Antonio D'Aveni, Presidente del Consiglio comunale di Taormina

«Purtroppo il Consiglio comunale si sta trovando in questi mesi a dover fare ciò che ogni politico non vorrebbe mai attuare» – Non si placano le polemiche sulla tassa di soggiorno. Dopo l’approvazione dell’aumento dell’imposta da parte del Consiglio comunale a cui sono seguite le dure repliche dell’Associazione albergatori Taormina, con Italo Mennella, e il presidente di Confindustria Alberghi e Turismo di Taormina, Sebastiano De Luca, ecco che arriva la risposta del presidente del Consiglio comunale, Antonio D’Aveni. «Considerate le affermazioni da parte dei massimi rappresentanti degli albergatori di Taormina, mi corre l’obbligo di rimandare ai mittenti il termine “vergogna”, attribuito ai consiglieri comunali, che hanno votato l’aumento della tassa di soggiorno. Purtroppo il Consiglio comunale si sta trovando in questi mesi a dover fare ciò che ogni politico non vorrebbe mai attuare, cioè l’aumento delle tasse. Tutto questo nella speranza che si riesca ad evitare il dissesto finanziario, che porterebbe a ulteriori aumenti di quelle imposte ancora ritoccabili e ad altre disastrose conseguenze».

«Negli ultimi 10 anni si poteva fare di più per recuperare l’evasione di acqua, tassa rifiuti, Imu» – Il presidente D’Aveni ammette che nell’ultimo decennio si poteva fare di più per combattere l’evasione fiscale: «Negli ultimi 10 anni si poteva fare di più per recuperare l’evasione di acqua, tassa rifiuti, Imu e in tal senso, da ottobre (qualora venisse evitato il dissesto), si dovrà rafforzare l’azione di recupero di tutta l’evasione, anche nei confronti degli evasori appartenenti ad altre categorie». Il presidente D’Aveni, dunque, ha ribadito l’impegno per contrastare l’evasione fiscale e nello stesso tempo è tornato su quella parola, “vergogna”, che non gli è andata giù: «Voglio ricordare che il comune ha ricevuto in meno, negli ultimi anni, circa 3 milioni di euro di trasferimenti statali. La minore entrata è causata dal mancato pagamento dell’Imu da parte della categoria degli alberghi. Per intenderci: meno Imu alberghi corrisponde a meno trasferimenti statali, mettendo in seria crisi le casse comunali. Inoltre alcuni alberghi trattengono o versano in ritardo l’imposta di soggiorno, dimenticando che potrebbe ravvisarsi l’appropriazione indebita. In tal senso il comune ha dovuto incaricare un avvocato per il recupero di quanto illegittimamente trattenuto».

«Perché chi non paga deve trincerarsi dietro la privacy? Forse perché si “vergognano”?» – «Sommando i tre milioni in meno di trasferimenti statali alle somme evase (acqua, tassa rifiuti, Imu) il comune ha un minore gettito che supera i sei milioni di euro. Somma che farebbe respirare le casse comunali senza necessità, probabilmente, di alcun aumento di tasse». D’Aveni, però, parla anche della necessità di trasparenza: «Infine non voglio tralasciare la richiesta di maggiore trasparenza nella gestione della cosa pubblica, affermando con tranquillità che ciò è riscontrabile sul sito istituzionale, in cui si possono visionare tutti gli atti fatti dagli organi politici e dai dirigenti. Colgo l’occasione, proprio in ottica trasparenza, di chiedere ai rappresentanti degli albergatori, e per loro tramite ai propri iscritti, l’autorizzazione a pubblicare nomi, cognomi e ragioni sociali di tutti quei soggetti o società, proprietari o gestori di alberghi, che negli ultimi anni non hanno pagato acqua, tassa rifiuti e Imu. D’altronde, come i consiglieri comunali votano alla luce del sole, perché chi non paga deve trincerarsi dietro la privacy? Forse perché si “vergognano”? Concludo citando quanto detto da Papa Francesco il 14 di questo mese: «Un convento religioso è esente dalle imposte, però se lavora come un albergo paghi le tasse, altrimenti l’impresa non è sana».

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