Taormina, l’accoglienza e il discorso di Ban Ki-moon – Un pomeriggio movimentato a Taormina. No, il motivo non era legato alle previsioni meteorologiche che si sono dimostrate, per fortuna, meglio del previsto. Quando alla Casa di Riposo “Carlo Zuccaro” sono arrivati 28 migranti, c’è stato stupore e disorientamento. I ragazzi, tutti minorenni, si sono ritrovati nella Casa di Riposo. Al freddo, assiepati fuori per diversi minuti, qualcuno un po’ infreddolito e in attesa che dentro, al piano superiore, venissero organizzati i letti in cui dormiranno almeno fino a lunedì. La stanza viene sistemata dai lavoratori della Casa di Riposo e tra loro c’è Angelo Nicita che sposta materassi e cuscini per i ragazzi. Cerca di creare un ambiente confortevole per i migranti. Taormina è anche questa e a sorpresa si trova a dover affrontare una questione che tutti i giorni si può notare in televisione. A poche ore di distanza dallo storico discorso del Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, il quale aveva riconosciuto il ruolo dell’Italia nell’accoglienza e nell’umanità nei confronti dei migranti, ecco che anche Taormina si trova a fare la sua parte: «L’Italia ha saputo dare una risposta coraggiosa e profondamente umana alla più grande crisi migratoria dalla fine della Seconda guerra mondiale. Rendo omaggio agli uomini e alla donne d’Italia che hanno salvato decine di migliaia di migranti. Ringrazio l’Italia. Nell’immigrazione forzata non ci sono due categorie, i meritevoli e i non meritevoli. Ci sono solo persone che hanno bisogno di aiuto. Tutti i migranti devono godere della protezione».

Dall’Egitto al Mali, ecco i luoghi di provenienza – Un discorso che non fa una piega, soprattutto se si pensa alle storiche migrazioni del popolo italiano. Taormina, in un contesto del genere, si trova a dover accogliere 28 ragazzi minorenni provenienti dall’Africa. A parte un giovane, che è arrivato in Italia il 29 settembre, gli altri 27 sono giunti sulle coste del nostro Paese il 9 ottobre. Sono giovanissimi. Sui documenti di riconoscimento si nota che il più grande è un classe ‘97, mentre i più piccoli sono nati nel 2000. In realtà è sufficiente guardare i loro volti per comprendere che si tratta di piccoli uomini cresciuti in fretta a causa degli orrori a cui hanno assistito nel loro Paese di origine. Già, c’è chi proviene dall’Egitto (sono in due), dodici provengono dal Gambia, quattro dal Mali, due dalla Guinea, uno dal Togo, uno dal Benin, due dal Senegal, uno dalla Nigeria, uno dalla Sierra Leone, uno dal Camerun.

Taormina, abituata a ben altro tipo di ospiti, si scopre città del paradosso – Idris, Malek, Issa, Affa, Kasim, Ibrahime, Mohammed, Yakuba, Bubakar e tutti gli altri. Ognuno con la propria storia, ma con la stessa sofferenza. La città di Taormina si trova immersa nella realtà. Quella nuda e cruda, quella che fa male e sembra non toccarci quando la si vede in televisione. Come se non ci appartenesse fin quando non si vivono simili esperienze in prima persona. Taormina, abituata a ben altro tipo di ospiti, spesso con un conto in banca da fare invidia, si scopre città del paradosso, dai due volti. In realtà lo era anche prima, ma le condizioni di questi ragazzi impongono una riflessione. Spingono a pensare ai cambiamenti del mondo e ai fenomeni migratori che sono destinati a condizionare in maniera profonda l’Europa dei prossimi decenni. Taormina, Perla dello Jonio e quindi del Mediterraneo, mare al centro di questi esodi, che spesso si è trasformato nella tomba dei migranti, si scopre protagonista della storia, la può guardare in viso. Negli occhi di questi ragazzi, infatti, c’è la paura, l’orrore e anche la speranza per un futuro migliore.

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