La mossa di Benigni e Longo sulla Vittorino Da Feltre – Nell’ultimo Consiglio comunale i due esponenti del Partito Democratico, Piero Benigni e Graziella Longo, hanno reso noto all’Aula di Palazzo dei Giurati la loro intenzione di richiedere un accesso agli atti amministrativi della scuola elementare Vittorino Da Feltre. Un’azione volta a dare all’edificio la sua funzione originaria, anche se in realtà è dal 2004 che la scuola è chiusa, se escludiamo l’ala in cui si trova la scuola dell’Infanzia, e tutti i tentativi di riaprirla sono falliti. Davvero un peccato, considerando la situazione attuale dei plessi scolastici di Taormina che hanno mostrato tutti i loro limiti durante le recenti precipitazioni. La Vittorino Da Feltre, dunque, potrebbe essere la soluzione ai problemi dell’edilizia scolastica di Taormina? Forse si, soprattutto tenendo in considerazione i guai della Ugo Foscolo che viene rattoppata a ogni pioggia (già, ma fino a quando potrà reggere?).

La Vittorino Da Feltre e il tanto atteso finanziamento – Sta di fatto che in un Consiglio comunale estivo di fine luglio, l’assessore ai Lavori Pubblici Gaetano Carella ricordava che recentemente si era recato all’assessorato regionale dell’Istruzione proprio per parlare del finanziamento riguardante la Vittorino Da Feltre. «C’è un decreto dirigenziale del 15 maggio 2015 in cui il comune di Taormina era entrato a far parte dei finanziamenti. Il comune di Taormina è al 13esimo posto nella graduatoria. Sono stati finanziati 38 comuni e in questi mesi il procedimento è stato bloccato, perché uno dei comuni ha fatto ricorso e ha avuto risultato negativo. Oggi in assessorato mi hanno detto che hanno preparato il decreto, hanno accantonato quella somma di 4 milioni del ricorso e a giorni arriverà il decreto di finanziamento». Però, ancora oggi, non c’è nessuna novità sull’esito di questo finanziamento e lo stesso assessore Carella, il 16 dicembre 2014, sosteneva che «il comune si sarebbe attivato nel momento in cui sarebbe arrivato il finanziamento».

Quando l’assessore Antonella Garipoli voleva ridurre la scuola a luogo di aggregazione sociale – Queste sono le ultime tappe di una soap opera che si trascina ormai da anni. L’ennesima incompiuta taorminese che ha attraversato diverse campagne elettorali e varie giunte. Anzi la Vittorino Da Feltre, con l’arrivo di Halloween, potrebbe essere il teatro di una fiction sul mistero. Già, perchè la storia è costituita da così tanti capitoli che hanno contribuito a renderla sempre più enigmatica. «Quando passo là davanti, non capisco per quale motivo sia stata chiusa», aveva detto in un recente Consiglio comunale il sindaco Eligio Giardina. Già, per quale motivo è stata chiusa la scuola che dal 1955 al 2004 ha contribuito a educare le generazioni taorminesi? I motivi ufficiali, a quanto pare, sono legati al mancato rispetto delle normative anti-sismiche. Dopo il 2004, però, si deve fare un salto fino al 17 febbraio 2011 quando l’assessore ai Beni Culturali, Antonella Garipoli, affermava: «Sarebbe più opportuno utilizzare ed ampliare, a mio avviso, la Ugo Foscolo, e convertire invece la Vittorino da Feltre in un luogo sociale di aggregazione. Non voglio una struttura che abbia uno spirito “sessantottino”, ma un centro che possa affrontare e prevenire il disagio che oggi affligge i giovani. La mia idea è quella di allestire un centro per consentire ai ragazzi di andare al cinema e fare musica».

