Taobuk-don Luigi Ciotti
Da sinistra: Clara Padovani, Valentina Fiore, Gigi Padovani e don Luigi Ciotti

L’argomento di questo incontro della quarta serata del Taobuk nella sezione di Food Factor, collegata con l’evento di Expò, è “Il cibo che fa bene contro le mafie e contro lo spreco”. È l’occasione per parlare del cibo come risorsa sostenibile per tutto il pianeta, e come momento per rivalutare il grande impegno messo in campo dalla cooperativa Libera Terra Mediterraneo, il consorzio Onlus che raggruppa cooperative sociali di Libera Terra, rappresentata dall’amministratore delegato Valentina Fiore.

Piazza IX Aprile è attraversata da un po’ di vento che ha impedito il montaggio di uno schermo, però le condizioni metereologiche permettono di partecipare all’incontro con Don Luigi Ciotti, il prete che non ama farsi chiamare prete di strada, nonostante la sua vita lo abbia sempre portato a vivere ai limiti di alcune zone dell’esperienza umana per portare avanti la sua missione di aiuto, di ascolto e di integrazione. «Basta con queste definizioni, prete antidroga, prete antimafia, prete di strada…i preti sono preti punto e basta!»

Papa Francesco, racconta, è l’uomo dei segni. Gli ho regalato una volte un pacco di caffè preso in un bar di Torino e lui dopo quattro giorni ha spedito una lettera a quel bar per dirgli della bontà del proprio caffè, che si era preparato e aveva gustato con piacere. In occasione della visita al sacrario militare di Redipuglia dove è andato a gridare il bisogno di pace, ha distribuito trecento lampade della pace ai rappresentanti di tutto il mondo e ha scelto che l’olio delle lampade fosse l’olio di Libera, l’olio che arriva dai beni confiscati ai grandi beni confiscati ai boss della mafia  in Calabria, in Puglia e in Sicilia. È questo che da un senso forte alle azioni. Alle volte più delle parole serve il segno di un gesto. Questa meraviglia della semplicità e della forza del suo gesto è dovuta anche al suo maestro, il cardinale Carlo Maria Martini, che un giorno disse «Dio non è cattolico, è di tutti».

Valentina Fiore è la voce di Libera, che non è solo l’espressione dei territori confiscati alla mafia, ma l’espressione della bontà, del prodotto. Libera è nata sul tema della memoria ed è intitolata a un giovane ragazzo corleonese Placido Rizzotto,che aiutava i braccianti a ritrovare i diritti che spesso vengono negati.

L’idea forte è quella che si possa fare impresa sociale sui territori confiscati o sequestrati, e naque contiene alla base del riuso sociale dei beni sequestrati l’idea di una sorta di risarcimento al territorio. La sfida di dare lavoro utilizzando i territori confiscati è basato sulla qualità e sulla professionalità che è l’unica cosa che può garantire l’equità dello scambio e la giustizia sociale. Anche per libera terra il cibo rappresenta uno dei punti centrali di ogni sviluppo culturale e anche il seme che può stimolare la conoscenza.  Bella ad esempio l’iniziativa di passare messaggi atti a sensibilizzare i consumatori verso tutte le problematiche importanti del pianeta attraverso le bottiglie di vino d’Avola dei messaggi.

Invece di un messaggio nella bottiglia, una serie di messaggi sulla bottiglia.

Il messaggio di Don Ciotti è passato con la sua voce vibrante. Tutti i conflitti derivano dal cibo e dall’acqua, perché sono gli elementi basilari della dignità umana. Bisogna avere il coraggio di denunciare e proporre nuove strade. Comprendere profondamente i segnali del FAI che rileva lo schiacciamento da parte delle grandi aziende di tutte le piccole realtà che si occupano della filiera alimentare. La fotografia del mondo dice che la crisi non è uguale per tutti, e serve un reale scatto in avanti per fare una lotta alla povertà e non una lotta ai poveri. Papa Francesco, che vive realmente il vangelo, sa che non importa sapere Dio da che parte sta, perché di sicuro sta dalla parte della dignità dell’uomo. Non si può girare mai la testa dall’altra parte, come se il problema non ci interessasse, perché l’uomo è un essere della relazione, che si può difendere da tutto solo con la prossimità,  con l’ascolto e la vicinanza, guardando a dei punti di riferimento

autentici. Praò propriointerno.ovando a fare rumore con l’apertura e non con la chiusura e operare il cambiamento

In prima fila non c’era nessuno dei rappresentanti politici ma solo un discreto gruppo dell’Antimafia, per omaggiare il grande lavoro fatto negli anni da un prete che, anche se non ama che lo si dica, è veramente un prete di frontiera. O forse perché è un segno dei tempi, ed è anche il segno triste di questi giorni di Taormina avvelenati da una seria crisi economica e di immagine politica, e dalla mancanza di rispetto per il

principio di dignità e libertà dell’informazione.

Come disse Carlo Maria Martini Dio non è cattolico, è di tutti. Figuriamoci se non può essere anche della gente della perla dello Ionio.

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