In Italia, dagli anni ’70, ha avuto inizio un importante programma: quello di offrire condizioni ottimali per l’educazione, l’istruzione e la buona integrazione dei soggetti con disabilità. Azione questa, che prevede il dispiegarsi delle forze umane presenti nella scuola pubblica. Ad oggi, tante le ombre e le difficoltà, la scuola spesso si è trovata in difficoltà nel gestire la complessità del problema. Sono state prese in esame le possibilità di personalizzare la progettualità didattica, favorendo il coinvolgimento di altre agenzie come: famiglia, enti locali, Asl, associazioni di volontariato, centri pedagogici. La convinzione più diffusa prevedeva che la scuola fosse sinonimo di integrazione sociale, tuttavia, tale diade ha dimostrato subito i suoi limiti.

Lodevole è stata la perseveranza degli operatori scolastici, delle strutture sanitarie, delle famiglie, nel ricercare modalità valide per superare un limite oggettivo. Spesso i docenti sono stati immolati, perdendo anche di credibilità, nell’affrontare situazioni difficili. Uno degli aspetti positivi è sicuramente quello di aver generato nel sociale una più estesa sensibilizzazione ai problemi dei soggetti con disabilità.  Si parla tanto di socializzazione che, significa, diventare parte integrante del sociale; vale a dire trovare proprio nel sociale, un riconoscimento, un ruolo, una dimensione, una dignità. Perché ciò si realizzi è necessario che venga superato il limite di tutte le ragioni psicologiche e sociologiche che vanno ad infliggersi sul gruppo classe. Bisogna fare in modo che il soggetto con disabilità sia fonte produttiva nello stabilire forme di relazione; non dimenticando certo, il diritto all’educazione e all’istruzione.

A tal riguardo la ricerca pedagogica non deve in alcun caso essere limitata ma deve sempre partire dalla validità delle risorse personali, anche quando queste dovessero risultare fortemente limitate. La modalità con cui la scuola, gli insegnanti, le altre agenzie educative dovranno muoversi, dovrà essere di natura pedagogica, poiché questa è l’unica capace di sostenere, e garantire in modo singolo e complesso, il rispetto dell’identità e della diversità della persona.

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