Taormina, la frana in contrada Lappio
Taormina, la frana in contrada Lappio

Dal sopralluogo alla nota da inviare al ministro dell’Ambiente – Era mercoledì 14 ottobre quando il professore Franco Ortolani, l’architetto Giuseppe Aveni e l’architetto Salvatore Mondello effettuavano il sopralluogo sul territorio di Taormina. Gli esperti hanno visionato quattro zone critiche della città: Villa comunale, funivia a Mazzarò, la zona della piscina e Madonna delle Grazie. Per questioni di tempo non sono riusciti a scorgere le altre criticità, ma nel faccia a faccia successivo con il sindaco Eligio Giardina si era giunti a una conclusione interessante: inviare una nota al ministro dell’Ambiente in cui esporre un piano, sarebbe il primo in Italia, di prevenzione e programmazione all’avanguardia per salvaguardare il territorio. Un’idea che dovrebbe muovere i suoi primi passi nei prossimi giorni. Intanto, a dimostrazione che il tempo per intervenire si riduce sempre di più, si deve fare i conti con una nuova frana, quella nei pressi di contrada Lappio.

Le criticità del territorio e l’effetto Alcantara-Agrò – Certo, definirla “nuova” è un generoso eufemismo. In realtà si tratta di una frana visibile ormai da anni per tutti coloro che percorrono la rampa stradale che conduce in città. La frana, questa volta, rischia di mettere in discussione la stabilità di uno dei piloni di via Garipoli nella curva del percorso stradale. Un bel problema per Taormina, che in caso di crollo rischierebbe di trovarsi quasi isolata. Sulla criticità è voluto intervenire il professore Franco Ortolani, tra i massimi esperti in Italia in materia di salvaguardia ambientale, analisi e metodologie di intervento per i fenomeni alluvionali e sismici. «Taormina, da circa 27 secoli, è la perla del Mediterraneo ed ora è un “monumento” patrimonio del mondo! Taormina è una sentinella delle modificazioni ambientali avvenute finora e deve esserlo anche in questo periodo di cambiamento climatico-ambientale in quanto è ubicata nell’ambito della fascia di territorio sul quale fa risentire i suoi effetti quello che i meteorologi chiamano “effetto Alcantara-Agrò”».

«Da anni questi fenomeni stanno intaccando anche i versanti attorno all’altopiano su cui sorge l’abitato di Taormina» – Già, ma di cosa si tratta? Il professore Ortolani spiega che «si tratta di eventi piovosi, tipo nubifragio, che nelle ultime decine di anni si ripetono più frequentemente come accaduto il 10 ottobre 2015 quando le forti piogge hanno interessato prima il versante ionico e poi quello tirrenico dei Monti Peloritani riversando al suolo ingenti volumi di acqua che hanno innescato fenomeni erosivi e dissesti coinvolgendo la coltre superficiale e la vegetazione. Da anni questi fenomeni stanno intaccando anche i versanti attorno all’altopiano su cui sorge l’abitato di Taormina e stanno accentuando l’instabilità che caratterizza quella parte di territorio dove sulla roccia si trova uno strato non ancorato di suolo. Fenomeni simili sono ben visibili lungo tutti i versanti della fascia costiera tra Catania e Messina».

Stabilizzare i versanti – Sta di fatto che «alcuni di questi dissesti stanno compromettendo la stabilità di manufatti antichi e recenti come accade al muro della villa comunale e al sottostante versante, al versante tra la piscina e la stazione bassa della funivia, al versante in località Lappio dove si trova il viadotto dell’arteria che collega il centro storico con l’autostrada. E’ evidente che non si può trascurare oltre quanto sta accadendo lungo i versanti: si tratta di fenomeni che vanno affrontati immediatamente per garantire sicurezza ai manufatti». Quindi il pensiero dell’ordinario di Geologia presso l’Università Federico II di Napoli è che «i versanti su cui si trova l’altopiano del centro storico rappresentano un territorio panoramico di pregio e devono essere adeguatamente stabilizzati in modo da garantire percorsi sicuri e duraturi tra la città ed il mare. L’attuale periodo di cambiamento climatico esige una adeguata conoscenza delle modificazioni fisiche e vegetazionali che si stanno verificando al fine di mettere a punto ed attuare interventi non invasivi che valorizzando la vegetazione autoctona ne stabilizzino fisicamente il substrato. Taormina può e deve continuare a rappresentare una attenta sentinella dei cambiamenti climatico-ambientali mediterranei e un laboratorio per l’applicazione di metodi innovativi e duraturi di stabilizzazione e valorizzazione del territorio».

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