Autocromia a colori di W. Von Gloeden, 1910 Taormina
Autocromia a colori di W. Von Gloeden, 1910 Taormina

La descrizione che il portale Tgcom 24, il 3 novembre del 2014, dava del barone Wilhelm Von Gloeden è qualcosa che offende la memoria del taorminese adottivo. Il sito di informazione Mediaset ne parlava come colui che «spacciava per arte materiale omopornografico per facoltosi turisti». In realtà la storia di Von Gloeden è diversa. Detto il barone Guglielmo, nacque a Wismar, in Germania il 16 settembre del 1856 e morì a Taormina nel 1931. La città di Taormina deve la sua fama anche all’attività di questo fotografò che raccontò la città al mondo intero, documentando fotograficamente scorci paesaggisti, monumenti  e soprattutto i molti volti dai caratteri greci, arabi, normanni. La sua prima foto importante venne pubblicata nella rivista The Studio, il primo Art Magazine in Europa, nella primavera del 1893; nello stesso numero apparivano i disegni per la Solome di Oscar Wilde, a firma del giovane Aubrey Beardsley.

L’immensa produzione di Von Gloeden è però stereotipata nella solo produzione di nudi maschili, cosa non vera perché Wilhelm Von Gloeden raccontava anche  paesaggi, volti femminili, ed eventi religiosi. E’ anche comprensibile che, essendo una delle poche macchine fotografiche a Taormina, molti chiedessero all’artista di voler ritratte un parente, una cerimonia o qualcosa che per loro era speciale. Subito dopo la seconda guerra mondiale molti viaggiatori, specie tedeschi, si recavano a Casa di Francesco Buciunì, il moro, per vedere le celebre foto di Von Gloeden, ed è normale che Buciunì commercializzasse quelle che per i suoi clienti erano le più richieste, ovvero i ragazzi siciliani abbigliati nelle celebre pose di Von Gloeden; Da qui lo stereotipo di Von Gloeden come fotografo di nudi maschili.

Ma se riflettiamo attentamente, esaminando la data di morte dell’artista, ovvero 1931, capiamo facilmente che Von Gloeden, da quelle pose celebri del 1893 al 1931, sperimentasse altre tecniche sia di impressione e sia di stampa. Non meraviglia che oltre alle  lastre fotografiche degli anni 1890-1900, esistono impressioni con altre tecniche ed altri supporti. A documentazione di questa tesi Casa Cuseni, il museo della città di Taormina, esibisce una spettacolare autocromia a colori, la prima documentata  come un originale lavoro di Wilhelm Von Gloeden.

L’autocromia (o Autochrome) è un procedimento di fotografia a colori basato sulla sintesi additiva, brevettato il 17 dicembre 1903 dai fratelli Louis e Auguste Lumiere o, più precisamente, dalla “Société Anonyme des Plaques et Papières photographiques A. Lumière et ses Fils” (Società anonima di lastre e carte fotografiche A. Lumière e figli). Fu grazie a questo metodo che Gabriel Veyre, scattò nel 1905 le prime immagini a colori durante il suo viaggio in Marocco dove era stato eletto fotografo ufficiale del Sultano. Il procedimento, presentato al pubblico solamente nel 1907, utilizzava piccolissime “tessere” simili a quelle di un mosaico ricavate dall’amido di patate. La fotografia con questa tecnica era un lavoro molto lungo e laborioso ma sicuramente rivoluzionario per l’epoca, e rimase l’unica tecnologia industriale in grado di riprendere immagini a colori fino al 1935, anno in cui la Kodak introdusse una tecnologia più affidabile e soprattutto veloce, la famosa emulsione sensibile denominata Kodachrome. Non solo bianco e nero quindi ma anche colore. Come è possibile?

Autocromia a colori di W. Von Gloeden, 1910 Taormina
Autocromia a colori di W. Von Gloeden, 1910 Taormina

Un genio della fotografia come era Wilhelm Von Gloeden, conosciuto in tutta l’Europa, premiato con medaglia d’oro, un artista che partecipava spesso a mostre fotografiche non poteva continuare ad impressionare lastre fotografiche in bianco e nero quando i fratelli Lumiere avevano già inventato le lastre con autocromia e quando fotografi francesi venivano nella nostra Sicilia a documentare i nostri  paesaggi in una enciclopedica raccolta, oggi conservata in Francia. Un talento così bizzarro ed estroverso come era Wilhelm Von Gloeden non poteva non adeguarsi ai tempi. L’autocromia poi, è diventata molto popolare e conferiva alle immagini un tocco pittorico, che certamente ha emozionato Wilhelm Von Gloeden che oltre ad essere un fotografo professionista era anche un pittore dilettante.

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