Otto Friedrich Von Geleng

Scorci di una Taormina intatta, incontaminata, primitiva a volte anche ancestrale, ma sempre di un’infinita bellezza, sono stati immortalati nel Settecento e lungo tutto l’Ottocento da grandi pittori stranieri, attenti a un patrimonio di cultura, paesaggi e tradizioni che Taormina ha ricevuto in eredità da antiche e faste civiltà. Quadri che si trovano oggi nei più grandi Musei del mondo come il Louvre, l’Ermitage o la Pinacoteca Statale di Monaco. Nomi di illustri pittori come Philipp Hackert, Louis Ducros, Pierre Henrì de Valenciennes, Johann Georg Von Dillis, Eduard Adam Dussek, Carl Rottmann, William Longsdail, Carl Christian Boweodt Jean Houel, Thomas Cole, Albert Goodwin, Hercules Brabazon, Mary Hutchinson Peixotto, l’elenco è lungo e ricco. Apripista di questi viaggiatori artisti, che si sono soffermati su molti angoli suggestivi di Taormina, ma soprattutto disegnarono il Teatro Greco-Romano con sullo sfondo l’Etna, è Otto Friedrich Von Geleng.

Geleng giunse a Taormina giovanissimo nell’inverno del 1863 su un asino da Giardini; circa un anno prima era partito da Berlino sua città natale dove aveva studiato arte e si era specializzato in paesaggi agresti. La sua immensa sete di conoscenza del mondo, lo spinsero a viaggiare molto in Europa, in Italia e a scegliere Taormina – già conosciuta attraverso gli acquarelli di Biermann, a quel tempo suo maestro di pittura presso la “Real Accademia- per il resto della sua lunga vita. A Taormina conobbe la nobildonna Filomena Zuccaro che sposò due anni dopo il suo arrivo e con cui ebbe cinque figli. A Taormina divenne prosindaco, progettando le strade, le fognature, l’illuminazione, e tutte le infrastrutture necessarie ad accogliere i viaggiatori, e distinguendosi per le sue capacità imprenditoriali con l’ apertura dell’Hotel Timeo e del turismo taorminese. Fu soprattutto però un grande pittore di paesaggi che lui rappresentò con colori vivaci e nella loro piena bellezza e unicità: mare azzurro, cielo intenso, vulcano Etna innevato e una miriade di fiori e piante tipiche della macchia Mediterranea. Quando i suoi dipinti furono esposti alcuni mesi dopo a Berlino e Parigi, molti critici lo accusarono di avere una ‘sfrenata fantasia’. Geleng li sfidò tutti a venire a Taormina promettendo che avrebbe pagato le spese di viaggio e alloggio se non avessero ritenuto che i suoi quadri rispecchiavano in pieno la verità.

Secondo alcuni critici d’arte, Geleng è un macchiaiolo moderno e un anticipatore di una tecnica molto simile al pointillisme, di fatto l’artista prediligeva la tecnica ad olio e nel suo atelier taorminese lavorò con impegno trasmettendo la sua arte. Geleng si adattò perfettamente alla vita di un luogo così diverso da quello dove era nato e vissuto a tal punto da imparare il dialetto siciliano e a farsi accettare dalla piccola comunità. Grande appassionato di musica e di classicità, organizzò concerti estemporanei: nelle tiepide serate siciliane lo si udiva spesso intonare brani di opere e di romanze all’interno del teatro antico. Otto Geleng morì nel 1939, alla veneranda età di 96 anni, venne sepolto nel cimitero locale cattolico, il busto del figlio Ermanno, confuso spesso come suo, si erge sulla sua tomba, dimenticata da molti.

 

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