Taormina, veduta panoramica dalla piazza IX aprile
Taormina, veduta panoramica dalla piazza IX aprile

Taormina, si. Dove finire, meglio che ha Taormina questo periplo della Sicilia? Nessun altro luogo sembra meglio adattarsi al desiderio di Orazio: è la che si vorrebbe vivere «dimenticato e dimenticando», oblitus obliviscendus. Su quel promontorio, tra quei due golfi, ai piedi di quelle montagne, si raccolgono i campioni di tutto ciò che questa terra divina offre di più perfetto: Taormina è per la Sicilia ciò che la Sicilia è per il mondo. Io, cogliendo un altro suggerimento del  poeta latino, il carpe diem, mi sono risparmiato il periplo e sono andato solo a Taormina. La Sicilia la conosco abbastanza bene, anche se non si finisce mai di scoprirla. Ma è innegabile che la perla dello Ionio sia una vera e propria metafora dell’isola, e per questo del mondo. Vi ho girato spesso e ne riconoscevo i tratti disegnati nel teatro di Pirandello, e nello sguardo ironico e impietoso con cui Sciascia traguardava le contraddizioni di questa terra, dai profumi e dalle immagini scolpite nella poesia di Quasimodo, e dalle magiche emozioni trasmesse dai tanti cantastorie figli di questa terra. Taormina è sempre stata lì, dolce matrona romana, che fu greca e fu sicana, vestita con ricchi paramenti e piena di gioielli, ma poco curata da chi dovrebbe proteggerne la bellezza. Ci sono andato per scrivere di una manifestazione letteraria che sta acquistando, anno dopo anno sempre più valore, e senza dubbio potrà restituire il luogo ai vecchi fasti culturali se crescerà lo spirito intorno, non solo quello economico, e l’influsso delle “belle lettere” uscirà dalla settimana degli eventi del Taobuk. Il viaggio di ritorno l’ho fatto come si usava una volta, in treno , partendo dalla bella stazione di Giardini, godendomi il tratto costiero che dall’isola Bella porta a Messina. Ho riconosciuto sulla sinistra la bottega di un artista, tra le più interessanti della Sicilia, l’antro sulla costa del maestro Azzolina, che sarà stato forse intento alla realizzazione di una sua creatura. E poi in un paesaggio punteggiato da  fiori di rovo, ulivi e melograni, di fronte a un mare calmo,  mi sono perso tra i pensieri.

Ho assaporato la città in un momento strano di rivolgimenti economici e politici, giorni in cui veniva messo in discussione il famoso articolo 21 della nostra carta costituzionale, definita bellissima da Benigni. Il grande artista comico e regista. Quello della vita è bella. In effetti a Taormina tutto è bello;  quasi uno scrigno della bellezza, che fino  qualche temo fa era incontaminato nei paesaggi e nell’anima. Chi protegge oggi questa bellezza? Chi ne custodisce la storia, e gli oggetti che da diecimila anni arricchiscono i riflessi particolare della perla dello ionio e del suo “oriente”? Se ne potrebbe fare senza timori un museo dell’ innocenza, sulla scia delle suggestioni portate da OrhanPamuk, di ogni casa e di ogni pietra, eppure pare non esistere una cultura della custodia. Ogni tanto, come a Pompei, se abbonda la pioggia, si verificano strani cedimenti, così come l’incuria umana fa scoprire danneggiata Testa II, una statua custodita presso il Palazzo Duchi di Santo Stefano , che ospita la Fondazione Mazzullo. Le scuole hanno seri problemi, mentre qualcuno pensa di poter realizzare qualche “porticciolo” turistico, e la Domus San Pancrazio finisce all’asta.  Ci sono degli occhi e ci sono dei custodi per tanta bellezza, tanta storia e tanta cultura, a parte quelli che si occupano di arte, ed Ernesto De luna il proprietario dello Storico Mocambo, con il suo gruppo di amici fotografi?

Ho visto poi l’oasi di Casa Cuseni, il primo museo della città. E L’ha vista anche David Levitt e non poteva che rimanerne colpito, per cui ha pensato di condividere le impressioni di tanta bellezza con un bell’articolo su “ Repubblica”. Nel salone di ingresso in mezzo a tanti reperti  che riassumono anni e anni di storia c’era anche un pianoforte. Lo spirito guida di quel museo vivo, Francesco Spadaro, deve aver letto nei miei occhi che avrei sfiorato quei tasti con piacere. La musica che ne è venuta fuori era il battito strano che raccontava delle cose scritte e delle cose pensate, dell’ accoglienza di questa terra e della sua generosità. Di “atteggiamenti” che mimano la forza col medesimo pavido cuore dei pupari. E di gente che con le belle lettere dimostra la vera forza di questa terra. Di letteratura che si dibatteva tra la lotta alla mafia e il senso profondo del rispetto della vita. Accordava le note tra la poesia saffica e il grido ironico di chi affronta i mostri dell’animo umano.  E rimbalzava tra le paure della lotta alla mafia e dal coraggio dimostrato da Di Matteo. Al di sopra di tutto la speranza offerta da tanti autori come Ben Jalloun, che la parola possa far crollare i nuovi muri. E ancora più su lo spirito magico di quelle mura, edificate pensando a tracce alchemiche e simboliche. Sulle strane architetture disegnate dall’acqua e dal fuoco di Trinacria. Chi difenderà questa bellezza, se non chi vi abita? Chi se non la gente che sente ancora la città come una cosa cui si appartiene, e non come qualcosa da possedere e da sfruttare?

In questi giorni è la metafora dell’ Italia intera. Tanta bellezza e tanta ricchezza affidata nelle mani di gente poco competente, inconsapevole a tratti del compito greve che si assume. È  una pietra di lava scolpita coi fiori ciò da cui è posseduto chi ama Taormina. Forse non è detta “perla” per caso. Una delle caratteristiche della perla, che ne determina la qualità e il grado di brillantezza, è il riflesso di luce chiamato oriente della perla. Quello scintillio è osservabile quando questa viene posta in ombra. La bellezza di Taormina dovrebbe esaltarsi proprio nei momenti bui. Può riportarla alla luce e restituirle l’aspetto vellutato e iridiscente, che spetta alla sua storia, solo la gente che ama Taormina.

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