dei debiti – In poche parole, la massa debitoria presente nel piano risulta sottostimata e molti aspetti non sono stati riportati. Già, per quale motivo? Quindi gli oltre 13 milioni di euro di debiti fuori bilancio presenti nel Piano hanno spinto a non considerare attendibile dalla Corte dei conti il testo. Il Piano di riequilibrio economico-finanziario non è ritenuto attendibile dalla Corte dei conti, perché sono stati trascritti solo una minima parte dei debiti. In più la Corte dei conti ricorda al comune di Taormina che il piano di riequilibrio economico-finanziario «non può costituire un dannoso escamotage per evitare il trascinamento verso una situazione di dissesto, diluendo in un ampio arco di tempo soluzioni che andrebbero immediatamente attuate». Il problema, in sostanza, è nel metodo e il piano di riequilibrio non è stato redatto in maniera soddisfacente.

L’assenza di liquidità di cassa e il crescente ricorso all’anticipazione di tesoreria – Altre criticità messe in evidenza dalla Corte dei conti nel piano di riequilibrio riguardano la carenza del riaccertamento straordinario dei residui, l’assenza di efficaci misure correttive, alcune delle quali adottate soltanto con grave ritardo, l’insufficienza delle valutazioni prognostiche sulla tenuta degli equilibri nel periodo di durata del piano, la scarsa attendibilità della previsione della riduzione delle spese, le incongruenze nelle modalità di realizzazione delle economie derivanti dai previsti pensionamenti. Nella dettagliata relazione della Corte dei conti si parla degli equilibri di cassa e si mette in luce la cronica assenza di liquidità del comune di Taormina. Un vero e proprio paradosso e si pone l’accento sul fatto che vi è il crescente ricorso all’anticipazione di tesoreria, che dal 2011 al 2013 è andata sempre crescendo. Anche per quanto riguarda l’aumento delle imposte, la Corte dei conti fa notare come «le previsioni di entrata sono sprovviste, sotto il profilo metodologico, di analisi volte a suffragarne l’attendibilità nel corso dei dieci anni» ed è rilevante come il comune non ha fornito neppure alla Commissione ministeriale i dati concernenti l’incremento percentuale del recupero dell’evasione tributaria. La Corte dei conti ammonisce sulla reale percentuale di riscossione tributi e di recupero dell’evasione fiscale, considerando che il solo aumento delle aliquote non genera un automatico aumento del gettito effettivo.

I mancati incassi del Teatro antico, la questione Impregilo e gli altri contenziosi e il rapporto tra ente e Asm –  Un esempio su tutti? Gli incassi al Teatro antico. Fino al 20 dicembre 2012 la società Novamusa si è occupata della gestione, ma non ha riversato incassi. Una vicenda che ha portato a una sentenza e alla condanna della Novamusa di pagare 965 mila euro al comune, ma è curioso che l’ente, da quel momento in poi, non abbia dato informazioni sull’avvio del recupero delle somme. La gestione, in seguito, è passata alla Soprintendenza dei Beni Culturali, dal novembre 2012, e sono stati accertati proventi per oltre un milione di euro, ma ne sono stati incassati solo 257 mila euro. Per quanto riguarda le passività con le partecipate, «suscita perplessità il rapporto tra l’ente e l’Asm che risulterebbe avere un credito di oltre 6 milioni di euro. Infine, nel paragrafo dedicato ai debiti fuori bilancio, si parla di diversi contenziosi e quattro controversie scaturite da attività compiute dal comune tra gli anni ‘80 e ‘90 e parzialmente definite in sede giudiziara solo in epoca recente con una soccombenza del comune nei confronti di Imprepar Impregilo Spa per l’importo di euro 5.023.000, nei confronti di Angelo Ferrara per l’importo di euro 3.144.000, nei confronti del Fallimento Pulvirenti per euro 2.138.000 e nei confronti degli Eredi Ragusa per l’importo di euro 945.000.

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