Da sinistra verso destra: Clara Padovani, Carlo Cracco, Antonella Ferrara, Oscar Farinetti, Giggi Padovani
Da sinistra verso destra: Clara Padovani, Carlo Cracco, Antonella Ferrara, Oscar Farinetti, Giggi Padovani

L’atmosfera della serata del 23 settembre, è un po’ diversa da quella dell’incontro con Don Luigi Ciotti della sera precedente, quando il cibo aveva il sapore della sostenibilità e della possibilità di trasformare il negativo delle mafie in un riutilizzo sapiente dei territori sequestrati alle cosche. Stasera pare che i riflettori siano più luminosi. Piazza IX Aprile è affollata e non ci sono posti a sedere. Pare che a questo evento di Taobuk, il festival delle belle lettere, per l’incontro con due punti di riferimento della cucina italiana, siano arrivate due vere star della televisione Carlo Cracco e Oscar Farinetti. A moderare questo incontro per la sezione di Food Factor contribuiscono con la loro pacatezza e la loro eleganza i giornalisti Clara e Gigi Padovani. E Clara va subito a solleticare lo spinoso argomento del potere televisivo, della possibilità che essa tolga la naturalezza della convivialità, e possa portare critiche dalle schiere dei detrattori, ma Carlo Cracco non sembra proprio turbato dalle osservazioni dei detrattori.

In effetti la cucina non è semplicemente una moda, ma è una forma di cultura; tutti fanno che il mezzo televisivo rappresenta un vettore in grado di accogliere e amplificare il successo di questa forma di sapere. In realtà sarebbe un poco come dire che le trasmissioni sportive possono togliere il gusto del gesto atletico, o che un telegiornale possa toglier valore alle notizie. L’animatore di MasterChef Italia, sa bene che in realtà le telecamere hanno il potere di esporre ed esaltare la tipicità dei prodotti culinari, e l’attrattiva che la creazione delle ricette non può essere raggiunto dagli altri mezzi, come ad esempio un ricettario o una trasmissione radiofonica. I tempi televisivi hanno delle regole basilari, che paiono a volte falsare la struttura della preparazione, e spesso è più importante il lavoro che non viene visto durante la preparazione, ma la cosa fondamentale  rimane il non tradire il significato della cucina e ritrovare il senso reale di una cultura importante sia nella conservazione della tradizione e della tipicità, che nella ricerca e nell’ innovazione.

la cultura e la bellezza sono le uniche carte che possono essere giocate dal nostro paese per creare un indotto di posti di lavoro e di sviluppo economico. È un veicolo straordinario infatti la gastronomia del nostro brand turistico, ma buona parte degli italiani sembra averlo dimenticato. Una delle strategie migliori per far aumentare le vendite del prodotto italiano, specialmente sul mercato estero non consiste in una rincorsa affannosa agli sfruttatori del marchio Italia con l’utilizzo di marchi copiati o che alludono al bel paese, perché non sarebbe possibile acchiapparli tutti. L’unico modo sarebbe quello di informare meglio possibile, con delle campagne mirate tutti i probabili consumatori. È allo studio, proprio in concomitanza con l’Expò, il progetto di un marchio unico di garanzia per tutti i prodotti italiani che li connoti indiscutibilmente come tali. L’Italia è uno dei paesi più ricchi per la diversità materie prime e di ingredienti

I loro lavori letterari non sono proprio freschi di giornata, come gli alimenti che sempre consigliano, ma sembrano prodotti che hanno una lunga scadenza. Siamo tra i paesi più imitati al mondo il che vuol dire che siamo veramente bravi, ma in ogni caso i numeri parlano proprio contro i nostri mercati perché per una questioni di disinformazione tanti paesi europei esportano più di noi in maniera notevole. I clienti finali che comprano le imitazioni non lo fanno per cattiveria o per risparmiare, lo fanno perché sono in buona fede e non sono informati.

Se vuoi fare il figo usa lo scalogno è il titolo del libro di Cracco del 2012

Di Oscar Farinetti si può trovare , oltre che nelle edicole, in giro nelle vetrine di Taormina Storie di coraggio, 12 incontri con i grandi italiani del vino, del 2013.

In ogni caso il successo di certe trasmissioni ha fatto aumentare le iscrizioni negli istituti alberghieri, proprio perché il profilo dello chef ha aquisito un fascino particolare anche perché il futuro lavorativo è l’unico che promette bene.

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