Si è chiuso il 25 settembre, in piazza IX Aprile  il festival internazionale della letteratura, con un ultima serata davvero di grande spessore letterario. Ben Jalloun, Di Matteo, D’avenia e Capossela a chiudere una serie di eventi e incontri, che al 19 al 25 settembre la macchina organizzativa di Antonella Ferrara, ha messo in moto coinvolgendo un folto numero di spettatori. Gli eventi di questa quinta edizione del 2015, mostre, tavole rotonde e incontri con gli autori, hanno riconfermato la validità di un festival che, ricordiamo, è nato nel 2011 da un’idea di Antonella Ferrara in collaborazione con Franco Di Mare. I nomi di grandi stelle nazionali e internazionali, da Orhan Pamuk a Tahar Ben Jelloun e David Leavitt, da Noa a Uto Ughi, da Raffaele Cantone a Nino Di Matteo, da Don Ciotti a Carlo Cracco e Oscar Farinetti, si vanno ad aggiungere ai nomi di quelli che hanno arricchito le edizioni passate, e hanno reso possibile il successo di una manifestazione, che quest’anno aveva un tema veramente importante alla luce della situazione politica mondiale: “Gli Ultimi Muri”. Si tratta dei muri che alle volte sono fisici, veri e propri ostacoli materiali costruiti con i pregiudizi razziali, etnici, e religiosi, ma anche di muri più sottili e impalpabili che vivono di preconcetti sessuali, classisti e culturali. Non è una delle tante manifestazioni letterarie in giro per il pianeta. Prima per la cornice straordinaria in cui  è possibile organizzare gli eventi, poi per la presenza di un pubblico già “internazionale”, e infine per la ricchezza di eventi organizzati, e per il corollario delle mostre artistiche concomitanti. I due importanti riconoscimenti ricevuti, la Medaglia del Presidente della Repubblica e il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali e del Turismo,ne sono la chiara testimonianza.

Chi non ricordare? Son tanti e tutti interessanti i nomi di quelli che hanno animato la manifestazione. Orhan Pamuk, Tahar Ben Jelloun, David Leavitt, Noa, Uto Ughi. Raffaele Cantone e Nino Di Matteo, Don Ciotti,  e poi Carlo Cracco e Oscar Farinetti, , e poi ancora Marcelo Figueras, Stefano Benny, Maurizio De Giovanni , Marilina Giaquinta, Alessandra Nicita, Lirio Abbate, Nino Di Matteo e Salvo Palazzolo, Giacomo D’Arrigo, Marco Malvaldi, Gady Castel, Marco Missiroli e Vinicio Capossela. Probabilmente torneremo su alcuni di loro perché le parole, le loro belle lettere lasciano una scia con la coda molto lunga, come quelle di Tahar Ben Jelloun: “il muro più terribile non è quello fatto di filo spinato ma è il muro del silenzio, dell’odio e della paura. Un muro invisibile che esiste e che vieta alle persone di vivere in pace”.  “L’eco di parole che non si perdono nel tempo”,  è stata la motivazione con cui Taobuk ha voluto assegnare a Tahar Ben Jelloun il premio per l’eccellenza letteraria, che ha ricevuto anche Orhan Pamuk. Il Taobuk Award alla carriera, invece, è stato assegnato al maestro Uto Ughi, e il Taobuk Award per la pace a Noa, la cantante israeliana che ha aperto la manifestazione al Teatro Antico con Santa Lucia Luntana canzone simbolo di tutti i migranti del globo. Il filo rosso che accomuna tutti si può rintracciare nello spirito interrogativo con cui ognuno ha riletto la propria produzione letteraria alla luce della situazione attuale, e al segnale che da parte si tutti gli autori ed artisti si è percepito: La parola, la condivisione e l’immaginazione rimangono energie concrete per fermare la crescita di nuovi muri.

Si è chiuso il sipario su un evento che apre la mente; lentamente con le prime nuvole di un autunno che bussa alle porte, ostacolando i voli acrobatici delle frecce Tricolori che sfrecciano su Taormina, si spengono le luci su una ribalta che però lascia accesa una piccola luce nel cuore di ognuno, in una Sicilia che è il cuore del mondo e che al mondo da luce e bellezza. Al suo interno però si stagliano le ombre di un muro che è allo stesso tempo fisico e spirituale. Un muro di violenza e di sangue, ma anche un muro mentale, e le sue propaggini hanno invaso il mondo intero, non perché dalla Sicilia viene esportato, ma perché è radicato nel malvagio dell’uomo che è lo stesso ad ogni latitudine. È la mafia che è diventata sottile, raccontata da un autore molto atteso, Lirio Abbate, che ha presentato presso la Fondazione Mazzullo I Re di Roma. Destra e Sinistra agli ordini di Mafia Capitale. L’incontro al quale era presente anche Sebastiano Ardita autore di Catania Bene è stato moderato dal giornalista Valerio Morabito. «La mafia di oggi è silente. Mafia Capitale non ha ucciso nessuno ma controllava tutto. Nel 2012 ho raccolto notizie su ciò che accadeva in tempo reale a Roma. Un giorno a una fonte ho chiesto perché viene a raccontare queste cose a un giornalista? Si nota la mancanza di fiducia nei confronti dello Stato. L’inchiesta che esce nel giornale ha un riflesso e i mafiosi lo sanno ed è per questo che a volte si incazzano con i giornalisti. Ma questo è il rischio che si corre se si vuole informare». I rischi che corre l’informazione fatta da persone libere, sono anche quelli che si è trovata a fronteggiare in questi giorni la redazione di Blogtaormina. Anche questo rappresenta un muro che si può abbattere solo con la fermezza e il coraggio evocato da Di Matteo: continuare a usare lo strumento della parola. Lunga vita a Taobuk, quindi, come ha augurato Tahar Ben Jelloun, e siamo sicuri che dopo il meritato riposo si comincerà subito a pensare alla nuova edizione e ai nomi dei prossimi autori, oltre a un tema di grande interesse.

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