La determina sindacale del 2009 e la verifica statica e sismica senza nessun esito – Un’idea “fantastica”, lungimirante. Scommettere sulla Ugo Foscolo, ammirando oggi in che condizioni si trova, è stato un azzardo. Niente di più. Una proposta che non era piaciuta ai genitori degli alunni, i quali il 15 marzo 2011 chiedevano la riapertura della Vittorino da Feltre e avevano organizzato una raccolta firme con 1166 “autografi”. Niente, questa mossa non era servita a nulla. C’era però qualcosa di molto più concreto che poteva essere realizzato e che i genitori avevano chiesto a gran voce all’amministrazione comunale dell’epoca: acquisire agli atti e rendere noti i risultati della verifica statica e sismica del fabbricato che risaliva alla determina sindacale numero 94 del 18 settembre 2009. L’imperativo categorico delle mamme e dei papà era di espletare tutte le procedure e gli eventuali lavori per riaprire la Vittorino Da Feltre. Già, ed è quella determina ad attirare l’attenzione sulla vicenda della scuola ormai chiusa da anni. La determina sindacale numero 94 del 2009 affidava incarico a due consulenti esterni per la verifica statica e sismica dell’immobile ma, nonostante la reiterata richiesta da parte del Consiglio d’Istituto, la consulenza non aveva avuto nessun esito.

Quando l’assessore Muscolino era contrario alla riapertura della Vittorino Da Feltre – Anzi, addirittura si ipotizzava un possibile cambio di destinazione d’uso dell’immobile (supermercato?). Un’idea che non era condivisa dall’ex assessore alla Pubblica Istruzione Vittorio Conti, il quale il 18 marzo 2011 affermava: «La Vittorino Da Feltre va riaperta e deve continuare ad essere una scuola. E’ chiaro che bisogna adeguarla alle esigenze attuali. Con la mia nomina ad assessore alla Pubblica Istruzione mi ero mosso convocando una conferenza dei servizi. Ricordo anche che l’assessore Muscolino evidenziò le sue perplessità sulla riapertura di questa scuola». Parole confermate il 19 novembre 2012 proprio dall’ex assessore ai Lavori Pubblici, Marcello Muscolino: «Il problema delle scuole a Taormina non si può più rimandare. Sappiamo ormai tutti i motivi per i quali la elementare è stata chiusa. E’ stata fatta più di una perizia che ha confermato la situazione di inagibilità della Vittorino Da Feltre, e il più recente sopralluogo lo ha fatto il Genio Civile che ha ribadito l’attuale condizione critica di quell’edificio. Servirebbe un “pozzo” di soldi per riaprirla. Per questo va presa seriamente in considerazione l’ipotesi, che abbiamo formulato, di trasferire le elementari e le medie al Capalc. Logisticamente è un sito molto più adatto dell’attuale collocazione alla media Ugo Foscolo, che si trova in un imbuto, per quanto concerne anche la viabilità. D’accordo gli aspetti affettivi, ma della vecchia scuola elementare vogliamo farne un cimelio storico?».

L’ipotesi di accedere un mutuo presso la Cassa Depositi e Prestiti e l’incredible proposta dell’assessore Fabio D’urso di alienare i plessi scolastici di Taormina – Ma nonostante simili dichiarazioni, circa un anno prima, il 1° maggio 2011, la giunta comunale di Mauro Passalacqua si era impegnata nel trovare una soluzione e riaprire la Vittorino Da Feltre. L’idea era di verificare la possibilità di accendere un mutuo presso la Cassa Depositi e Prestiti, oppure predisporre un project financing. Secondo le stime dell’epoca le somme per ristrutturare l’edificio si aggiravano sul milione e mezzo di euro. Ma il problema erano le casse comunali che non godevano, anche in quel frangente, di ottima salute. L’ostacolo era il Patto di Stabilità e l’impossibilità di sforarlo. Così non se ne fece nulla, ma il fatto increscioso, che finì anche sui telegionarli della Rai, fu la proposta dell’assessore alle Finanze, Fabio D’Urso, il 26 ottobre 2012, di voler avviare un piano di alienazione e valorizzazione degli immobili per fare cassa. Tra gli immobili disponibili da alienare, a sopresa (?), erano stati inseriti i plessi scolastici di Taormina centro (che si sarebbero dovuti trasferire, stando a quell’iter, presso il Capalc con una spesa prevista di circa 3 milioni di euro necessari per adeguare la struttura a polo scolastico).

