Taobuk 2015
Noah, viene premiata con il Taobuk Award per la Pace

Parte con delle forti emozioni il bastimento del Taobuk. È la voce straordinaria, e mai aggettivo fu più appropriato, di Noah ad aprire l’inaugurazione del Taormina Book Festival, “Gli ultimi muri.” Muri che molto probabilmente non saranno gli ultimi, vista l’attuale situazione di grande incertezza politica nell’affrontare le problematiche di fronte alle quali si trova il mondo intero. Di fronte ad un Teatro Antico gremito la cantante israeliana, nota nel mondo anche per il suo impegno teso a una integrazione culturale globale, intona, con la sua voce melodiosa, che può permettersi ricami estremi, Santa Lucia luntana, una canzone napoletana del 1919. Il canto è un’immagine poetica che racconta delle migliaia di migranti partite agli inizi del secolo dalle coste italiane in cerca di fortuna. Con queste note Noah ha accomunato tutte le popolazioni, che in questi giorni, costrette dalla sorte avversa si allontanano dalla loro terra.

In coppia con Antonella Ferrara, pare rispondere con lo stesso tono emotivo la presentazione di Franco Di Mare, che in riferimento al sorgere di nuovi muri in Europa, ricorda che la stessa esperienza è toccata in passato proprio al popolo ungherese, ed anche al popolo italiano. La lettura di descrizioni della popolazione italiana da parte del governo americano, nel lungo periodo in cui Ellis Island rappresentò la porta di accesso negli Stati Uniti, con tanto di quarantena, non può non ricordare certi frettolosi giudizi che in ogni parte d’Europa si levano nel tentativo inutile di fermare un esodo inarrestabile. È probabilmente frutto di una memoria corta che non vuole ricordare il fatto che dette esperienze possono capitare a tutti, e che un muro andrebbe eretto solo dopo aver compreso chi c’è dall’altra parte, e quanto danno potrebbe arrecare all’altro il nostro atteggiamento di chiusura. La chiusura non fa certo parte della cultura di Noah, che viene giustamente premiata con il primo Taobuk Award per la Pace.

Tra i primi ospiti della serata brilla la figura di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, che oltre a ricordare il peso negativo della corruzione, che vede come origine di buona parte dei problemi che oggi avvelenano il pianeta, dona una perla di grande saggezza ironica con la quale negli altri paesi liquida i giudizi negativi riguardo il nostro essere italiani. «Quando all’estero mi dicono, voi siete mafiosi io rispondo: si, certo, perché Borsellino è nato a Dusseldorf, e Falcone è nato a Toronto!»

«È scontato» – ha proseguito Cantone – « ma ormai provato che i paesi che in cui c’è una grande fuga dei cervelli, sono i paesi in cui c’è un alto tasso di corruzione… così essa diventa uno strumento provinciale attraverso il quale ci si chiude e si impedisce la concorrenza». A Cantone è stato assegnato il Taobuk Award per l’impegno civile. Il Taobuk Award per l’eccellenza letteraria doveva essere assegnata a Tahar Ben Jelloun e Orhan Pamuk, ma lo scrittore, poeta e saggista marocchino per altri impegni relativi alle sue occupazioni legate alla diplomazia della pace non era presente alla serata. Orhan Pamuk invece, arrivato sul palco del Teatro Antico quasi di sorpresa, per gli strani inconvenienti della diretta, ha ritirato il premio consegnato dal sindaco Eligio Giardina e ha parlato di una responsabilità anche politica e sociale degli scrittori, ma sempre vista attraverso il filtro di una «libertà interpretativa che va garantita ad uno scrittore che è un po’ come un bambino, che deve giocare con il proprio giocattolo che è la letteratura, mentre la troppa responsabilità finisce per uccidere il bambino che è all’interno di ogni artista». «Thinking about the future». Pensare sempre ad un progetto per il futuro, è stata la sua risposta ad una domanda abbastanza di rito su quale fosse il prossimo libro che pensava di scrivere.

Francesco Cafiso, talentuoso sassofonista, che con perizia e grande abilità fa quasi parlare il suo strumento, ha alleggerito le sonorità del jazz che spesso viene visto, erroneamente come una musica colta e poco intuitiva e popolare, regalando con certi fraseggi un attimo di spensieratezza. A chiudere elegantemente la serata è stata la presenza di Uto Ughi premiato con il Taobuk Award alla carriera, che non si è esibito con il suo violino, ma ha illuminato con alcune sue osservazioni. Con  la sua modestia ha ricordato, citando Benedetti Michelangeli, l’imbarazzo con il quale si riceve un premio qualsiasi: «I premi andrebbero assegnati dopo la morte. Durante la vita non si fa altro che il proprio dovere».

Enorme la sua umiltà, come quella di tutti i grandi, nel parlare anche del rispetto sacro che è dovuto al pubblico, e intelligente la sua denuncia di un provincialismo culturale, e di una inadeguatezza del sistema politico che oltre a non proteggere lo sviluppo di una giovane cultura musicale, soffre di una incapacità nel restauro e nel mantenimento di quanto di grande e di bello già esiste nella nostra cultura e tradizione musicale.

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