Il premio Nobel Orhan Pamuk, l’autore di punta della quinta edizione del Taobuk, nella bellissima Sala Chiesa del San Domenico Palace Hotel, di fronte a una sala gremita, ieri sera ha raccontato delle problematiche che emergono dai suoi libri. Nella serata condotta dalla ideatrice del Taobuk, Antonella Ferrara, il premio nobel si è soffermato sulla maniera di percepirsi del popolo turco; di persone che si sentono musulmani, ma vogliono essere moderni, divisi tra il piacere di sentirsi internazionali, e quello di essere nazionalisti. Ha narrato delle incertezze di persone che rispettano la loro identità storica, di cui hanno quasi un culto, ma che amano anche riconoscersi come europei, e quindi come modernisti o postmoderni. Tutto questo coacervo di sensazioni è presente all’interno di ogni singolo individuo; sono idee che convivono all’interno dello stesso cuore.

«Bisogna immaginare un muro grigio e impalpabile. Nel senso che la Turchia può essere conservatrice, può essere liberale, può essere laica, può essere tante cose; e io nei miei romanzi scrivo proprio di questo, di un muro grigio; un muro invisibile, che di fatto esiste sul tavolo della politica che c’è in Turchia. Parlo delle classi, della questione religiosa, della laicità, del cosmopolitismo, della storia moderna e contemporanea, dell’islam e del desiderio di modernità e di apertura. Queste sono più o meno le problematiche che emergono dai miei libri. Però non parlo mai di un muro concreto, visibile, ma di un muro da intuire e immaginare. Non descrivo mai chiaramente i buoni e i cattivi, perché ognuno di noi può essere tutto, buono o cattivo. Soprattutto questa idea la affronto attraverso il filtro della mentalità turca».

Tra la poesia e l’amara descrizione della realtà, questo emerge dai suoi libri, ma egli non parla mai di buoni o cattivi, perché questo pregiudizio impedirebbe di comprendere profondamente cosa sono realmente la bontà e la cattiveria. Deve effettivamente avere imparato da Tolstojevsky che non è la distinzione tra buoni e cattivi a fare la differenza, ma la comprensione che tutti questi sentimenti convivono dentro di noi. Tutto ciò non può non provocare grande confusione, non solo a livello personale. È la ragione infatti anche del disordine incredibile nel paniere dei valori e degli ideali collettivi. «È ciò che rende meraviglioso il lavoro di un romanziere».

Pare che la cosa migliore da fare sia guardare ai muri come se non esistessero affatto. È quello che i migranti fanno costantemente per trovare la forza di andare avanti. Sfiorando argomentazioni che ricordano il pensiero positivo, esorta a non lasciarsi sopraffare dall’idea stessa del muro, perché più uno pensa al muro più quell’ostacolo diventa alto e invalicabile. L’attacco di ogni ideologia, il sorgere di ogni campagna ideologica contro di loro può essere sostenuta solo se, cambiando le regole del gioco, si fa finta che questi attacchi e queste barriere non esistano. È veramente l’unico modo per evitare di essere sopraffatti dai nuovi muri.

Per dare una idea di quanto ciò sia vero Pamuk ha raccontato delle difficoltà che ha incontrato tra i venticinque e i trent’anni, quando la sua maggiore preoccupazione era trovare una casa editrice che gli pubblicasse i suoi libri, anche se oggi, guardandolo come premio Nobel della letteratura, tradotto in sessantatré lingue diverse, la cosa appare divertente. Viveva anche delle difficoltà di ordine politico, ma la sua attenzione immaginativa, era focalizzata sulla creazione del Museo dell’innocenza. Non solo il libro, ma il posto reale per accogliere gli oggetti e le memorie raccolte e inventate per il suo romanzo. Guardava oltre le problematiche quotidiane, e faceva finta di non vedere tutti gli ostacoli, animato come era dalla volontà di vedere realizzato il suo sogno: trasportare nella realtà tutto il mondo fantastico degli oggetti che narravano nel suo libro le vicende di Kemal e Fűsun, ma anche il suo amore per la città di Istanbul. Con l’abilità quasi di un mago il suo pensiero si è trasformato in una forza che plasmava letteralmente la realtà. I muri invisibili non vanno neanche abbattuti. Possono essere sciolti dalla forza dell’immaginazione.

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