Da sinistra verso destra: Pierpaolo Ruello, Alessandra Nicita, Vincenzo Tripodo
Da sinistra verso destra: Pierpaolo Ruello, Alessandra Nicita, Vincenzo Tripodo

Il 22 settembre in occasione della quinta edizione del Taormina international book festival, in un clima molto confidenziale in compagnia di Pierpaolo Ruello e del regista Vincenzo Tripodo, Alessandra Nicita ha presentato Arrivò l’amore e non fu colpa mia, un libro di poesie intimo e generoso al contempo, con il quale mette in discussione con grazia e buon gusto i classici schemi dell’amore. La cornice morbida ed elegante ove ha sede la Fondazione Mazzullo, Palazzo Duchi di Santo Stefano, rende più dolce e sereno il trattamento di un argomento che, al di là del recente sdoganamento culturale, rimane delicato e sensibile come quello dell’omosessualità. Condividere con gli altri le proprie emozioni profonde, come quelle di un libro di poesie ha a che vedere con una forma di generosità che sboccia da un’anima che è emotivamente già “senza pelle”. Condivide con tutti i lettori il messaggio che l’amore è un sentimento così puro e alto che non può tenere conto della diversità o della congruità di genere.

Noi non abbiamo colpe quando ci innamoriamo e soprattutto non abbiamo colpa se ci innamoriamo di persone dello stesso sesso. Viene alla mente un verso di Pessoa, «Il cuore non ha bisogno di sapere cos’è il bene». Il cuore conosce benissimo tutto quello che si investe in un amore per lo stesso sesso.

All’interno di Arrivò l’amore e non fu colpa mia esiste una disposizione quasi temporale delle poesie, mai casuale, come se eseguissero una danza nello spirito di un racconto nel racconto. Una delle caratteristiche  del libro è un’altalena tra sentimenti solo all’apparenza molto contrastanti. Da una parte componimenti che trattano l’amore con tutte le sue sfaccettature e dall’altra le emozioni causate dai sentimenti che appartengono alla sfera familiare. La poesia è come l’arte¸ imprevedibile nella sua necessità, e allo steso modo l’amore quando arriva non chiede permesso, te lo ritrovi lì tra le mani, tra i gesti che poi ti rimangono incollati addosso, fino a che un altro gesto non renda la vita ancora allegra nella sua diversità. Gli affetti e l’amore familiare non arrivano, sono sempre stati lì, perché e così che siamo nati. Nell’amore di coppia, viziato a volte dal peso dell’erotismo, e sporcati da un innaturale senso di possesso tendiamo a voler trasformare un altro che in realtà va solo amato e lasciato libero, mentre nell’amore familiare, il fratello e il padre, la madre e la sorella che devi amare divengono il risultato di una proiezione comune.

«Non passa inosservato perché è un essere speciale e tra i due facile capire chi divenga un animale»

Alessandra Nicita è un animale timido che nella libertà possibile cerca di costruirsi addosso l’esistenza che gradisce. Le abbiamo chiesto se lei pensa che esista un luogo della poesia. Cioè se c’è un luogo privilegiato che possa fungere da piano inclinato che favorisca la disposizione al componimento poetico. E lei ha risposto con una semplicità disarmante da ragazza che ha imparato dal nonno ad andare a cavallo senza sella e a guardare con passione le emozioni della vita «io credo che la poesia possa essere il luogo dell’anima. Se ci siamo con l’anima c’è poesia, e quindi non c’è un posto dove scrivo con più energia. Non mi devo rinchiudere nella stessa stanza tutte le volte. Può cambiare disperatamente io posso scrivere anche quando faccio pipì… però non è detto, può capitarmi sui sedili posteriori di una macchina mentre torno a casa e qualcun altro guida. Il luogo può cambiare disperatamente… però non ho dubbi. Confermo la storia dell’anima.»

Una storia dell’anima dunque, e noi, citando Walt Withman, lasceremo «che l’anima rimanga fiera e composta di fronte a un milione di universi». È l’anima di un’artista che, affonda nel fango delle emozioni, con il coraggio di essere viva senza avere alcuna vergogna, mettendo a nudo se stessa, e non ha paura di sporcarsi le mani, e le regala al mondo in poesia.

© Riproduzione Riservata

Commenti