Sebastiano De Luca, presidente di Confindustria Alberghi e Turismo di Taormina
Sebastiano De Luca, presidente di Confindustria Alberghi e Turismo di Taormina

Il Consiglio comunale di Taormina, nella seduta di venerdì, ha approvato l’ aumento della tassa di soggiorno. Un braccio di ferro durato mesi in cui ci sono stati diversi incontri tra le parti, ma un accordo non è stato raggiunto. Così, l’incremento dell’imposta ha mandato su tutte le furie il presidente dell’Associazione albergatori Taormina, Italo Mennella, e il presidente di Confindustria Alberghi e Turismo di Taormina, Sebastiano De Luca. Le due figure note della realtà taorminese affermano che «mentre alcune realtà hanno abolito la tassa, come Lipari e la costiera Amalfitana, sette consiglieri – più uno – su venti, (il solito Eugenio Raneri, ha consentito con il suo voto determinante di fare passare l’approvazione dell’odioso e dannoso balzello, contro il parere degli operatori turistici), hanno incrementato l’imposta al massimo delle sue possibilità». Non usano mezzi termini i due albergatori, che si sono scagliati anche contro l’ex presidente del Consiglio comunale. Una scelta del genere, secondo Mennella e De Luca, avrà delle conseguenze “nefaste” sul turismo taorminese.

«L’ imposta graverà inevitabilmente sui bilanci delle imprese, che sono ormai al collasso. La pressione fiscale, con gli aumenti adottati nella stessa seduta di Consiglio, sfiorerà così il 76 per cento. Questa inaspettata e ulteriore mazzata è arrivata dopo che le strutture ricettive hanno firmato i contratti con i Tour Operator per il prossimo anno. Quei pochi Consiglieri comunali, per salvare le loro poltrone e quelle di un apparato pubblico parassitario e improduttivo, hanno voluto, ancora una volta, penalizzare l’ unico settore produttivo, sano e trainante dell’economia della Città: il turismo». Il presidente dell’Associazione albergatori e il presidente di Confindustria Alberghi affermano che i politici che hanno votato l’incremento dovrebbero «vergognarsi». Gli albergatori dichiarano di «essere stanchi di subire decisioni che vengono prese dall’alto senza la minima dovuta concertazione. Poiché la tassa di soggiorno, per oltre 4,5 milioni di euro è servita e servirà per sanare le già asfittiche casse del Comune, gli albergatori faranno una dura e determinata opposizione in tutte le sedi opportune e non faranno sconti a nessuno». In queste righe si intuisce il riferimento alla notizia data in anteprima nella giornata di ieri da BlogTaormina: la denuncia degli albergatori alla Corte dei Conti per l’aumento della tassa.

Non ci stanno gli albergatori a fare gli esattori delle tasse e chiedono un rispetto del loro ruolo: «Gli imprenditori delle strutture ricettive, attenendosi rigidamente alle leggi esistenti ed ai regolamenti attuativi faranno gli esattori per riscuotere, mentre i clienti/ turisti da sostituti d’ imposta dovrebbero versare le relative somme dovute. Ne consegue che gli eventuali introiti derivanti dalla imposta non saranno ne certi, ne esigibili, poiché questi ultimi potrebbero rifiutarsi di pagare, innestando così centinaia di contenziosi con l’amministrazione comunale. Sarebbe stato molto più saggio e opportuno incidere sulla spesa pubblica improduttiva ed eliminare i costi per consulenze assegnate a professionisti e consulenti dal Comune e dalle Partecipate. Ci risulta, addirittura, che qualcuno di questi consulenti abbia ottenuto incarichi pur essendo già stato condannato in via definitiva, per reati commessi contro la stessa Amministrazione. Provvedere a stanare i tanti evasori e recuperare tutto il credito sommerso – che ammonta a svariati milioni di euro – che permetterebbe di ottenere quella liquidità necessaria per affrontare le spese correnti». Gli albergatori, dunque, sono sul piede di guerra e chiedono «agli organi preposti di indagare e verificare se sono stati commessi reati, adottando urgenti provvedimenti restrittivi a tutela degli interessi degli albergatori e dei cittadini tutti. L’amministrazione dovrà quindi fare una scelta attenta ed equilibrata senza penalizzare ulteriormente le imprese della città ed evitare di approvare un bilancio poco credibile».

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