Dalla passione e determinazione di un gruppo di giovani archeologi, guidati da Giuseppe La Spina, nasce a Gela, nel luglio del 2014, il Mediterranean International Centre of Studies ( M.I.C.O.S.) , il primo centro studi italiano dedicato all’archeologia subacquea. Un progetto innovativo, che vede il coinvolgimento di diverse Università, italiane ed estere, con l’obiettivo di promuovere la ricerca, lo studio e la divulgazione del patrimonio culturale dell’area del Golfo.

Direttore, quali sono le attività e i corsi di studio che il M.I.C.O.S. ha avviato ?
Il M.I.C.O.S. in questi due anni si è impegnato a realizzare una serie di collaborazioni con realtà universitarie ed enti al fine di promuovere una serie di iniziative dedicate allo studio, alla ricerca e dunque alla conoscenza del patrimonio storico ed archeologico del territorio siciliano. Tra le tante iniziative troviamo interessante quella dedicata all’Erasmus Pratica, dove studenti provenienti da diverse università europee, attraverso il finanziamento della Ce, svolgono in Sicilia attività pratiche rivolte all’archeologia. Questa iniziativa permette agli studenti di soggiornare in Sicilia diversi mesi, consentendo loro un arricchimento culturale e conoscitivo di un territorio straordinariamente ricco di storia e tradizioni. Ma i corsi di cui andiamo davvero fieri sono quelli di “Introduzione all’archeologia subacquea” e il “Corso avanzato di archeologia subacquea”.

 Quali sono gli Enti pubblici e le Università attualmente coinvolte ?
In due anni il M.I.C.O.S., forte delle idee e delle iniziative proposte, è riuscito a promuovere numerose collaborazioni con gli enti locali e regionali, indispensabili per dare un carattere istituzionale a questo centro. Voglio ricordare il Museo Archeologico di Gela  il quale, attraverso il Direttore Emanuele Turco, ha dimostrato una straordinaria apertura, difficile da riscontrare di questi tempi nella nostra terra. Sulla stessa lunghezza d’onda la Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia attraverso il Prof. Sebastiano Tusa, archeologo di grande esperienza, il quale ha saputo intravedere in questi corsi la possibilità di promuovere attività di studio e ricerca sistematica nel mare di Gela, sito dove attualmente operiamo attraverso il supporto e la collaborazione anche della Guardia Costiera, della CEASUB Gela e con il patrocinio del Comune di Gela e del Distretto Turistico Regionale “Valle dei Templi”.Tra le università,  i centri e le organizzazioni con cui abbiamo instaurato rapporti di collaborazione troviamo l’Università di Cadice, la IULM di Milano, l’accademia Enrico VI di Hohenstaufen, l’Università di Coimbra, il Centro de Estudos de Arqueologia, Artes e Ciências do Património (ex CEAUCP), las Universidades de Coimbra e Porto, i Gruppi Archeologici d’Italia, il Gruppo Archeologico Gelese e la Fondazione Floresta Longo.

L’avvio delle attività del M.I.C.O.S. è stato piuttosto travagliato. Quali le resistenze culturali e le difficoltà burocratiche che avete dovuto superare ?
Le attività hanno seguito il proprio corso senza particolari difficoltà da parte delle istituzioni preposte alla tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico, piuttosto vi è stata da parte loro una grande apertura. Più complicato il rapporto con il Comune di Gela con il quale da due anni si cerca di trovare una sede definitiva e di prestigio per un centro studi che oggi risulta essere un modello per le attività di ricerca, come dimostra il III Congresso Internazionale sugli Studi della Ceramica, organizzato dal M.I.C.O.S. ed al quale hanno partecipato università provenienti da tutto il mondo. Attualmente il centro è ospite in una sede comunale provvisoria dove chiediamo da tempo di formalizzare la nostra posizione. Dall’altra abbiamo avuto proposte dai comuni di Licata, Butera e Piazza Armerina, pronti ad ospitare il centro laddove il M.I.C.O.S svolge già delle attività di ricerca.

Di fronte ad una dilagante fuga di intelligenze verso l’estero, lei ha deciso caparbiamente di restare e promuovere le ricchezze archeologiche, e non solo, del suo territorio. Ritiene che sia mutata in questi anni la sensibilità della cittadinanza nei confronti dell’immenso patrimonio culturale e paesaggistico che la Sicilia detiene ?
La Sicilia detiene il maggior numero di siti patrimonio UNESCO in Italia, uno stato che detiene il maggior numero di siti UNESCO al mondo, e già questo dovrebbe farci riflettere sulla straordinarietà di questa terra. In Sicilia i siti patrimonio dell’umanità sono aree aperte ai grandi flussi turistici, dove la storia e l’archeologia diventano una risorsa, una possibilità di crescita collettiva; ma è un sistema chiuso che non coinvolge l’intero territorio, quello di un’isola che nella sua complessità non esprime al meglio il proprio patrimonio storico ed archeologico, isole nell’isola. Una sensibilità a macchia di leopardo forse e comunque ancora troppo limitata. Le istituzioni devono lavorare in questo senso, capire e far capire che il nostro patrimonio culturale è una risorsa che nessuno può portarci via, che è presente ed è frutto di una stratificazione storica e culturale unica nel suo genere (sikani/siculi, greci/fenici, romani, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini, aragonesi etc etc). E’ questo il nostro petrolio, una risorsa infinita che nessuna multinazionale potrà decidere di dismettere perchè parte integrante del nostro paesaggio storico e del nostro tessuto culturale.  E’ uno dei motivi per il quale ho deciso di ritornare ed investire in Sicilia.

Siete riusciti a rendere l’area del Golfo un importante centro di scambi internazionali che restituisce all’estero un’immagine di Gela completamente nuova, se pensiamo al perenne collegamento con l’area industriale del petrolchimico. Progetti futuri ?
Una missione non semplice considerata l’immagine che purtroppo ha avuto Gela negli ultimi 50 anni, una terra straordinariamente ricca che purtroppo “avvelenata” ha dimenticato la propria identità. Proseguiremo con le attività proposte in questi due anni e cercheremo di realizzare progetti di recupero e conservazione di aree archeologiche oggi in stato di abbandono. C’è molto da fare e noi siamo solo all’inizio.

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