L'orto dei bimbi di Serena Bonura - Terra Nuova edizioni
"L'orto dei bimbi" di Serena Bonura - Terra Nuova edizioni

Se pensate che sia arrivato il momento di cimentarvi insieme ai vostri figli, nipoti o alunni nella creazione e cura di un piccolo orto, l’orto dei bimbi è il libro che fa per voi. Una guida pratica, ricca di illustrazioni e soluzioni pensate per piccoli spazi, che sarà presentata domani a Catania presso Haiku – Cucina Naturale. L’autrice è Serena Bonura, educatrice e orto-terapeuta, che da diversi anni lavora e svolge attività di ricerca nel campo dell’ecologia e della sostenibilità, applicate all’educazione, alla formazione e alla comunicazione. Tra i fondatori dell’Associazione Siqillyàh, nel 2012 avvia, insieme a Manuela Trovato, Angela Di Nuzzo e Antonia Teatino, il progetto Ape (Aula Permanente di ecologia). Si tratta di una vera e propria aula didattica all’aperto in uno spazio del Comune di Savoca (ME), che si ispira alla Permacultura, pratica di progettazione sostenibile, e alle attività orticole, dedicate a bambini, ragazzi e cittadini. 

Dottoressa Bonura quali vantaggi derivano, per un bambino, dalla creazione e cura di un piccolo orto ?
L’orto è uno strumento multifunzionale in grado di incidere su diversi aspetti delle crescita di un bambino. Penso alle capacità psico-motorie. Attraverso il lavoro in orto possono migliorare le capacità di movimento, coordinamento o le capacità legate allo sviluppo dei 5 sensi. Oppure su tutto l’aspetto emotivo-relazionale. Nei bambini che hanno la possibilità di manipolare la terra, si può notare una diminuzione dello stress, dell’ansia, dei comportamenti aggressivi e nel contempo una migliorata attitudine alle attività di gruppo, allo stare insieme.

Consigli pratici. Quali strategie mettere in atto per un “buon inizio” ?
Personalmente inizierai dalla coltivazione in piccoli spazi anche perchè realizzare un orto vero e proprio richiede molto tempo, cura e pazienza. Una piccola astuzia può consistere nel realizzare un orto in cassetta, utilizzando così anche materiali da recupero. Dal punto di vista strettamente didattico consiglio di iniziare da tutte quelle attività che riguardano i semi, favorendo all’inizio le attività manipolatorie, continuando con la creazione di piccoli manufatti artistici con i semi e la piantumazione di questi in piccoli contenitori, come bicchieri di plastica da riuso.

Perché utilizzare l’agricoltura sinergica ?
L’agricoltura sinergica è una delle tante pratiche di agricoltura ecologica che si possono utilizzare. Non certo l’unica. Interessante però il sistema consociativo messo a punto da questo tipo di agricoltura e che consiglio vivamente di utilizzare. Osservando e studiando la natura ci si è resi conto, infatti, che esistono rapporti oppositori e collaborativi tra le piante, conoscendo quali sono possiamo sfruttarli a nostro vantaggio per avere un orto più sano e rigoglioso, in grado di curarsi da se.

Lei ha alle spalle un’esperienza decennale nella promozione di un modello di sviluppo che sia innanzitutto ecosostenibile. Quali sono gli ambienti sociali che ha trovato più sensibili e ricettivi alla necessità di concretizzare tale modello ?
In generale devo dire che negli ultimi anni c’è un incremento della sensibilità verso le tematiche ecologiche, un po’ in tutti i settori.  Credo, però, che è a livello locale nelle micro-reti sociali che avviene il cambiamento. Penso per esempio a un GAS Gruppo di Acquisto Solidale. Probabilmente la leva di partenza è economica quindi risparmiare ma via via credo che ci si spinga verso un orizzonte più ecologico, attraverso lo sviluppo di buone pratiche, come fare il pane in casa, o autoprodursi parte del proprio cibo.

Come giudica i tentativi portati avanti, a livello europeo, di porre fuori legge le sementi non brevettate ?
La questione dei semi è molto delicata. Allo stato attuale le sementi non inserite nel catalogo, al di la che siano brevettate o meno, rischiano di essere oggetto di speculazione ma io credo che il pericolo più grande sia nel non coltivare questi semi. Attualmente la perdita di biodiversità del patrimonio genetico è molto rilevante per via del fatto che produciamo solo pochissime specie di vegetali, quelle più economicamente  e commercialmente rilevanti. Come sempre, credo che opporsi non crei nulla di buono, casomai è nella proposta di alternative che si realizza un cambiamento. Per questo ritengo che sia fondamentale iniziare a recuperare le varietà autoctone locali e sopratutto coltivarle

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