Sono venuti a trovarci nella redazione di BlogTaormina Annamaria Raccuja e Giuseppe Brancato, due attori, già con una discreta esperienza alle spalle. Sono una bella coppia, solare. Annamaria Raccuja e Giuseppe Brancato si sono conosciuti all’Accademia di arte drammatica “Gesti” di Catania, animata da Guglielmo Ferri. Uscendo dalla scuola hanno collaborato con l’Accademia, hanno preso strade diverse e poi si sono ritrovati e hanno pensato di dare vita a un progetto che ha come intento la creazione di laboratori teatrali che favoriscano le dinamiche di una crescita emotiva per tutti i ragazzi del territorio. Una chiacchierata ci permette di capire che il prossimo laboratorio partirà a ottobre a Taormina, a Giardini Naxos e a Letojanni. Il problema degli spazi con il loro entusiasmo lo hanno brillantemente superato, nonostante la carenza di spazi sul territorio, affiancandosi a delle strutture che già lavorano con i bambini.

L’importanza del teatro è relativa alla capacità di costruire mondi con l’immaginazione e lavorare sul processo di costruzione di un individuo. Serve a imparare come un individuo si relaziona con le emozioni e come attraverso la rappresentazione della tragedia o della commedia si impara a conoscere le meraviglie e le bassezze dell’umano, in tutte le sue coniugazioni. Questo accade con quasi tutte le espressioni artistiche umane, come ad esempio nella letteratura e la poesia, cose che veicolano sempre le emozioni. Esiste però una differenza profonda con le altre arti, cioè la messa in gioco del corpo. Si diventa cioè attori delle proprie emozioni. Dal loro punto di vista privilegiato, Annamaria Raccuja e Giuseppe Brancato, sono in grado di fornirci i dati più interessanti di questa esperienza.

Come giocano i bambini con il proprio corpo, quanto imparano e quanto imparate voi, a vostra volta da questa pratica?
Annamaria Raccuja: «Noi impariamo tanto, con i bambini è bellissimo lavorare. In italiano esiste solo la parola teatro, ma in altri paesi viene usata la parola gioco, perché in fondo è del gioco che si tratta. L’approccio per affrontare il teatro è proprio quello di giocare, con il corpo, con i gesti, con la voce e la parola. Tutto è divertimento e se questo non esiste tutto muore. Muore per chi lo fa il teatro e muore anche per il pubblico che se ne accorge e solo se vede qualcosa di bello rimane affascinato. La verità è questa. Se a volte qualcosa non funziona, non dipende che da noi. Lavorare con i bambini, per gli attori, è una palestra fondamentale. Noi affrontiamo tutto con l’amore e con il nostro mestiere».

Giuseppe Brancato: «La persona adulta, in qualche maniera, magari con qualche trucco del mestiere, si riesce anche a ingannarla, ma per il bambino non è così. Loro di fronte a una piccola cosa, se sei riuscito a catturare la loro attenzione, non ti abbandonano più, perché con la purezza della loro immaginazione riescono sempre a vedere qualcosa che un adulto non riesce nemmeno ad intravedere».

So di una delle vostre avventure precedenti, che è la riscrittura teatrale, operata spesso dai bambini, con la vostra collaborazione, del Piccolo principe. C’è qualche aneddoto carino che possiamo condividere con i nostri lettori?
Annamaria Raccuja: «Beh, la fiaba del Piccolo Principe ha quel non so che di malinconico ed è abbastanza complicato stemperare la malinconia che emerge da ognuno di quei personaggi, che sono anche metafore filosofiche. Non ci sono degli episodi particolari, ma è grande la loro capacità di leggere le metafore come pura invenzione e rappresentazione, anche perché se non leggessero certi eventi come metafore ne sarebbero spaventati. Attraverso queste dinamiche gli insegniamo anche la disciplina e poi gli trasmettiamo un grande senso di responsabilità per lo spettacolo. Loro comunque sono molto felici, noi inizieremo il progetto a Giardini Naxos».

Giuseppe Brancato: «Per fare questo mestiere non si dovrebbe crescere mai, ma rimanere bambini. Proviamo a immedesimarci nel loro mondo. E’ qualcosa di affascinante».

Mi piace l’idea di fondo del gioco che volete trasmetter con la vostra iniziativa. Allora sentiamo quale sarà il vostro prossimo “gioco”?
Giuseppe Brancato: «Ne abbiamo diversi in programma. Proprio stamani abbiamo realizzato “Ciclamino pollice verde”, che è la storia  di un bambino il quale ama tanto la natura in cui si muove “mammina natura”. Qui combattendo i “cattivi”, che non rispettano la natura, anche attraverso delle canzoncine, imparano la raccolta differenziata e l’ecologia. Poi interpreteremo ancora “Lattughina”, e “La magica bottega dei balocchi”».

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