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Il sogno di Antonella Ferrara non si sarà certo fatto la domanda stupida, ma che sarà mai la letteratura? La sua passione l’avrà portata a pensare quello che certi pensano per la poesia, che è così insondabile e tanto inafferrabile, che l’unica è tuffarcisi dentro e lasciarsi bagnare. E avrà parafrasato l’aforisma di Housman riguardo la poesia: «Io non so cosa è la letteratura, ma la riconosco quando la leggo».

Taormina è tornata a essere un palcoscenico internazionale sulle cui tavole tornano ad assieparsi e muovere i passi le più grandi figure della letteratura mondiale. Taobuk raccoglie l’eredità del Festival Internazionale del Libro, e lo fa alla grande, incurante del momento di declino dell’editoria in tutta Europa, e non solo di quel declino. Capita infatti in un momento che rende di drammatica attualità il tema di questa ultima edizione: “I nuovi muri”. Riuscirà la letteratura a mettere in atto il proposito di creare ponti tra i popoli, legami e condivisioni e rispetto tra le genti, a dispetto di inutili barriere di filo spinato che continuano a sorgere?

Sono d’accordo con Giulio Mozzi: «La letteratura non può essere più la supplente spirituale o fare le veci dell’ideologia. La letteratura è semplicemente qualcosa di scritto». Fino a un certo punto però. Qui non si tratta di atteggiarsi a raffinati intellettuali, ma di fare proprio il contrario, scendere da ogni sgabello e spostare ogni leggio, ogni parvenza di cattedra e di pulpito, per toccare le pagine e osservare la magia delle lettere che fanno le parole, che formano i sintagmi, che compongono le frasi, che raccontano le storie delle emozioni, che dicono la vita. Perché questa è l’unica cosa certa, che si tratti della vita. Una vita che s’intreccia nelle maniere più assurde e fantasiose, e di cui a volte non riesce a dipanare la matassa neanche la letteratura. Da essa però s’innalza una forza che spesso è la sola che riesce a superare certi muri, creati dalla diffidenza da pregiudizi razziali, da stupide controversie politiche e religiose, fondate su certo dominio del dio denaro. Taobuk dice la sua sull’essenza della letteratura, già nel titolo della manifestazione, “le belle lettere”. Certa bellezza è detta da tanti specialisti, professori sapienti che traducono il latino e il greco all’impronta, hanno letto intere biblioteche, e assegnano i premi più prestigiosi, ma è detta anche da persone comuni, da chi al posto della sapienza letteraria si lascia guidare dalla conoscenza emotiva ed è in grado di distinguere la letteratura dalle scritte sui detersivi come la poesia dalle filastrocche pubblicitarie. È ciò che accade nei popoli. In mezzo a tanta gente spaventata dal diverso spunta sempre una mano che si tende per offrire un bicchiere d’acqua e qualcosa da mangiare ai rifugiati, un incoraggiamento, che a volte può essere una semplice parola, o un sorriso.

Taobuk scende tra le pagine a cercare le belle lettere e le persone che si spendono con il loro lavoro alla ricerca di piccoli salti emotivi in grado di aiutare a superare certe divisioni e fornire il collante per la pace e le integrazioni, razziali e sociali. Per la crescita dell’umano insomma. Mentre è ancora vivo il ricordo delle tante personalità letterarie intervenute l’anno scorso, le eccellenze per l’edizione 2015, con un tema urgente e profondo, “The Wall. Gli ultimi muri”, sono state riconosciute nei due spiriti liberi del turco Orhan Pamuk, premio Nobel nel 2006, e il marocchino Tahar Ben Jelloun, premio Goncourt nel 1987, entrambi assurti a simbolo della cultura mediterranea, come messaggeri dell’idea stessa del mare visto come legante naturale tra tanti paesi che lo condividono e come bacino di condivisione di culture. È il piccolo segreto per aggirare i muri, e le tragedie epocali che adesso lo attraversano saranno sicuramente uno degli argomenti dei tanti dibattiti che nasceranno dal desiderio e dalla vocazione di Taobuk, di intrecciare diverse anime dell’arte nel nome della letteratura.

Lo scrittore e saggista, Pamuk, ha ricevuto il Nobel perché ricercando «l’anima malinconica della sua città natale, ha scoperto nuovi simboli per rappresentare scontri e legami fra diverse culture».

Tahar Ben Jelloun poeta e scrittore, noto soprattutto per i suoi scritti sul razzismo e sull’immigrazione ha anche speso parole importanti per i siciliani in relazione agli esodi di massa attraverso il mediterraneo, «la Sicilia da sempre è terra di accoglienza. Brava gente con grande senso dell’umanità. Altrove, vedi in Spagna ma anche in Francia per molti versi, non è così. Il flusso purtroppo è destinato a ingrossarsi».

Senza dubbio già dalla prima serata, condotta da Antonella Ferrara e Franco Di Mare, giornalista e scrittore, in cui avverrà la premiazione nel Teatro Antico, si potranno sviluppare le questioni e gli argomenti sollecitati dal tema dei “nuovi muri” che continuano a sorgere nel mondo, e dei “vecchi” che resistono, nonostante la caduta di alcuni simboli come quello di Berlino. Densissima la lista di eventi e iniziative collegati a Taormina International Book Festival, e ancora di più la lista di autori, artisti e personalità, che le animeranno. Ne parleremo a lungo nei giorni che verranno.

La V edizione di Taobuk continuerà a far sua la missione, fortemente voluta fin dalla prima edizione, di promuovere una virtuosa sinergia tra il pubblico e il privato, tra gli autori e i lettori, attraverso tutti i gestori della proposta in modo che ognuno possa contribuire a salvaguardare e far crescere il nostro immenso patrimonio culturale, facendo un investimento nel presente che è garanzia di un futuro per le nuove generazioni. Scambio indispensabile, perché la letteratura è sempre un appello che l’autore rivolge alla libertà del lettore. Nessuno scrive per se stesso, come diceva J.P. Sartre, «si scrive sempre perché qualcun altro legga». La lettura non è un momento accessorio, esterno all’opera letteraria, ma ne è anzi un elemento essenziale e necessario. È solo il lettore che completa l’opera nella sua immaginazione. Senza di lui tutto rimarrebbe un insieme senza valore di parole stampate su carta. Il senso del piacere estetico nella letteratura credo sia nel libero godimento della propria immaginazione creativa, sia per l’autore sia per il lettore. Anche se ancora non si sa bene come sia possibile definire, se non in maniera accademica, la letteratura e il suo valore per la società, posso uscirne indenne riproponendo  un simpatico sintagma di Bateson, che rileva nella letteratura la forza di proporre al sociale una sorta di “ecologia della mente”.

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