Domus san Pancrazio. Nuova chance per il comune?  
Domus san Pancrazio. Nuova chance per il comune?  

Dove eravamo rimasti? – Nella conferenza stampa dell’11 settembre scorso, il comune aveva annunciato in pompa magna di avere allo studio una convenzione con la Whiteside Business, che, nelle intenzioni dell’amministrazione comunale, avrebbe dovuto comportare una cessione a titolo definitivo dell’area archeologica antistante la Villa al comune, dietro l’impegno di valorizzare l’area a spese dell’amministrazione comunale. Tutto finito, si pensava, la Whiteside Business è riuscita a diventare proprietaria della Villa, a dispetto del bando per l’individuazione del soggetto concessionario dell’immobile, con buona pace di chi il famoso bando lo aveva proposto (anche se in un modo parzialmente diverso da come il comune lo ha adottato). E invece no. Ora sia il comune, sia la Whiteside dovranno fare i conti con un altro bando: quello indetto dal Tribunale. Dopo circa una decina di giorni dalla conferenza stampa, infatti, è emerso che la Domus san Pancrazio (e la Villa nel suo complesso, inclusa l’area archeologica) è oggetto di una procedura di vendita giudiziaria, una “vendita senza incanto”, che si svolgerà il 19 novembre 2015, per ordine del Tribunale di Messina. La notizia non è di poco conto, visto che ora chiunque disponga della modica somma di € 2.651.500,00 (salvo rilanci di almeno 20 mila euro) potrà comprare la Domus san Pancrazio e adibirla alle funzioni stabilite dalla normativa di piano regolatore.

A volte ritornano: il diritto di prelazione – L’eterna vicenda della Domus san Pancrazio pare, quindi, non doversi ancora esaurire. Nell’avviso di vendita diramato dal Tribunale, infatti, è indicata la seguente frase: «Il trasferimento dell’immobile nella procedura esecutiva, in pendenza del termine per l’esercizio della prelazione di cui al D. Lgs. 42 del 22.1.2004, rimane sospensivamente condizionato all’esercizio della prelazione». Dunque, chi – eventualmente – si aggiudicherà all’asta la Villa dovrà comunicare il suo acquisto al Ministero per i beni e le attività culturali, alla Regione e al comune di Taormina, per consentire a questi enti di esercitare il diritto di prelazione. In definitiva, il comune (o le altre amministrazioni interessate) possono ancora provare ad acquisire la proprietà dell’immobile, in seguito alla comunicazione che l’eventuale soggetto che si aggiudicherà la vendita giudiziale dovrà effettuare, ai sensi del Codice dei beni culturali.

A proposito di beni culturali – Alla luce di questo (ennesimo) colpo di scena, sorgono alcune domande. Innanzi tutto, ci si domanda come possa essere sfuggito all’amministrazione comunale il “dettaglio” del fatto che la Villa è oggetto di una procedura esecutiva finalizzata alla vendita all’asta già dal 2013 (il numero di ruolo generale della procedura, a leggere l’avviso, è il 279 del 2013). Si dovrebbe anche far luce  sull’accordo (se così può essere definito) non ancora formalizzato tra comune e Whiteside Business, inerente la cessione dell’area archeologica all’amministrazione comunale. L’asta indetta dal Tribunale potrebbe anche andare deserta, tuttavia questo non sta a significare che il pignorante recederà automaticamente dal suo intento di soddisfare i suoi crediti facendo vendere all’asta la Villa (più verosimilmente, potrebbe darsi il caso di una ripetizione della vendita giudiziaria (probabilmente a un prezzo inferiore). A questo punto che fine farà l’area archeologica? Se, infatti, è vero che questa era oggetto di un “accordo in fieri” tra comune e Whiteside, è anche vero che di questo “accordo ancora da scrivere” potrebbe non saperne nulla il soggetto che si aggiudicherà (in ipotesi) la vendita senza incanto, il quale (o la quale, per par condicio) potrebbe tranquillamente chiudere la porta (di casa sua, a quel punto) in faccia all’amministrazione comunale. Le variabili, insomma, sono ancora tante (l’asta andrà deserta? Qualcuno comprerà la Villa? Dopo l’eventuale assegnazione della Villa all’asta, ci sarà un’amministrazione interessata ad esercitare la prelazione? E se lo farà, a che prezzo?). L’unico scenario che, almeno per il momento, non sembra molto realistico è che il comune possa esercitare il diritto di prelazione dopo la vendita senza incanto: un’ipotesi del genere, in effetti, potrebbe non conciliarsi con le note vicende che vedono sottoposta l’amministrazione comunale al vaglio della Corte dei conti.

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