La scuola è considerata come l’esilio in cui l’adulto tiene il bambino fino a quando è capace di vivere nel mondo dei grandi senza dar fastidio – Vicende lontane anni luce dall’idea di una scuola che sia degna di questo nome. Distanti dal progetto di Renzo Piano esposto sulla pagina culturale della domenica del Sole 24 Ore. Del resto questo eterno e logorante ping pong della politica taorminese sulla Vittorino Da Feltre mostra l’assenza di prospettiva, di visione della realtà per le nuove generazioni. Forse da queste parti, come scriveva Maria Montessori, la scuola è considerata come l’esilio in cui l’adulto tiene il bambino fino a quando è capace di vivere nel mondo dei grandi senza dar fastidio. Ma il senatore a vita e architetto di fama internazionale è convinto che sia venuta l’ora di ribaltare simili paradigmi e sostiene la necessità di costruire nuove scuole nelle periferie. La scommessa dei prossimi decenni sarà proprio questa: «trasformare le periferie in pezzi di città felice». Per dirla alla Renzo Piano, occorre «celebrare il rito dell’urbanità». «La città che funziona, aggiunge Piano, è quella in cui si dorme, si lavora, ci si diverte e soprattutto si va a scuola».

Un progetto condiviso con la Presidenza del Consiglio e il ministero dell’Istruzione – Il modello di scuola pensato da Renzo Piano è un modello che si sviluppa su tre livelli. Un qualcosa che a fine settembre è stato condiviso con la Presidenza del Consiglio e il ministero dell’Istruzione. In quell’incontro, svolto a Palazzo Giustiniani, si è deciso di prendere ad esempio questo progetto per le scuole che verranno edificate da qui in avanti. Si tratta di un progetto ambizioso al quale partecipano governo, Inail e regioni. L’Inail, in particolar modo, ha stanziato 300 milioni di euro per costruire una quarantina di scuole in aree che le regioni dovranno selezionare entro il 15 ottobre. Il consorso di idee sarà bandito dal ministero dell’Istruzione a dicembre e la commissione emetterà i suoi verdetti ad aprile 2016. Sulla base del numero degli studenti, riporta il Sole 24 Ore, le tranches più corpose andranno agli istituti della Lombardia (35 milioni), Campania (29 milioni), Sicilia e Lazio (24 milioni).

Un progetto su tre piani che guarda al futuro. E Taormina? – Ma tornando al progetto firmato da Renzo Piano, queste scuole si svilupperanno su tre livelli. «Il piano terra sarà permeabile e trasparente. Al centro c’è un giardino con un grande albero sul quale si affacciano la palestra-auditorium, la sala prove, i laboratori dove i ragazzi si incontrano con associazioni e abitanti. […] La scuola nasce anche intorno all’albero che è metafora della vita. […] Sempre dal livello terra si alza la torre dei libri, così abbiamo chiamato la biblioteca che sale fino alla terrazza ed è aperta a tutti». Al primo piano, invece, Renzo Piano e i suoi collaboratori hanno pensato al luogo in cui si troveranno le aule «che guardano sul giardino interno e si guardano tra loro. La scuola ospita una classe per ogni fascia d’età dai 3 ai 14 anni, quindi i cicli della materna, delle elementari e delle medie. Pensiamo che la condivisione di alcuni spazi tra grandi e piccoli sia importante per creare un continuo scambio di esperienze. Infatti non abbiamo previsto corridoi di passaggio, ma luoghi abitati dove incontrarsi. […] Infine si sale sul tetto che abbiamo pensato come luogo della libertà, della scoperta, dell’invenzione e del sogno. Da sempre il tetto esercita un fascino sui bambini, perchè ha qualcosa di proibito e avventuroso. Poi dal tetto, anche se non sarà più alto di 12 metri, cambia la prospettiva con cui si guarda intorno (Attimo fuggente docet). […] Sul tetto si scopre la luce, c’è l’orto dove crescere le verdure, ci sono gli animali come le galline o la capra. […] Immaginiamo il tetto come un grande workshop a cielo aperto, con pergole che ombreggiano laboratori di botanica, di scienze e di astronomia elementare. Qui ci sarà la macchina eliotermica che cattura l’energia solare. Questa terrazza sarà anche un osservatorio meteorologico». Da qui lo sguardo dei bambini potrà porsi verso l’infinito. Perchè Taormina deve accontentarsi di semplice e poco incisive toppe alle attuali strutture quando si parla di edilizia scolastica? Perchè da queste parti l’unico edificio scolastico degno di questo nome è chiuso da anni?

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