Una seduta consiliare “diversa” dalle altre – Nei giorni in cui si parla di dissesto economico-finanziario del comune di Taormina, dopo la bocciatura da parte della Corte dei Conti, chi ha prima di ogni cosa dichiarato il dissesto è la politica locale. Non tutta, per carità. Ma ¾ della classe dirigente ha mostrato il proprio “default morale” nel Consiglio comunale che si è tenuto ieri in Aula. Una seduta consiliare che è iniziata con l’arrivo a Palazzo dei Giurati di numerosi cittadini. Il motivo era per il tam tam che si era creato negli ultimi giorni, dopo le intimidazioni del vicepresidente del Consiglio comunale, Vittorio Sabato, nei miei confronti e nei riguardi di BlogTaormina. Tutto nato da un articolo pubblicato, dopo aver appreso una notizia sull’albo pretorio del comune. Nessuna offesa, niente ingiurie. Solo il fastidio per aver parlato del signore in questione. «Io sono il tuo padrone» e «non vi faccio sedere in Consiglio comunale» sono state alcune delle affermazioni che abbiamo trascritto nelle ultime ore.

I cittadini mi hanno fatto sentire meno solo – Una vicenda grave, perché mortifica le istituzioni. E infatti l’Aula consiliare era piena di cittadine e cittadini di Taormina. Tutti, o quasi, a presidiare un Palazzo che simboleggia la democrazia e i valori dell’Italia. Mi ha fatto piacere vedere diversi colleghi giornalisti e, non se la prendano gli altri, in particolar modo l’ex vicedirettore della Gazzetta del Sud, Nicola Francica. Una persona che stimo e apprezzo. Una di quelle penne che mancano al giornalismo professionista. Se anche lui era là ieri sera, vuol dire che una cosa del genere non si vedeva da molto tempo a Taormina. È la degenerazione delle istituzioni che hanno smarrito il loro senso “culturale”. E non è un caso che fosse presente, dopo aver esternato la propria solidarietà a BlogTaormina, il direttore del Museo Casa Cuseni, Franco Spadaro, con tanto di famiglia; Giuseppe Filistad e Giuseppe Ragonese di Art Promotion Taormina, tra i primi a manifestarci la loro solidarietà; l’amico Vincenzo Rao ed Ernesto De Luna che ogni giorno si batte, con il suo gruppo facebook “Taormina a Ruota Libera”, per dar voce ai cittadini; la collega Mariateresa Papale che mi si è seduta accanto, dandomi il suo incoraggiamento; la collega Milena Privitera che è voluta esserci nonostante gli impegni personali; l’editore Italo Mennella, il fondatore di Blogtaormina Maurizio Andreanò con tutta la redazione. Cito loro per ringraziare tutti, i quali hanno dimostrato che Taormina si riconosce in principi sani e trasparenti. Mi hanno fatto sentire meno solo in un momento del genere.

La politica, a Taormina, non ha più la forza di battere i pugni sul tavolo quando serve davvero – Invece mi ha isolato la politica taorminese. Non tutta, devo ribadirlo. Le parole della consigliera comunale Alessandra Caltabiano mi hanno fatto piacere. Affermazioni di libertà, democrazia e civiltà che hanno trovato d’accordo molti esponenti dell’opposizione. Dalla maggioranza, pubblicamente, non è stato detto nulla. Però hanno mostrato la propria solidarietà con messaggi privati, strette di mano e pacche sulle spalle. Va bene anche questo, come è andato bene il messaggio privato del presidente del Consiglio comunale Antonio D’Aveni. Però, e non per la mia persona, ma per i diritti della libertà di stampa e dei valori civili della nostra società, avrebbero dovuto dire qualcosa il sindaco e l’assessore alla Cultura. Niente, un silenzio assordante. Forse hanno pensato a qualche “imboscata politica”, ma in realtà si trattava solo di voler ascoltare le proprie istituzioni, il sindaco e vicesindaco. Sarebbe bastato un abbraccio, una stretta di mano, una breve dichiarazione sui valori irrinunciabili che legano la società. Nulla, non hanno ritenuto necessario mostrare il loro appoggio al principale organo di informazione della zona e uno dei più rilevanti della Sicilia. Si è preferito tacere e si è lasciato spazio ad altro. Già, si respirava un’aria strana ieri sera in Consiglio comunale. Era l’aria del dissesto morale in cui è precipitata la politica, che non ha più la forza di battere i pugni sul tavolo quando serve davvero. Lo fa, soltanto, quando si tratta di fare le scenette in Aula. È un default peggiore di altri, è il sintomo della grave crisi di Taormina.

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