Tassa di soggiorno. Gli albergatori sporgono denuncia alla Corte dei Conti
Tassa di soggiorno. Gli albergatori sporgono denuncia alla Corte dei Conti

Nella serata di ieri, come già annunciato, il Consiglio comunale ha approvato l’aumento dell’imposta di soggiorno con otto voti favorevoli e un astenuto. Un incremento che ha provocato il malumore degli albergatori, di buona parte delle opposizioni e anche di alcuni esponenti della minoranza. Sta di fatto che dopo la decisione assunta dall’aula di Palazzo dei Giurati, l’associazione albergatori per Taormina e Confindustria alberghi Taormina, rappresentati rispettivamente da Italo Mennella e Sebastiano De Luca, hanno deciso di sporgere denuncia alla Corte dei Conti. Gli albergatori della Perla dello Jonio non ci stanno e ricordano che dal momento della sua istituzione la tassa non è servita a finanziare ciò per cui è nata: «La dottrina prevalente definisce i tributi di scopo come strumenti che tendono ad affermare, seppur in maniera indiretta e non sinallagmatica, una certa logica di compensazione/pagamento/concorso per benefici ottenuti o per costi generati da soggetti contribuenti, spesso riguardanti la fruizione di beni che hanno natura non escludibile (parchi, strade, illuminazione, pubblica sicurezza, igiene urbana etc.) e non possono essere finanziati (o non completamente) tramite corrispettivi e tariffe. Altra dottrina osserva che emergono due diverse tipologie di imposte di scopo: quelle in cui lo scopo extrafiscale è compenetrato con la fattispecie imponibile e quelle in cui ne resta estraneo, assumendo rilevanza solo in sede di destinazione del gettito. Potremmo definire le prime “imposte di scopo in senso proprio”, considerando le seconde imposte in senso improprio, non appartenendo l’individuazione delle modalità di impiego del gettito elemento necessario né tipizzante del tributo stesso».

“L’imposta di soggiorno, tuttavia, sebbene possa essere indirizzata verso obiettivi estremamente ampi, non autorizza in alcun modo le Amministrazioni locali ad utilizzare il gettito per finalità estranee a quelle previste nel Regolamento istitutivo del tributo e soprattutto per far fronte a gravi carenze di liquidità. In altre parole gli enti locali che versano in condizioni strutturalmente deficitarie o, addirittura, in stato di predissesto finanziario non possono destinare il gettito dell’imposta di soggiorno al pagamento di spese correnti o al ripianamento dei debiti pregressi dell’Ente. Le criticità finanziarie degli enti locali, peraltro, derivano in massima parte dall’incapacità di riscuotere i propri crediti, dalla sopravvalutazione dei residui attivi che determinano avanzi di amministrazione fittizi e dalla cronica mancanza di liquidità che, a sua volta, determina il costante ritardo dei pagamenti nei confronti dei creditori e il conseguente stato di insolvenza dell’Ente”. In sostanza gli albergatori sottolineano che il comune dovrebbe cercare di riscuotere i crediti che gli spettano e non aumentare altre imposte come quella di soggiorno. «La tassa di soggiorno, pertanto, come qualunque altro tributo di scopo, non può essere destinata al risanamento dell’Ente, essendo quest’ultima finalizzata agli investimenti nel settore turistico ed al conseguente incremento dell’economia cittadina. L’apparente vaghezza della norma istitutiva dell’imposta di soggiorno e l’ampia discrezionalità lasciata dal Legislatore alle Amministrazioni locali non autorizza in alcun modo interventi in ambiti estranei al turismo ma deve essere interpretata come una possibilità di apportare costanti adeguamenti alle mutevoli esigenze dei servizi turistici in ambito locale».

«La giurisprudenza amministrativa», continuano gli albergatori, «ha in più occasioni delineato i confini per l’utilizzo del gettito d’imposta laddove la materia del contendere si era incentrata proprio sul mancato o cattivo utilizzo degli interventi di spesa. I soggetti attivi vanno individuati nei Comuni capoluogo di Provincia, nelle Unioni dei Comuni e nei Comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turisti­che o d’arte, mentre i soggetti passivi in coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate nel territorio in cui ricade l’Ente impositore. Del tutto differente è la posizione giuridica dei gestori delle strutture ricettive ai quali la legge e i regolamenti impongono di riversare all’Ente impositore le somme riscosse dai loro clienti a titolo di imposta di soggiorno. In fase di prima applicazione della norma erano stati sollevati dubbi sulla qualifica da attribuire ai gestori ed alcuni regolamenti lasciavano intendere che ad essi dovesse essere attribuita la natura giuridica e la conseguente qualifica di sostituti d’imposta, con i relativi obblighi da essa discendenti. La giurisprudenza più recente ha invece chiarito definitivamente che gli obblighi posti a carico dei gestori delle strutture ricettive non comportano assunzione dell’obbligo di pagamento in proprio dell’obbligazione tributaria, ma semplicemente dell’obbligo di versare quanto riscosso dal cliente a titolo di imposta di soggiorno. L’obbligo di versamento dell’imposta, concludono gli albergatori, cui è tenuto il gestore della struttura ricettiva sussiste nel solo caso in cui le somme gli siano corrisposte da parte dell’ospite alloggiato».

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