Frana sull'autostrada A 18
Frana sull'autostrada A 18

Lavori abusivi per la costruzione di immobili? – La frana del costone di Letojanni, che si è riversata sull’autostrada Messina-Catania ha sommerso una parte della A18, ha bloccato il traffico procurando seri danni a pendolari e viaggiatori, ma nello stesso tempo ha fatto riemergere una vecchia storia che ha come protagonista, guarda caso, anche quella collina e due personaggi: l’ex sindaco di Letojanni, Gianni Mauro, e lo scrittore Mimmo Cacopardo. Nelle ultime ore, dopo la corposa frana, l’attuale primo cittadino del paese che fa parte del comprensorio di Taormina, Alessandro Costa, ha emanato un’ordinanza urgente in cui ha decretato di far evacuare alcune abitazioni di un residence alberghiero che si trova proprio sopra la collina. La situazione è critica, non solo per l’impianto del Consorzio della Rete Fognante, ma anche per quelle abitazioni poste sul “cocuzzolo” della collina. I recenti sopralluoghi, a quanto pare, da parte dei tecnici del Consorzio per le Autostrade Siciliane, avrebbero messo in luce che sulla collina sarebbero stati eseguiti lavori abusivi per la costruzione di immobili.

L’indagine su alcune concessione edilizie in contrada Gallinella e a Silemi alta – Hanno scoperto l’acqua calda, potrebbe dire qualcuno ricordando la diatriba tra l’ex sindaco Gianni Mauro e il noto scrittore Mimmo Cacopardo. Era il 2009, infatti, quando erano state notificate ben quattro informazioni di garanzia al sindaco di Letojanni Gianni Mauro, al vicesindaco Cateno Ruggeri, all’assessore Marilena Bucceri e ad un altro componente della giunta del 2006, Giuseppe Rammi, con l’accusa di reato in ipotesi di concorso per abuso d’ufficio, in seguito tutti assolti, “perché il fatto non sussiste”. L’indagine, che era stata condotta dal sostituto procuratore Vincenzo Cefalo, riguardava il rilascio di alcune concessioni edilizie nel comune di Letojanni in contrada Gallinella e a Silemi alta, senza l’approvazione in Consiglio comunale del Piano di lottizzazione, che aveva ricevuto solo il via libera da parte della giunta. L’inchiesta era stata avviata dopo un esposto presentato da tre consiglieri di una passata amministrazione. Secondo i tre esponenti politici, sulla base di una successiva ispezione regionale, il comune avrebbe illegittimamente rilasciato il via libera all’edificazione anche sulla collina di contrada Gallinella.

«Alcuni grandi proprietari terrieri locali – Garufi, Mauro – si insediano come sindaci a Letojanni» – Già, una vicenda denunciata in tempi non sospetti anche dallo scrittore Mimmo Cacopardo che in un articolo pubblicato su La Repubblica del 3 ottobre 2009, molto dibattuto a Letojanni, per quanto riguarda gli intrecci tra mafia e cemento in Sicilia, citava anche il paese del comprensorio di Taormina. «Chiamati dalla necessità di gestire il territorio, alcuni grandi proprietari terrieri locali – Garufi, Mauro – si insediano come sindaci a Letojanni (nelle loro maggioranze, purtroppo, anche esponenti Ds e, ora, Pd): i loro terreni vengono lottizzati e venduti a imprese dai nomi strani provenienti dalla Sicilia occidentale». Le parole di Mimmo Cacopardo sono pesanti, più di quella massa di fango che ha invaso la carreggiata dell’autostrada. Era il 2009, ma quell’articolo sembra essere stato scritto qualche ora fa: «L’ imponente massa di costruzioni a monte della statale 114 e dell’autostrada fa sì che le piogge si trasformino in alluvioni portando a valle milioni di metri cubi di fango e terra».

Dal 1972 a oggi – Lo scontro, in realtà, inizia nel 1972, quando l’ architetto messinese Carlo Fulci, famiglia d’élite, con un fratello capo delegazione alle Nazioni unite, redige un Piano di fabbricazione. In un contesto del genere occorre ricordare che molti terreni situati proprio sull’altura di Letojanni appartenevano alle famiglie più aristocratiche del paese: ai marchesi Mauro, rappresentati dall’ex sindaco; ai Tornatore e ai Garufi, anch’esse rappresentate da sindaci. Nel 1984 Fulci elaborò il piano regolatore che prevedeva una ulteriore cementificazione in montagna, come sottolinea il quotidiano La Repubblica in una sua inchiesta. «Per ben tre volte la regione lo boccia giudicandolo sovradimensionato. Rientrato in vigore il vecchio piano di fabbricazione, si continuano ad autorizzare costruzioni. Dal 2006 al 2008 l’ impegno profuso della giunta è stato massimo. Le sedici palazzine costruite negli anni Ottanta sui terreni del sindaco sono prive di fogne, luce, acqua, e rete telefonica. In compenso possono permettersi una meravigliosa vista mare che da tempo gli stessi villeggianti non riescono ad apprezzare. L’opposizione dice che “sono state emesse e notificate ordinanze di sgombero, peraltro mai revocate, né fatte rispettare”. La ditta Stevani-Mauro, che ha eseguito i lavori senza eseguire le opere di urbanizzazione, è fallita da tempo. E la giunta? Approva delle nuove costruzione che dovrebbero sorgere sui terreni adiacenti. E i servizi? Saranno allacciati alle precedenti opere di urbanizzazione. Che però non esistono. E quel mega albergo costruito sul costone? E quella una piscina sotto il traliccio dell’alta tensione? Quelle strutture ubicate a pochi metri dal torrente? Un progetto redatto dal sindaco (quando ancora era consigliere comunale) prevedeva una espansione dell’ hotel di 350 mila metri cubi, distribuiti in 24 palazzine”. In tutta questa vicenda l’ex sindaco Mauro venne condannato in primo e in secondo grado, ma venne assolto per prescrizione prima del pronunciamento della Cassazione.

L’edificazione selvaggia delle colline da Messina a Taormina, soprattutto nei territori di Letojanni, Forza d’Agrò e Sant’Alessio Siculo – Una vicenda, un modo di fare diffuso nella provincia di Messina. Città che di “babba”, a quanto pare, ha davvero poco. Mimmo Cacopardo, negli ultimi anni, è andato indietro nel tempo e ha parlato anche della vicina e attraente Taormina dove a partire dal 1946 i mafiosi iniziarono a tessere rapporti nella cosiddetta Perla dello Jonio. Un intreccio, un impasto ben amalgamato che ha ruotato intorno alla costruzione, di qualche decennio fa, dell’autostrada Messina-Catania. Un affare che attirò diverse imprese siciliane, oggi scomparse per l’ arrivo di subappaltatori legati alla mafia. È in quel momento che prese piede l’ edificazione selvaggia delle colline da Messina a Taormina, soprattutto nei territori di Letojanni, Forza d’ Agrò e Sant’ Alessio Siculo. È in un contesto del genere che potrebbe essere nato il legame con le amministrazioni locali e tutto torna a quella collina, a quel paese, che dalle uova d’oro si è trasformato nelle colline dalle uova di fango.

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