Da sinistra: Antonella Ferrara, Felice Cavallaro, Caterina Chinnici

Uno scenario perfetto per parlare di vita e legalità – Nuova serata dedicata alla legalità al Taobuk. Nella manifestazione internazionale del libro, diretta da Antonella Ferrara, questa volta la grande protagonista è stata il magistrato e l’onorevole Caterina Chinnici, che ha presentato il suo libro “E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte”. Pagine in cui emerge l’umanità e la quotidianità del padre Rocco, magistrato artefice del pool antimafia e assassinato da Cosa Nostra nell’estate del 1983. Il moderatore di questo incontro, che si è tenuto a Casa Cuseni, è stato il giornalista del Corriere della Sera, Felice Cavallaro. Taobuk, del resto, non poteva non accendere i riflettori del sui festival nel Museo della città di Taormina. Una delle Case più importanti e storiche della Sicilia, dove si sono susseguite, nel corso del Novecento, personalità artistiche, letterarie e istituzionali di primo livello. Non a caso il direttore del Museo Casa Cuseni, Franco Spadaro, ha voluto dare il benvenuto agli ospiti presentando un disegno che è custodito tra le mura della Casa.

Un disegno, il giudice Navarra e il giovane Chinnici – Si tratta del disegno del 1970 di Corrado Cagli, “Piccolo processo”. Il quadro è dedicato al giudice Navarra, il primo giudice ad aver svolto un processo di mafia, “La strage di viale Lazio” ed aver portato mafiosi in tribunale. Il disegno fu una riflessione ironica di Cagli, che viveva a Taormina in via Fazello (stessa via in cui si trovava il giudice Giuseppe Navarra), sulla frustrazione procurata dai processi di mafia che non potevano essere “approfonditi” per mancanza di prove. Era l’anno 1970, periodo in cui al giudice venne affiancato un giovane Rocco Chinnici. In seguito il giudice Navarra riuscì a condannare molti mafiosi anche all’ergastolo. Era la prima volta che gente di mafia veniva arrestata, processata e condannata. Il merito fu proprio del magistrato Rocco Chinnici, che nel processo della strage di viale Lazio, era giudice istruttore e utilizzò per la prima volta, un metodo investigativo in magistratura per la ricerca delle prove. In un contesto del genere, il magistrato Chinnici ha parlato di suo padre, della loro vita e dei cambiamenti avvenuti nel momento in cui la lotta alla mafia è diventata più cruenta. Ma la Chinnici ha parlato anche del dopo, ovvero quando il padre è stato assassinato.

L’amore di Rocco Chinnici per la Sicilia – Un lento e faticoso cammino verso la vita e soprattutto verso il perdono. Del resto la dolcezza di Caterina Chinnici la si intravede dal suo volto, dai suoi atteggiamenti. Rocco Chinnici amava la sua terra. La figlia lo racconta nel suo libro, ma amerebbe anche la Sicilia dei giorni nostri? «Mio padre si definiva un siciliano autentico, ha affermato la Chinnici, amava profondamente questa terra e si è impegnato fino al sacrificio della sua vita. La Sicilia in cui ha vissuto non era una Sicilia facile, era un luogo con una forte presenza mafiosa. Venivano date poche opportunità ai giovani. Dunque se lui era riuscito ad amare quella Sicilia, oggi amerebbe quella contemporanea pur vedendo quelle che sono le criticità della nostra terra». Già, e forse qualcosa che è cambiato, o sarebbe meglio dire degenerato, dai tempi del giudice Rocco Chinnici è il concetto di legalità, anche se secondo l’onorevole europea la legalità, nonostante tutto, «è il fondamento del vivere civile. Il fondamento della nostra società. È qualcosa che non tutti riescono a percepire, perché la parola legalità da un lato è astratta e dall’altro, con le vicende degli ultimi periodi, ha perso un po’ dei suoi contenuti agli occhi della gente. Ma la legalità è sempre sinonimo di rispetto dei diritti di tutti».

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