Taormina-minacce a BlogTaormina

Una telefonata nel giorno in cui a Taobuk si parlava di legalità – Taormina e il caos. Nel momento storico più drammatico, da cinquant’anni a questa parte, per la città di Taormina dopo la bocciatura da parte della Corte dei Conti del piano di riequilibrio economico e finanziario presentato dal comune della Perla della Jonio, una decisione che apre la strada al dissesto, continuano le brutte notizie per una delle mete turistiche per eccellenza in Sicilia. Il destinatario è BlogTaormina e per essere precisi sono io. Chi ha deciso di chiamare, invece, è una persona che siede nel Consiglio comunale (per ora ci limitiamo a questo). Già, ma per quale motivo? L’oggetto del contendere è un mio articolo, che, devo supporre, ha “fatto paura”.

Intimidazioni in salsa taorminese – La voce al telefono afferma che ci siamo “messi contro una roccia” e riversa il suo astio contro il nostro lavoro. Afferma che quello che abbiamo scritto è dettato da “pupari” (ed io mi domando se la lingua non batta dove il dente duole). Ma “la voce” non sa che un giornalista che svolge con diligenza ed etica il proprio lavoro, si limita a raccontare la quotidianità. Ed è questo quello che abbiamo fatto: scrivere un articolo, partendo da un dato pubblico, niente di trascendentale. Non pretendiamo di piacere a tutti, intendiamoci. Sorprende, però, che una parte – seppur piccola piccola, quasi invisibile – di chi rappresenta le istituzioni locali ignori i più semplici concetti della democrazia e della politica: l’abc delle istituzioni. Ma il fatto veramente gretto è che si “consigli” a BlogTaormina di non farsi vedere più in Consiglio comunale perché “la voce” «non ci farà sedere» nelle postazioni che di solito sono destinate alla stampa (come, poi? Occupando tutte le sedie disponibili?).

La nostra sfida – A nostro modo di vedere, se abbiamo detto qualcosa di scomodo, siamo a disposizione per una civile replica o per una pur piccata richiesta di rettifica. A noi non manca il coraggio di correggere eventuali errori. Anzi, questo articolo dovrà risuonare come un invito rivolto alla “voce” a “fare outing” ed a mandarci una richiesta scritta e firmata, facendoci capire dove abbiamo sbagliato. Chiaramente, se ciò non dovesse avvenire, dovremmo prendere atto del sostanziale disconoscimento dei valori di libertà costituzionale ai quali aderiamo e non potremmo esimerci dall’essere coerenti e dal chiamare in causa gli organi competenti. Siamo a Taormina e non in Corea del Nord, cara “voce al telefono”. Da queste parti l’autonomia della stampa è un diritto democratico, sancito dalla Costituzione repubblicana.

Quando il dito indica la luna… – Incredibile e grottesco, poi, è il fatto che “la voce” si sia manifestata proprio ieri. Si, quando ho moderato l’evento Taobuk con protagonisti il giornalista Lirio Abbate, autore del libro “I re di Roma” su Mafia Capitale e il magistrato Sebastiano Ardita, autore del libro “Catania bene. Storia di un modello mafioso che è diventato dominante”. È stata una boccata di legalità dopo ciò che abbiamo respirato nel pomeriggio e quegli argomenti di cui si è discusso, evidentemente, non sono poi così lontani dalla realtà taorminese. Come non lo è quel “delirio di onnipotenza” che alcuni personaggi ostentano anche da queste parti. È la finzione che supera la realtà, è Cetto La Qualunque che diventa il personaggio della porta accanto.

© Riproduzione Riservata

Commenti