Tavola rotonda "la cultura degli altri"

“La cultura degli Altri” – Nel ricco programma della quinta edizione del Taormina Book Festival, diretto dalla presidente Antonella Ferrara, si è svolto l’evento “La cultura degli Altri”. Una tavola rotonda a cui hanno partecipato i giornalisti Franco Di Mare, Laura Silvia Battaglia e Viviana Mazza. Un evento in cui il club Unesco di Taormina, Valli D’Alcantara e D’Agrò è stato grande protagonista. Sua, infatti, la moderazione con Alessandro Cardente, delegato ai diritti umani del Club Unesco di Taormina, oltre ai saluti iniziali di Giuseppe Tindaro Tiziano Della Zecca, presidente Club Unesco Taormina. È stata una tavola rotonda con al centro il tema dei diritti umani e Alessandro Cardente ha aperto il dibattito con la seguente domanda: «Cosa realmente conosciamo di quelle donne e di quegli uomini che fuggono dai loro paesi. Cosa realmente sappiamo della tanta ferocia e del nuovo drammatico Olocausto che sta coinvolgendo parte dei popoli in fuga da alcune aree del Medio Oriente? E perché tutto questo sta avvenendo?».

Migranti identificati come numeri. Così inizia la loro disumanizzazione – Il presidente del club Unesco Taormina, Giuseppe Tindaro Toscano della Zecca, ha relazionato in merito ai diritti fondamentali delle persone e dei popoli oltre i conflitti citando l’articolo 147 del Codice Civile, che stabilisce il rapporto tra genitori e figli. E inoltre ha evidenziato il preambolo dell’atto costitutivo dell’Unesco, il quale vuole contribuire a mantenere la pace e la sicurezza attraverso l’educazione, la scienza e la cultura. Il confronto con i giornalisti presenti alla tavola rotonda ha permesso di affrontare da vicino l’emigrazione di massa a cui oggi stiamo assistendo. Nella sala convegno del san Domenico Palace Hotel di Taormina, si è parlato dell’Altro. Persone e non numeri, come spesso siamo spinti a considerarle. Nella macabra conta dei morti in mare e dei rifugiati nei centri di accoglienza, dimentichiamo che abbiamo a che fare con persone. Lo mettiamo da parte perché la logica è sempre la stessa: identificarli come numeri e privarli della loro umanità. Pazienza, dunque, se annegano nel Mediterraneo, se muoiono di stenti e fame, oppure se si trovano dietro un filo spinato.

Lo sguardo dell’Altro oltre i muri contemporanei – Dopo il Muro di Berlino, chi l’avrebbe mai detto, altri muri si stanno alzando nel Vecchio continente. Un avvenimento che che fa del tema del Taobuk, “Gli ultimi muri”, un qualcosa di grande attualità. È contemporaneo. Del resto è sufficiente leggere qualche giornale per rendersene conto. Dalla Grecia all’Ungheria prosegue la marcia dei siriani che fuggono dalla barbarie dell’Isis e dal regime di Assad. E come non parlare delle persone africane. Siamo di fronte a un esodo biblico che qualcuno pensa di arginare con un muro e un po’ di filo spinato. Si vorrebbe alzare una barriera tra noi e l’Altro, come se non fossero umani. Si vuole tenere il loro vissuto lontano da noi stessi, perché abbiamo paura di essere attraversati dalle loro vite, dalle loro storie. Nel Novecento, filosofi del calibro di Camus, Sartre e Ortega Y Gasset, hanno parlato dell’Altro come della figura che ci disorienta, che cambia il nostro orizzonte. Solo per il fatto di esserci, infatti, ci provoca diverse sensazioni. Ecco, nel contesto storico e politico in cui ci troviamo, l’Altro ri-torna ed è pronto a caratterizzare i primi decenni del nuovo secolo.

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