Frances Elliot
Frances Elliot

“Perché chi viaggia in Sicilia non può non visitare Taormina che sta alcune miglia più su, fra le nuvole” così appare Taormina a Frances Elliot appena giunta alla stazione ferroviaria di Giardini nel 1880. Erano gli anni del Grand Tour quando i giovani dell’aristocrazia tedesca e soprattutto inglese viaggiavano in Europa per conoscere la politica, l’arte, la cultura e le antichità dei paesi che visitavano prediligendo due mete l’Italia e la Grecia. Lady Frances Minto Elliot Vickriss Dickinson, questo è il suo nome completo, giornalista, scrittrice, viaggiatrice, femminista ante litteram, adotta il cognome “Elliot” dal suo secondo marito Gilbert Elliot, il decano di Bristol, e aggiunge “Minto” sulla base di legami familiari del marito con i duchi di Minto. I suoi primi lavori sono degli articoli semi-autobiografici, scritti tra il 1840 e il 1850 con lo pseudonimo di Florentia.

La sua produzione più interessante però sono certamente i suoi diari di viaggio intitolati “The Diary of an Idle Woman in … “. Italia, Spagna, Sicilia e Costantinopoli sono le destinazioni narrate in maniera vivida con riferimenti storici e culturali costanti. Frances prima di trovare la sua “stanza” dove scrivere dei suoi viaggi ha un passato doloroso e complicato: suo padre muore quando lei ha solo sette anni, lasciandola molto ricca ma sola. A diciotto anni s’innamora  di John Edward Geils, un tenente dell’esercito indiano, figlio di un amico di sua madre; i due si sposano ma Geils rivela subito un carattere violento così le idee romantiche di Frances sul matrimonio svaniscono abbastanza rapidamente; dopo ben cinque aborti e quattro figli Frances, si trasferisce dalla madre in Berkshire, e chiede il divorzio che ottiene con non poche difficoltà dopo alcuni anni, ma perdendo i suoi figli.

Quando la camera dei Lord la dichiara una donna libera Frances parte per l’Italia; ritornata in Inghilterra sposa il reverendo Gilbert Elliot ma anche questo ben presto si rivela un matrimonio sbagliato. Frances ricomincia a viaggiare e tra il 1879 e il 1880 attraversa la Sicilia. il racconto appassionato, meticoloso, di questo viaggio lo possiamo leggere in “The Diary of an Idle Woman in Sicily”. La Sicilia è paragonata all’Irlanda, isola dura, povera ma dove la bellezza ti toglie il fiato e la storia ti arricchisce culturalmente. I siciliani invece sono paragonati agli scozzesi codardi, brutti e bugiardi senza di loro la Sicilia potrebbe essere un Eden ma i siciliani non hanno “amor di patria”, così l’autrice usando l’italiano scrive nel suo diario. I primi undici capitoli del diario ci narrano, -perché di narrazione si tratta e non di semplice descrizione-, del viaggio in Calabria, della traversata dello Stretto e di Messina. Messina è vista come l’unica cittadina dove non esiste la mafia e i messinesi sono percepiti come persone cortesi, gentili, amichevoli che salutano sempre dicendoti “God be with you” (Dio sia con te).

Il viaggio in treno da Messina a Taormina  si rivela straordinario. Frances s’immerge in esso guardando dal finestrino quei luoghi caratterizzati da lunghe spiagge dorate che separano un mare blu intenso dalle colline ricche di vegetazione dove greci e romani si insediarono. L’arrivo a Taormina, raccontato nel quattordicesimo capitolo del diario, non è facile,  invano in stazione la compagna di viaggio, chiamata da lei scherzosamente Furiosa, cerca un facchino; una folla di stranieri di tutte le nazionalità si accalcano intorno alle due donne; la salita in carrozza si rivela ripida e pericolosa; l’albergo dove vanno ad alloggiare è “miserabile, puzzolente, freddo, pieno di spifferi d’aria e di poveri mobili”.

Lo scenario però che appare a Frances  è intenso, ancestrale, di una bellezza incredibile: tombe romane, conventi antichi con giardini pieni di magnolie fiorite, palazzi con architetture che ricordano le dominazioni passate, archi, naumachie, frammenti di mura antiche, di templi,  e su tutto un teatro greco-romano da dove tra “le colonne appare un mare glorioso e lei la montagna, la maestosa Etna”. E io “an idle woman” – dice Frances- sto in mezzo a tutto ciò,  “con la memoria del trono di Giove, dell’officina di Vulcano, della prigione di Titano, della casa dei Ciclopi, della torcia di Demetrio, dell’infuocato fulmine di Encelado, della tomba di Empedocle.  Qui intorno a me una terra fertile venata di verde e di storia antica”. Frances Elliot aveva cinquantotto anni quando giunse a Taormina un background culturale immenso, una storia di vita dolorosa, continuò a viaggiare sino alla sua morte a Siena all’età di settantotto anni.

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