A Palazzo Corvaja, meraviglioso gioiello architettonico della perla dello Jonio, è stata aperta il 18 settembre la mostra Cosa sono le nuvole? L’esposizione che fa parte del circuito di eventi messi in campo dal Taormina International Book Festival, resterà aperta fino al 18 di ottobre,  e al suo interno sarà possibile ammirare oltre un pregevole cortometraggio di Pasolini regista, una serie importante di opere realizzate da artisti che hanno animato il panorama artistico del secolo scorso. Si tratta di un omaggio al grande Pasolini e al rapporto sinergico che esisteva tra la sensibilità del versatile artista bolognese e le atmosfere di diversi artisti. Il collegamento tra il lavoro di Pasolini e le opere pittoriche di artisti di varie correnti è rappresentata dal fascino esercitato dal concetto di superamento della soglia, sia essa  una soglia fisica, mentale o culturale.

«Che cosa sono le nuvole? Straziante, meravigliosa bellezza del creato». È la frase che oltre a chiudere il cortometraggio, troviamo scritta sul muro sulla destra della straordinaria gigantografia di Pasolini. Poi parte il percorso espositivo che si snoda attraverso due sale, che presentano nove opere, una per ogni artista. Alla fine del percorso in una piccola stanza che il curatore Giuseppe Morgana ha letto come un momento intimo e raccolto, c’è la proiezione continua del cortometraggio di Pasolini.

Capriccio all’italiana era il titolo dell’opera cinematografica completa, formata da sei episodi e diretta da sei registi diversi, nel quale Che cosa sono le nuvole è il titolo del terzo cortometraggio firmato da Pasolini. Gli attori presenti in questo episodio sono un compendio della storia della commedia all’italiana: Totò, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, il grande Domenico Modugno, Ninetto Davoli e Franco Pisacane.

Non si può non restare affascinati dalla mimica strabiliante del grande Totò, amplificata dalla sensibilità del regista. Il film è una riflessione piuttosto amara sui significati dell’esistenza umana e sui rapporti tra l’apparire e l’essere, tra la vita e la morte. Per esprimere le sue riflessioni Pasolini fa dire a Totò che siamo sogni all’interno di un sogno e ricorre ad una “rappresentazione nella rappresentazione”, ad un teatro all’interno di una macchina teatrale. Si serve del famoso dramma shakespeariano di Otello, e attraverso una lettura comica sceglie di avere come interpreti uomini-marionetta. Il tutto si svolge di fronte ad un pubblico che in maniera pirandelliana diventa a sua volta attore in una rappresentazione del dramma che è anche farsa della vita. La conclusione è imprevedibile, e a trionfare sarà la straordinaria bellezza della creazione e della capacità di leggerla che non può che incantare.

Ma veniamo alla meravigliosa bellezza delle opere esposte, tutte straordinarie e di notevole valore. Ogni artista, ognuno con la propria sensibilità, si collega alle dinamiche creative di Pasolini. Ogni opera fa riferimento a un passaggio tra il mondo reale e il mondo metafisico. Troviamo il surrealismo poetico di Magritte, il sogno di Matta, la suggestione di Guttuso e gli spazi metafisici di De Chirico, l’eccentricità di Schifano e i concetti spaziali di Fontana, gli spazi sconfinati di Guccione, il surrealismo pop di Tano Festa, e l’eleganza di Mazzullo. Una piccola gemma è rappresentata dal carteggio che intercorreva tra Pasolini e il suo amico siciliano Sciascia.

La mostra organizzata dalla sezione arte visive del Taormina International Book Festival, con la direzione di Giuseppe Morgana  e dell’Associazione Culturale Siddharte, è un evento di tensione internazionale. La piccola mancanza di alcuni testi in inglese per la perfetta comprensione degli stranieri del nucleo ispirativo del progetto artistico pare non essere una cosa dovuta al curatore. La comprensione che parte fondamentale del tutto era l’accostamento delle opere esposte alle dinamiche suggestive che hanno portato il grande artista all’ideazione di un cortometraggio, così altamente empatico e simbolico, troveranno soluzione in questi giorni.

Non bastano le sedi prestigiose e l’utilizzo di espressioni altisonanti come allestimento multisensoriale per rendere un buon servigio all’arte. Serve amore per l’argomento e cura nei dettagli, cosa che Giuseppe Morgana sembra avere. Le problematiche che ha incontrato sembrano essere la parte straziante che caratterizza lo sfruttamento ambiguo e confuso del patrimonio dell’arte italiana, purtroppo non solo a Taormina.

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