Sulla tassa di soggiorno interviene il presidente Federalberghi Sicilia Nico Torrisi
Da destra - Presidente Federalberghi Sicilia Nico Torrisi con il presidente di Federalberghi Messina Giuseppe Minniti Traina

L’indagine di Federalberghi in Italia – Da qualche settimana a questa parte la tassa di soggiorno è balzata all’attenzione mediatica. In Sicilia, in particolar modo, stando all’indagine di Federalberghi annunciata dall’Ansa si evidenzia che 313 amministrazioni potrebbero utilizzarla ma soltanto 40 lo fanno. Il problema, però, sta nel fatto che mentre la legge stabilisce che gli introiti sono destinati a finanziare interventi in materia di turismo, il dubbio è che in diversi comuni venga spesa in maniera diversa. Una questione che, in verità, riguarda tutta Italia: a Roma, rileva Federalberghi, nel 2014, solo 4,7 milioni (il 6 per cento del gettito) sono stati destinati al turismo e ai beni culturali-ambientali. Di fronte a una situazione del genere, la proposta di Federalberghi è quella di abolire l’imposta e le funzioni svolte dagli enti locali in campo turistico dovrebbero essere finanziate mediante compartecipazione degli stessi al gettito Iva di tutte le attività produttive, non solo terziarie. In attesa che venga compiuto questo passo, si dovrebbe adottare una regolamentazione omogenea valida in tutta Italia.

L’occhio della Corte dei Conti su Taormina – Questo è lo studio e le proposte di Federalberghi in Italia, ma a Taormina, capitale del turismo siciliano, dopo tutte le polemiche degli ultimi mesi in merito alla decisione dell’amministrazione comunale di portare al massimo delle sue possibilità la tassa di soggiorno, il 13 ottobre la Procura regionale della Corte dei Conti ha avviato l’istruttoria sulla presunta irregolarità nella gestione dei proventi derivanti dall’applicazione dell’imposta di soggiorno. Dal capoluogo siciliano, dunque, hanno chiesto al comune della Perla dello Jonio dei documenti per approfondire la vicenda: è stata richiesta la delibera in questione e quella istitutiva dell’imposta. Inoltre si dovrà specificare e documentare, entro 30 giorni, a quali fini sono stati destinati i proventi della tassa di soggiorno. In un contesto del genere è meglio utilizzare la massima prudenza e il presidente di Federalberghi Sicilia, Nico Torrisi, ha dichiarato che «sul fatto che ci sia un’indagine c’è poco da dire. Quando e se si saprà qualcosa sarebbe grave che un’imposta che nasce per fare turismo venga utilizzata per fare altro».

«L’imposta di soggiorno deve essere utilizzata esclusivamente per spese ai fini della promozione turistica» – Il presidente Nico Torrisi, inoltre, ripercorrendo le proteste degli albergatori taorminesi per il recente aumento dell’imposta di soggiorno, ricorda che «a Taormina tutti i colleghi si lamentano in quanto l’imposta è stata portata al massimo delle sue potenzialità esclusivamente per utilizzarla come se fosse del bitume per coprire le buche del disastrato bilancio del comune». Già, ormai si conosce bene la situazione delle casse comunali, soprattutto dopo la bocciatura da parte della Corte dei Conti del piano di riequilibrio economico-finanziario presentato dall’Ente. Un “no”, in attesa della relazione”, che potrebbe tradursi in un incredibile dissesto di Taormina. Il presidente di Federalberghi Sicilia, Nico Torrisi, ha ammesso che la situazione è complicata anche in altri comuni d’Italia e l’impressione è che l’imposta svolga questa strana e duplice funzione anche in altre zone del Paese. «Però, conclude Torrisi, noi abbiamo ben chiaro che l’imposta di soggiorno deve essere utilizzata esclusivamente per spese ai fini della promozione turistica».

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